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Non solo " La terra dei fuochi " esistono tante realtà diverse in Italia anche più gravi.

Dr. Vincenzo Petrosino Data pubblicazione: 20 giugno 2016

                

 

                  ***Intervista di Andrea Turi a Vincenzo Petrosino***      

  

                 

            

Il medico Vincenzo Petrosino sta portando avanti uno studio interessante sulle patologie

oncologiche che riguarda anche Quarrata

 

«Più tumori che nella terra dei fuochi»

Secondo il medico salernitano anche l’Asl l di Pistoia si sta muovendo bene, ha capito che è necessario muoversi

QUARRATA – Vincenzo Petrosino, medico chirurgo specializzato in chirurgia oncologica da due anni lavora ad un sistema di ‘monitoraggio’ di nove patologie legate a criticità ambientali.

 

Dottore a cosa sta lavorando esattamente?

 «In Italia non abbiamo un metodo o un sistema che ci consenta di premere un bottone e di sapere, immediatamente, qual è la situazione medico-sanitaria di una data zona geografica e quali siano le patologie diffuse. Certo, abbiamo i registri dei tumori ma sono arretrati di 6-7 anni, ci sono i registri malformazioni, quelli “amianto”, e chi più ne ha più ne metta. Quel che non abbiamo è uno strumento che ci dia l’istantanea della situazione su supporto. Io ho lanciato l’idea di un database che è stata depositata al Senato della Repubblica italiana; idea partita dalle problematiche della terra dei fuochi per, poi, estendersi a tutti i Comuni italiani, o per lo meno a quelli che hanno risposto».

Per quale scopo?

«Abbiamo richiesto alle Asl dati per nove patologie di probabile causa ambientale e per le quali si chiede l’esenzione, dividendoli, poi, per sesso, età e comune di residenza. Con il sistema che abbiamo elaborato possono sfuggire alcuni dati, sì ma per difetto.

Mancano quelli che non chiedono l’esenzione, per esempio. Per la prima volta è stato applicato su scala nazionale una richiesta rigida e identica per tutte le Asl che, interpellate, ci hanno inviato i dati in una certificata modalità.

Ogni anno vengono registrate le nuove esenzioni perché prendiamo in conteggio solo la prima richiesta anche se questa si dovesse rinnovare». I dati così raccolti consentono la creazione di un database che può essere interrogato in base alla zona geografica su cui si intende indagare.

Quarrata, per esempio.

«Su Quarrata abbiamo visto che nel 2014 ci sono state 140 nuove richieste di esenzione 048, codice generico per il tumore, 16, invece, quelle per la tiroide di Hashimoto. Il dato di per sé potrebbe anche non significare nulla ma dice che un numero di persone a Quarrata paese ha chiesto l’esenzione per Tiroide di Hashimoto, un altro numero per tumore.

A Montale c’è l’inceneritore e posso dire, molto superficialmente, che spesso, stando ai dati che abbiamo raccolto, abbiamo trovato molti più problemi non nelle immediate vicinanze della fonte del problema ma dove c’è la ricaduta. Questo è naturale. Bisogna studiare in profondità il problema per vedere se esistono ulteriori criticità sommatorie.

Le variabili ci sono e sono molte; ho fatto, quindi, la cosa più semplice e chiesto a una mia collaboratrice di andare a vedere dati relativi a realtà simili per numero di abitanti per fare una comparazione.

Quali paesi abbiamo in Italia con 25.000 persone circa e che presentano caratteristiche simili a Quarrata?

Sono usciti due paesi del napoletano che hanno quasi 30.000 abitanti, Marigliano e San Giuseppe Vesuviano, due paesi che si trovano in una zona critica ma che hanno la metà delle esenzioni rispetto al dato che abbiamo per Quarrata.

