La libagione era, nell'antichità, un'azione sacrale consistente in una cerimonia con cui si spargeva del vino quale atto di offerta alle divinità. Alfredo, nella Traviata canta in tempo di Valzer “Libiamo, libiamo ne' lieti calici, che la bellezza infiora” e tutti rispondono “Libiam, amor fra i calici più caldi baci avrà”, dando al vino il significato che da sempre gli viene attribuito, ossia la bevanda infuocata degli amanti, che ricorda agli uomini i poteri misteriosi della natura.

uva e vino

Ma, parallelamente agli aspetti goliardici e goderecci, sono ben noti a tutti gli effetti dannosi dell’abuso di alcool che vanno dalla pericolosità dello stato di ebbrezza ai danni strutturali a carico del sistema nervoso nell’intossicazione cronica.

Ma l'alcol è sempre dannoso?

Il lavoro “Moderate alcohol consumption as risk factor for adverse brain outcomes and cognitive decline: longitudinal cohort study”, pubblicato nel giugno 2017 sul British Medical Journal, aveva rilevato che l’alcool anche in modeste quantità danneggia il cervello, causando un aumentato rischio di atrofia dell’ippocampo, struttura coinvolta nel processo della memoria.

Una nuova ricerca, condotta presso la University of Georgia College of Public Health, Athens (USA) da Ruiyuan Zhang e pubblicata il 29 Giugno 2020 su JAMA Neurology Netw Open (2020;3(6):e207922. [doi:10.1001/jamanetworkopen.2020.7922]) invece parrebbe dimostrare qualcosa di diverso. 

Di fatto, gli investigatori hanno trovato che un consumo da 10 a 14 drink per settimana, in soggetti di età media ed anche più anziani, rallenterebbe il declino del potenziale cognitivo su cui eserciterebbe addirittura un effetto benefico.

Lo studio prospettico di una coorte di 19.887 partecipanti [età media: 61.8 (10.2), donne: 11 943 (60.1%)] si è basato sull’analisi dei dati del Health and Retirement Study (HRS), osservatorio del campione rappresentativo di adulti statunitensi, che dal 1996 al 2008 [follow-up di 9.1 anni (3.1)] sono stati sottoposti a misurazione biennale delle funzioni cognitive ed valutazione dello stato di salute.

Basandosi sull’auto-certificazione, i ricercatori hanno categorizzato i partecipanti come

  • ND (never drinkers: 41.8%),
  • FD (former drinkers: 39.5%), o
  • CD (current drinkers: 18.7%),

ossia astemi, precedentemente o attualmente bevitori.

Un singolo drink corrisponde a 360 ml di birra o a 150 ml di vino o a 15 ml di superalcolico.

I CD, in relazione al numero dei drink per giorno e per settimana, sono stati suddivisi in moderati (fino a 8 drink/settimana) o forti bevitori (15 o più).

La somma dei valori dello score per i singoli domini cognitivi esplorati ha consentito di raggruppare i partecipanti in due traiettorie di funzioni cognitive: una costantemente bassa, durante l’intero periodo di studio, ed una costantemente alta.

I bevitori moderati sono stati associati a valori relativamente più alti allo score dei test cognitivi e quindi alla minor probabilità (odds ratio) di avere una traiettoria bassa ([OR], 0.66; 95% CI, 0.59 - 0.74), mentre i forti bevitori, con i valori più bassi di score, ad una traiettoria costantemente bassa delle funzioni cognitive.

Ciò lascia supporre che il nostro organismo reagisca differentemente a dosi basse ed alte di alcool e, considerando l’associazione a forma di U fra l’ammontare settimanale di alcool e la probabilità di una traiettoria costantemente bassa per le funzioni cognitive, Zhang ed il suo team desumono che il ruolo dell’alcool sulle funzioni cognitive consegua ad un bilanciamento dei suoi effetti benefici e nocivi sul sistema vascolare.

Essi ipotizzano che il numero ottimale di drink settimanali dovrebbe oscillare fra 10 e 14.

Consumo di alcolici vari

Brent P. Forester, professore associato di psichiatria alla Harvard Medical School, invita ad interpretare con cautela questi risultati fino a quando non ne sia del tutto chiarito il meccanismo d’azione.

 

Cosa pensare?

Il filosofo della scienza Giorgio Diaz De Santillana diceva: “la verità di oggi è l’errore di domani”.