Siamo più o meno intelligenti dei nostri antenati?

Dr. Vincenzo RossiData pubblicazione: 19 febbraio 2019Ultimo aggiornamento: 17 ottobre 2019

Non ci sarà più un Leonardo da Vinci?

Disegni leonardeschi

L'uomo preistorico riusciva a sopravvivere in condizioni proibitive non avendo a disposizione altro che le proprie capacità fisiche e mentali.

Noi saremmo in grado di farlo senza l'aiuto della tecnologia? Quindi chi si può definire in senso stretto "più intelligente"?

Cervello

Non è il caso di addentrarsi nel difficile concetto di intelligenza che implica fattori genetici ma soprattutto ambientali di varia natura, ma ci sono due studi recenti piuttosto inquietanti sul nostro presente e futuro.

Uno studio effettuato calcolando il quoziente intellettivo (QI) nella seconda metà del '900 aveva evidenziato una costante crescita del punteggio verosimilmente per le migliori condizioni di salute, alimentazione ed educazione (effetto Flynn).

Due studi recenti mostrano invece una netta inversione di tendenza (effetto Flynn inverso).

Il primo studio, condotto da ricercatori norvegesi, mostra un calo di 7 punti di QI per ogni generazione a partire dal 1970.

Il secondo studio, condotto nel Regno Unito, evidenzia una calo di 2.5-4.3 punti di QI ogni 10 anni a partire dalla seconda guerra mondiale.

Possiamo discutere sulla validità del solo QI per valutare l'intelligenza ma vi sono numerose evidenze (anche sperimentali) che confermerebbero questa tendenza negativa.

Certamente le modifiche dei sistemi scolastici, il declino dei valori educativi e l'uso crescente dei media a sfavore della lettura giocano un ruolo negativo ma non basta.

Studi in corso evidenziano un ruolo cruciale degli ormoni tiroidei.

Tiroide

Questi ormoni sono fondamentali per lo sviluppo del sistema nervoso centrale nel feto, in particolare per la formazione delle sinapsi e la crescita e la mielinizzazione delle fibre nervose ed è presumibile (certo per gli animali da esperimento) che l'esposizione della donna in gravidanza a sostanze antitiroidee possa contribuire a rallentare lo sviluppo del sistema nervoso del feto e quindi determinare dopo la nascita una lenta acquisizione delle funzioni cognitive e dell'intelligenza.

 

ipofisiL'elenco di tali sostanze è lunghissimo:

  • nitrati (pesce, carni conservate e alcuni ortaggi)
  • tiocianati (cavoli, rape)
  • mercurio (pesci)
  • ftalati (plastica) e numerosi altri inquinanti ambientali.

 

Nessun allarmismo, perchè ovviamente per gli alimenti è un problema di quantità e non per questo bisogna escludere i prodotti sopra citati dall'alimentazione, ma ci sono ulteriori buoni motivi per un'alimentazione bilanciata e variegata per tutti ed in particolare per i bambini ed in gravidanza.

Ovviamente risulta anche indispensabile un'inversione di tendenza dell'impatto ambientale negativo dell'uomo e chissà se non nascerà un secondo Leonardo Da Vinci.

 

Autore

vincenzorossi
Dr. Vincenzo Rossi Neurologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1976 presso università Federico II-Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 13218.

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