A Quarrata c’è un numero di persone che vanno a richiedere l’esenzione che è il doppio rispetto a due comuni simili in una zona anch’essa critica. Questo è un modo di accendere una lampadina e dire “attenzione, andiamo a vedere quale è il problema”, perché c’è un problema. Questo mi fa dire che molti paesi del Nord e Centro Italia sono molto più rovinati della Campania perché vi esistono delle criticità che si protraggono da più tempo e sono molto più radicate e che agiscono sulla vita delle persone».

In che modo?

«Un inceneritore, per esempio, che espelle sostanze, siano esse diossine o metalli pesanti, è comunque un fattore inquinante. e non può fare bene. Il problema non è il tumore. Noi siamo così particolari che un tumore ci può venire se fumiamo ma può anche non venirci se lo facciamo per cento anni. Il tumore non è indice di inquinamento.

Ci sono molte altre malattie: le allergie, asma, le malattie della tiroide, i nati prematuri. Molte sostanze inquinanti agiscono a livello genetico e la ricaduta la si può vedere fra 30 anni e non nell’immediato.

L’Italia è ferma su questa questione perché è materia complessa. Chi vuole negare ha terreno facile. I dati, però, ci sono. Ci abbiamo impiegato due anni e abbiamo coperto circa 40.000.000 di abitanti».

 

E’ vero che la Asl di Pistoia, insieme a quella di Massa, ha elaborato un sistema di registrazione più accurato e profondo?

«Non sempre i dati sono precisi ma qualcosa si muove. La Asl di Pistoia,sta già facendo qualcosa, una delle pochissime che ha capito che qualcosa si deve fare». Superare le chiacchiere quindi e agire?

«Abbiamo parlato tanto, stiamo analizzando le polveri, i carciofi, le vacche, le capre ma bisognerebbe avere il coraggio di andare negli umani.

È tutto più complesso. Io sono l’unico in Italia che analizza il sangue umano per vedere cosa scorre nelle vene. Questo non è mai stato fatto, il lavoro è in itinere (terminato e presentato Maggio 2016 Nda) e lo stiamo elaborando.

Ho visto 80 volontari e ci è voluto quasi un anno per metterli insieme perché non è una cosa facile. Il lavoro è serio.

Se vuoi fare un’analisi seria, un’indagine seria, è inutile partire improvvisati. Si deve fare una cosa veloce e seria, ogni cosa deve stare al suo posto. ci vogliono le carte che dicono che quella tale persona, abita in quel posto da un certo numero di anni dove ci sono alcune criticità…solo così si può fregare il sistema.

Si perdono anni a fare cose inutili: le agenzie ambientali che fanno i monitoraggi, le Asl che fanno il protocollo, la gente che litiga, i comitati che urlano contro tutto e tutti. Ma tutto rimane tale e quale. Io mi sono mosso in modo semplice. In Campania volevo studiare gli umani e mi sono messo a fare analisi insieme all’università. Ho fatto le analisi del sangue e ho visto i risultati. Ho sbagliato ho fatto bene? Io l’ho fatto. Punto.

È inutile andare a vedere che nel latte di due mamme c’è la diossina, lo abbiamo capito. Punto. Andiamo avanti, piuttosto.

Andiamo a vedere cosa si trova nel sangue della gente che è malata di cancro, di chi è stato operato ed ha cartelle, esami. Le persone che si sono sottoposte alla ricerca sono state fotografate con carta di identità e firma. Io ho due persone che mi hanno portato le carte e poi sono morte. Sono due morti che parlano. Non sono due morti che non esistono.

A Quarrata avete il doppio delle richieste di persone che hanno chiesto l’esenzione per patologie legate all’ambiente rispetto ad una zona che presenta anch’essa criticità. Chi si opera, una volta dimesso, va alla Asl con le carte e chiede un beneficio per esami e altre cose. Il dato è per difetto: abbiamo perso chi si è operato ed è morto, chi ha 80 anni e ha un’altra esenzione, il dato non è mai in eccesso. Noi andiamo a vedere anche quanti invalidi ci sono, quanti ciechi, valutiamo la povertà o la ricchezza dell’ambiente e della città e il tipo di situazione socio-economica.

