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Si può prevenire la demenza?

Dr. Mauro Colangelo Data pubblicazione: 08 agosto 2017

E’ oramai ben noto che il modo migliore di combattere l’Alzheimer rimane, a tutt’oggi, la prevenzione focalizzata particolarmente sullo stile di vita e su fattori dietetici. Al riguardo, da una recente revisione critica della Letteratura è emersa una nuova meta-analisi pubblicata da 24 esperti internazionali su The Lancet Commission on Dementia Prevention, Intervention, and Care sui fattori che sarebbero responsabili del rischio di demenza nel 35% dei casi. Essi includono un basso livello d’istruzione, ipertensione arteriosa, obesità, calo uditivo nell’età media, fumo, depressione, assunzione con la dieta di grassi saturi e grassi trans, mancanza di attività fisica, isolamento sociale e diabete in età avanzata. Nella direzione della prevenzione della demenza, in questo articolo ci soffermeremo sulle novità di come complementare la dieta con fattori protettivi, combinandola con l’attività fisica.

Nel recente Alzheimer's Association International Conference (AAIC) 2017, un’intera sessione è stata dedicata al metabolismo dei chetoni nel cervello e sulla possibilità di intervenire con alimenti chetogenici, nel corso della quale sono stati annunciati dati preliminari che preludono a conclusioni incoraggianti. Il Dr. Stephen Cunnane, dell’Università di Sherbrooke, Quebec, Canada ha rilevato che in soggetti predisposti all’Alzheimer, con antecedenti familiari della malattia e portatori di APOE4, in talune aree il cervello riduce del 40% la sua possibilità di utilizzare il glucosio per produrre energia e si ipotizza che ciò incrementi il rischio di una disfunzione neuronale e quindi di declino cognitivo. Allo scopo di superare questo gap energetico, il cervello è portato a utilizzare come “carburante” per produrre energia i chetoni piuttosto che il glucosio. Il Dr Swerdlow, co-Autore dello studio, spiega che i chetoni sono prodotti a seguito di drastica riduzione dell’introito di carboidrati, con marcato abbassamento dei livelli di insulina, talché si mobilizzano i grassi di riserva che il fegato scinde in chetoni, riversandoli in circolo dove rimpiazzano il glucosio, divenendo fonte di energia per i neuroni.

Su questo presupposto, è stato condotto uno studio pilota basato su un supplemento chetogenico (in forma di trigliceridi a media catena) alla dieta somministrata a soggetti con forme iniziali di Alzheimer in cui era stato evidenziato questo ipometabolismo del glucosio. Il grado di chetosi raggiunto era misurato con esami quotidiani delle urine e con misura mensile dei livelli plasmatici dell’acido beta-idrossibutirrico. Parallelamente è stato visto che con l’esercizio fisico aumenta la captazione dei chetoni nel cervello. I risultati preliminari indicano un miglioramento nella performance di 4 punti nella Scala ADAS-Cog in soggetti con lieve declino cognitivo sottoposti a supplemento chetonico (30 grammi di grasso chetogenico al dì) nella dieta, combinato a esercizio fisico, che era classificato come basso (150 minuti/settimana) o elevato (> 150’).

Il Prof. Hugenschmidt, della Wake Forest School of Medicine, Winston-Salem, North Carolina, ha presentato alla AAIC 2017 i risultati dello studio basato sulla misurazione con la PET del livello dei bio-markers dell’Alzheimer beta-amiloide (Aβ) e tau. E’ stato constatato che nei soggetti fisicamente più attivi i livelli erano sensibilmente più bassi di quelli dei soggetti fisicamente inattivi. Questo risultato suggerisce che l’esercizio ritarda nei soggetti predisposti l’accumulo dei fattori patogeni e pertanto l’insorgenza e la progressione dell’Alzheimer.

In conclusione, questi recenti studi confermano un dato stabilmente acquisito che gli aspetti nutrizionali congiuntamente all’attività fisica possono avere un significativo impatto nel migliorare il declino cognitivo e rallentarne il peggioramento.

 

 

 

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

10 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

"In conclusione, questi recenti studi confermano un dato stabilmente acquisito che gli aspetti nutrizionali congiuntamente all’attività fisica possono avere un significativo impatto nel migliorare il declino cognitivo e rallentarne il peggioramento."

Buongiorno Dottor Mauro Colangelo, Le chiedo nuovamente il consenso, dopo aver svolto una ricerca sulle cause e cure delle malattie neurodegenerative, per indicare il mio parere riguardo alla prevenzione della demenza.
Invio l'ultima parte dell'articolo da Lei pubblicato, nel quale si legge che, gli aspetti nutrizionali congiuntamente all'attività fisica sono positivi nel rallentare, e io aggiungerei anche arrestare il declino cognitivo.

