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Allergia alle proteine del latte vaccino nei bambini: incertezze e nuovi presidi terapeutici

Dr. Gaetano Pinto Data pubblicazione: 25 settembre 2013

L' allergia alle proteine del latte vaccino (APLV) rappresenta una delle più frequenti cause di allergia alimentare nei bambini, in special modo tra 0 e 12 mesi di età. I bambini alimentati con tale latte riconoscono l'alimento estraneo e, specie quelli con predisposizione atopica, cioè con una predisposizione ereditaria alle manifestazioni allergiche, reagiscono con segni clinici più o meno gravi fino all'orticaria, angioedema e shock anafilattico.

Il meccanismo dell'APLV è di natura immunologica, questo la differenzia dalle varie intolleranze in cui il primum movens è spesso una carenza enzimatica. Il quadro anatomo-patologico consiste fondamentalmente in una immaturità del sistema immunitario associato ad una alterata barriera dell'intestino che facilita il passaggio di molecole a potenziale allergenico. La reazione che si verifica è alquanto complessa e segue due direttive fondamentali: un meccanismo mediato dalle IgE ed uno senza mediazione di queste particolari immunoglobuline.

Nel 1° meccanismo sono le sostanze estranee, sopratutto proteine che innescano la cascata di reazioni: le proteine del latte vaccino funzionano da allergeni e nel latte vaccino sono circa 40 ma quelle interessate al processo sono 5: quattro proteine del siero e la caseina. Le sieroproteine sono rappresentate dall'alfa-lattoalbumina, la beta-lattoglobulina, la sieroalbumina bovina e le immunoglobuline bovine. La seconda è quella coinvolta nell'APLV dei bambini allattati al seno materno, per ingestione di latte e derivati da parte della nutrice.

La sieroalbumina bovina è in causa nell'APLV da ingestione di carne bovina, in questa forma i soggetti colpiti sono pochi, potendo arrivare, tra tutti i bambini sensibilizzati, ad una percentuale del 20%. Il meccanismo IgE mediato causa reazioni immediate e gravi: la sintomatologia è varia. I sintomi possono interessare fondamentalmente tre distretti:

1) Respiratorio con comparsa di asma, edema della laringe e rinite. Alcune volte gli organi interessati sono anche l'occhio con edema palpebrale, congiuntivite; l'orecchio con forme peculiari di otite.

2) Intestinale con diarrea, vomito, coliche e meteorismo.

3) Cutaneo con dermatite atopica acuta, orticaria e angioedema. La reazione IgE mediata ha insorgenza rapida anche dopo pochi minuti dall'ingestione del latte vaccino. Questa reazione vede coinvolte le proteine estranee nel ruolo di antigeni capaci di stimolare i linfociti T e successivamente i linfociti B che liberano le IgE, queste ultime aderiscono ai leucociti basofili ed ai mastociti con rilascio di istamina, leucotrieni, triptasi e il fattore attivante le piastrine. 
Il meccanismo non IgE mediato è meno grave, causa reazioni di tipo ritardato quali colite, reflusso gastroesofageo, patologie polmonari croniche.

 

Sintomi

Non sono uguali di intensità e forma per tutti i bambini, si va dal pianto protratto e inconsolabile, rifiuto di alimentarsi fino allo shock. Risente in prevalenza dalla quantità di latte ingerito. Di rado la sensibilizzazione può avvenire dal contatto sulla pelle o dall'inalazione dell'odore del latte.

 

Indagini diagnostiche

Sono utili per evitare reazioni gravi ma anche per evitare inutili e facili restrizioni alimentari. Fondamentali sono le igE specifiche (RAST) e il test cutaneo (PRICK TEST). La determinazione delle igE totali, del patch test e del rapporto IgE specifiche/IgE totali non aggiungono certezza all'ipotesi diagnostica. Sono da tenere in considerazione invece la VES e PCR, l'ipoalbuminemia, l'aumento degli eosinofili e/o delle piastrine, la presenza di leucociti fecali(enteropatia). Nella diagnosi il test di provocazione orale (TPO) è da valutare bene per i rischi connessi alla procedura.

 

Terapia

Prevede la sospensione del latte vaccino e la sostituzione con formule contenenti il 100% di proteine estensivamente idrolizzate: questo processo di idrolisi ha la capacità di scindere le proteine in microframmenti che perdono il potere allergizzante. Il latte di capra o di pecora può dare cross reattività con le PLV, è carente di acido folico, vitamine B6 e B12 e ferro e contiene inoltre eccessive proteine che possono sovraccaricare il rene. Il latte di asina è quello più simile al latte umano ma ha meno proteine del latte di mucca ed è di difficile reperibilità.

 

Follow up

La prova di reintroduzione (challenge) va effettuata dopo molti mesi di sospensione del latte vaccino, va praticata in ambiente ospedaliero con disponibilità di tutti i presidi validi all' intervento terapeutico urgente.

 

Bibliografia

1. Vandeplans Y, Gutierrez-Castrellon P, Velasco-Benitez C, et al. Practical algorithms for managing common gastrointestinal symptoms in infants. Nutrition 2013.

2. Caffarelli C, Baldi F, Bendandi B, Calzone L, Marani M, Pasquinelli P; EWGPAG. Cow's milk protein allergy in children: a practical guide. Ital J Pediatr 2010.

3. Fiocchi A, Broze J, Schünemann H et al., World Allergy Organization (WAO) Diagnosis and Rationale for Action against Cow's Milk Allergy (DRACMA) Guidelines. WAO Journal 2010.

Autore

gaetanopinto
Dr. Gaetano Pinto Pediatra, Allergologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1984 presso UNIVERSITA' FEDERICO II DI NAPOLI.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 20601.

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