Le cose vanno fatto per bene, soltanto questo ci salverà. Ormai si grida e basta. Anche i grandi ricercatori perdono contro una politica che deve negare perché lo Stato non potrà mai dire che un inceneritore ha portato la morte perché troppa gente andrebbe in causa contro lo Stato. Bisogna, allora, trovare una soluzione ed essere molto saggi.

Dovremmo metterci ad un tavolo e dire “visto che probabilmente le cose stanno così, dobbiamo trovare una soluzione, non credete?”

È finito il tempo del parlare e dei convegni. Se io, dimostrassi che una persona che sta sotto un inceneritore ha nel sangue certe sostanze e che queste lo hanno fatto morire probabilmente prenderei il Nobel. Quindi, di cosa stiamo parlando?

Vogliamo che una persona scopra l’origine del cancro? Io sono medico da 33 anni e ho due specializzazioni. Questo mi sembra il Paese delle ricerche: in Italia siamo andati a vedere che i casellanti delle autostrade hanno meno spermatozoi delle persone normali perché stando tra i fumi delle macchine naturalmente c’è un problema di fertilità.

Lo sapevamo già ma il problema è che non abbiamo mai preso un provvedimento.

Quante volte abbiamo sentito dire che le discariche sono nocive ma il provvedimento qual è? Che nel sangue ci sono sostanze inquinanti lo so perché lo sto studiando. Questo riscontro è normale perché viviamo in un Paese dove c’è inquinamento. Però chi vive in prossimità di criticità ed ha anche un tumore stranamente ha anche più sostanze nel sangue.

Sarà un caso? Ma, se per chiudere un inceneritore o per vedere che via prendere dobbiamo scoprire il nesso tra inceneritore e cancro allora ci vuole una persona che abbia la capacità di prendere il Premio Nobel o di essere così fortunato da trovare quella combinazione giusta».

Una lotta contro i mulini a vento, quindi?

«Io ho trovato qualcosa ma mi potranno sempre dire che è la malattia che si associa ai valori e non i valori che hanno portato alla malattia. E ci fermiamo lì. Ci vorrà ancora qualche anno per arrivare alla soluzione. Qualcuno, con un mattoncino alla volta, ci arriverà.

Io ho messo qualche mattoncino e vado avanti.

 Per quale ragione tutti fanno analisi su tutto, ma mai nessuno si è mai occupato degli umani. Perché non il sangue e il capello come ho fatto io?

All’Università, però, non in un centro di analisi sconosciuto al mondo no sul primo campione che arriva. Si è perso molto tempo». Cosa fare, allora, per non perderne più?

«Uno studio serio perché altrimenti rimane tutto una grande presa in giro. Io cerco di dare un’anima a quel che dico. C’è una situazione, ci sono dei dati, un sistema che ha la sua validità ed è l’unico ma alla base ci sono tutte le difficoltà che ho detto che sono espresse da chi, al momento, unico in Italia ha preso il sangue degli umani e lo sta analizzando». "Inutile scrivere libri su cose ormai conosciute o girare intorno a continue indagini epidemiologiche spesso fai da te e di non ampio respiro, oppure fare presenze televisive e radiofoniche spesso solo per raccontare cose note e banali. (nda) "   COPYRIGHT (7) Intervista completa sul © link - copyright... - Vincenzo Petrosino

Andrea Turi

Le diapositive e le elaborazioni sono consultabili sul sito internet www.petrosinovincenzo.it

 (7) Intervista completa sul © link - copyright... - Vincenzo Petrosino

 

 

Andrea Turi

 

 

 

 

Autore

vincenzopetrosino
Dr. Vincenzo Petrosino Chirurgo oncologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1982 presso Università di Napoli 2 Policlinico.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Salerno tesserino n° 5193.