E allora riflettendo ci rivolgiamo una domanda fondamentale: conosciamo l'importanza dell'esercizio fisico, ma quale è l'esatto meccanismo di azione dell'attività fisica?
I Ricercatori di Medicina e i Medici ancora non conoscono il perché l'esercizio fisico è la migliore medicina per prevenire la Malattia di Alzheimer e le altre Demenze. https://www.alzheimer-riese.it/contributi-dal-mondo/ricerche/3035-lesercizio-fisico-puo-essere-la-migliore-medicina-per-lalzheimer.
Io pratico giornalmente l'esercizio fisico, e, chiedendo scusa per le ripetizioni, posso affermare con certezza che, per merito della costante attività fisica otteniamo due importanti benefici, Aumenta la Gittata Cardiaca e incrementiamo, circa 3 mmHg ogni anno di esercizio (semplice camminare 40 minuti al giorno) la Pressione Parziale di Ossigeno Disciolto i cui livelli sono indicati dalla pO2 arteriosa.
Sappiamo che, l'aumento della Gittata Cardiaca che otteniamo con la diminuzione della frequenza cardiaca la quale si verifica camminando costantemente, determina la crescita di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi) nel Cervello e negli altri Organi del Corpo, producendo quindi in questo modo la Neurogenesi (nuove cellule nel cervello) e la crescita di nuove cellule soprattutto nel Cuore e nei Muscoli.

Questo è il primo beneficio della costante attività fisica.

Ora, augurandomi sempre il Suo Consenso Dr. Colangelo, riflettiamo sul secondo benefico che otteniamo con l'esercizio fisico.

Descrivo quindi brevemente il meccanismo di azione che riguarda l'incremento stabile della Pressione Parziale di Ossigeno Disciolto nel sangue il quale si verifica esercitandoci fisicamente e regolarmente.
Mi perdoni Dr. Mauro, ma quello che sciverò, come ho già scritto in altri argomenti, penso dovrebbe essere controllato dagli Stimati Medici di questo Forum: l'Ossigeno Disciolto ha una importantissima caratteristica la quale NON è ancora stata studiata dalla Scienza Medica, infatti, l'Ossigeno Disciolto è Paramagnetico nel Sistema Cardiocircolatorio e Cerebrovascolare, cosa vuol dire questa realtà? Vuol dire che l'Ossigeno Disciolto, presente nel sangue in minima quantità, solo circa l'1-2% della intera ossigenazione sanguigna, essendo Paramagnetico, non è utilizzato per la ossigenazione cellulare, a questo scopo è presente la ossiemoglobina, ma proprio perché Paramagnetico l'Ossigeno Disciolto è indispensabile per irradiare nel sangue l'energia elettrochimica necessaria per far generare i POTENZIALI D'AZIONE, i quali determinano tutte le Attività Cerebrali, Cardiache, e Muscolari.
Possiamo capire che, svolgendo costantemente l'esercizio fisico aumentiamo stabilmente soprattutto l'Ossigeno Disciolto nel sangue (pO2 arteriosa) (posso dimostrarlo) producendo quindi quella maggiore quantità di energia elettrochimica irradiata nel sangue dall'Ossigeno Disciolto, per merito della quale si ver

#2
Ex utente
Ex utente

Continuo quì vista la improvvisa interruzione.

Possiamo capire che, svolgendo costantemente l'esercizio fisico aumentiamo stabilmente soprattutto l'Ossigeno Disciolto nel sangue (pO2 arteriosa) (posso dimostrarlo) producendo quindi quella maggiore quantità di energia elettrochimica irradiata nel sangue dal Paramagnetismo dell'Ossigeno Disciolto, per merito dell'aumento del quale si verifica una maggiore Attività Bioelettrica Cerebrale e Globale grazie alla quale si previene la Demenza.
Dunque, la Salute Cerebrale e Generale dipende molto dalla quantità dell'Ossigeno Disciolto nel sangue, quando diminuisce a causa della sedentarietà si rischiano più frequentemente le malattie degenerative, quando invece aumenta l'O2 Disciolto Paramagnetico nel Sistema Cardiocircolatorio preveniamo le Demenze.
Un Saluto con Stima Dr. Mauro Colangelo
Pino Fronzi

#3
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

Gentile Sig. Fronzi,
La ringrazio per la viva partecipazione ai miei blog e per le sue considerazioni ed interpretazioni dal Suo personale punto di vista dell'importanza di mantenersi in forma fisica.
Cordialmente

#4
Ex utente
Ex utente

https://www.google.it/search?q=isola+di+guam&tbm=isch&tbo=u&source=univ&sa=X&ved=0ahUKEwiIx4GutuLVAhXEyRQKHQpjC_AQsAQIVw&biw=1350&bih=619#imgrc=p1B4KfZH4hzKIM:

Grazie a Lei Dottor Mauro Colangelo, se avrò anche il consenso dei Moderatori del Forum apprezzerei molto il Suo Giudizio riguardo ad una realtà non ancora capita dalla Scienza Medica. Vorrei descrivere il mio parere, dopo aver svolto una ricerca, sulle reali cause della malattia neuromuscolare Sclerosi Laterale Amiotrofica riscontrata negli anni 40 e 50 del secolo scorso, in molte Persone che abitavano nell'Isola di GUAM, nell'Oceano Pacifico. Alcuni Medici degli Stati Uniti d'America furono incaricati di studiare le cause della SLA e si recarono sull'Isola per controllare. Dopo alcuni giorni di permanenza a Guam dissero che le cause della SLA che aveva colpito molti abitanti (Chamorro) del luogo erano stati certi presunti semi tossici (Cycas) dei quali si cibavano i pipistrelli, a loro volta mangiati dai Chamorro, in questo modo molti abitanti di Guam si erano intossicati causando l'insorgenza della Sclerosi Laterale Amiotrofica. Però, Dottor Mauro, a questo riguardo sarebbe davvero necessaria la Sua Riflessione di Medico: è importante subito dire che, non solo nell'Isola di Guam sono state riscontrate molte Persone ammalate con la SLA, ma anche in altre Isole, per esempio nell'Isola Papua Nuova Guinea, o nelle Isole Tuamotu (Polinesia) o anche nella Penisola di Kii (Giappone) e con tutta probabilità la SLA è stata riscontrata in altre Isole del Pianeta. In tutte queste Isole i semi tossici NON erano presenti, e allora quale è stata la causa che ha provocato la SLA in molte Persone? Le Isole dove si è riscontrata la SLA hanno una realtà in comune, gli abitanti delle Isole Praticavano intensamente la Pesca Subacquea in APNEA di Ostriche da Perla, molte immersioni al giorno, senza rispettare i tempi di recupero in superficie per la completa riossigenazione sanguigna, causandosi in questo modo la frequente CARENZA di Ossigeno Disciolto Paramagnetico e generatore di energia elettrochimica nel Sistema Cerebrovascolare, provocando così il progressivo deterioramento dei Motoneuroni del Sistema Nervoso Centrale e altre Cellule del Cervello, causando la neurodegenerazione e l'atrofia muscolare che si riscontra nella SLA. Le Persone delle Isole nelle quali, pur non avendo mai praticato la pesca subacquea in apnea si è riscontrata la SLA, a queste Persone la malattia neuromuscolare è stata trasmessa geneticamente dai consanguinei ascendenti (genitori, nonni) i quali, svolgendo la pesca di ostriche da perla in apnea, a causa della frequente carenza di ossigeno disciolto nel sangue, hanno provocato le ALTERAZIONI GENETICHE, trasmettendole in seguito ai Consanguinei Discendenti, causando in questo modo l'insorgenza della SLA. I Ricercatori-Medici degli Stati Uniti però non hanno pensato a questa molto probabile realtà, perché non considerano rischiose le APNEE subacquee, loro pensano che, certi danni Cerebrali, i quali nelle isole sono chiamati Taravana, riscontrati in molti apneisti anche Italiani, sono causati dalla Malattia da Decompressione (MDD) che vuol dire malattia Cerebrale causata dalle Embolie di Azoto, mentre invece le embolie gassose di Azoto possono insorgere soltanto nei subacquei che respirano per mezzo di bombole come per esempio i sommozzatori. Ma allora perché i Ricercatori di Medicina non considerano rischiosa la carenza di Ossigeno Disciolto Paramagnetico nel Cervello e in tutto il Corpo? La risposta penso meriti un Suo controllo Dottor Mauro, perché ancora la Scienza Medica NON conosce il reale meccanismo di azione dell'Ossigeno Disciolto (pO2) nel sangue, il quale è indispensabile, insieme alle membrane cellulari polarizzate, gli elettroliti, e anche l'Idrogeno, per consentire i Potenziali d'Azione (potenziali elettrici di membrana) i quali determinano tutte le Attività del Cervello del Cuore e dei Muscoli, compresi i muscoli lisci venosi. Dottor Mauro Colangelo, sono molto lieto di averLe descritto come posso queste che io considero realtà assolutamente certe, e ringraziando nuovamente Le comunico i Migliori Saluti.
Pino Fronzi

#6
Utente 461XXX
Utente 461XXX

salve io premetto che ho una carenza di ferro..ho fatto le analisi 2gg fa e sono tutte giuste apparte il ferro. Io mi sto preoccupando perche mi sento la testa pesante..non so se è dovuto al ferro..quando giro la testa o a destra o a sinistra mi sento strana. E' normale?

#7
Utente 461XXX
Utente 461XXX

La sideremia bassa a 25 puo causare testa pesante e sbandamenti? Puo anche essere che ho preso troppo sole?

#8
Utente 461XXX
Utente 461XXX

SE MI SENTO LA TESTA PESANTE E' GRAVE?

#9
Utente 461XXX
Utente 461XXX

MI SCUSI IO SONO MOLTO ANSIOSA. HO PAURA CHE LA TESTA PESANTE E' GRAVE.MI PUO' RISPONDERE?

#10
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

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