3 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

Finalmete un dottore che ragiona senza preconcetti e vuole ragionare dati alla mano, i miei complimenti anche se non ho il piacere di conoscerla.

Per gli altri è fin troppo facile correre appressoa gli stereotipi e alle frasi fatte o coniate tipo "terra dei fuochi" che di per se significa il nulla cosmico ed è solo un termine giornalistico coniato ad hoc per la campania, ma se ci allontaniamo dalla campania ?

io ho fatto il camionista per anni e nel lazio si vedevano roghi accesi dagli zingari alla pari se non peggio di quelli della campania ma questo non vale nulla senza dati.

Lei parla di quarrata in quanto lei la conosce, io le parlerei volentieri di paperino, di tavola, di poggio a caiano di prato e tutta quella zona in cui per anni si è fatto un uso indiscriminato di solventi per la tessitura e la concia delle pelli, altro che terra dei fuochi, l'incidenza credo che siano ben oltre quelle campane.

Comunque complimenti davvero.

#2
Ex utente
Ex utente

Comuqnue io caro dottore il titolo lo cambierei da:
"esistono tante realtà diverse forse anche più gravi"
a:
"esistono tante realtà diverse anche più gravi"

Ma solo per onesta intellettuale e rispetto verso tutte le persone di taranto, come di terni come di torino e di tutte quelle zone industriali italiane ad alto rischio !

#3
Dr. Vincenzo Petrosino
Dr. Vincenzo Petrosino

Cari Amici , probabilmente ora , anche per personale scelta , sto rilasciando interviste, anche se sono tre anni che il mio nome è legato a molte cose Italiane. Conosco quasi tutte le realtà ( criticità ) avendo girato e avendo studiato. Conosco Vado Ligure , La terra dei Fuochi , Trieste, Taranto, Ilva , Brescia, la Basilicata ecc ecc ecc Ho ideato una prima indagine epidemiologica nazionale , poi ho studiato " gli ammalati " gli umani come dico io. Ovvio che dovunque sono andato ho lasciato interviste o altro, purtroppo L'italia ha problemi di comunicazione. Spesso passano notizie diverse, non si danno le notizie giuste. In Italia vivono 60.000.000 di persone , per raggiungerne un quarto dovrei andare ...a porta a porta ;) . Bene ho visto tante realtà e conosciuto tanti uomini e personaggi. La sensazione personale di ricercatore è che " Molti chiacchierano e appaiono in tv " , molti forse corrono dietro un personale ego e ripetono sempre le stesse cose. Molti scrivono libri ma alla fine non hanno mai realmente affrontato il problema. Ho visto cortei, lacrime, messe, proteste.....molta confusione poca sostanza. Ho dedicato tre anni pieni alle criticità Italiane , ho avuto la possibilità di essere vicino al Senato e ne ho fatte di cose, purtroppo raccontarle e portarle a tutti è difficile. Ad esempio : In Campania ora dovrebbero arrivare dei fondi...molti sono eccitatissimi e si dice in giro che.....finalmente vogliono fare le analisi sugli umani...anche un noto scienziato in tv ha detto che le vuole fare in USA....però qualcuno deve pure dire ....Caro sono gia state fatte mentre voi parlavate........questa è l'italia. Se consulatate il mio sito unico controllato da me personalmente perchè non posso controllare tutta la stampa italiana, qualcosa la trovate .
www.petrosinovincenzo.it
Terreno secondo me spinoso , difficile , forse per fare un buco bisognafa fare come ho fatto....fare in silenzio e poi dire. Oggi spesso si fa il contrario anzi...si dice molto e si fa poco. Grazie sono le parole dette così che a 60 anni dopo 33 anni di professione mi spingono ad andare avanti e a fare qualcosa, sperando di mettere un piccolissimo mattone o almeno aiutare a farlo mettere. Grazie

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