Ossessioni, ricordi e legami affettivi
Prendo spunto da una vecchia canzone di Bruce Springsteen, tra le più acclamate nei concerti, "The River". The River (Il fiume) racconta una storia di gente comune della provincia americana. Due adolescenti che si amano, lei rimane incinta, le famiglie fanno pressione perché subito si sposino, e i ragazzi lo fanno anche sulla scia del loro amore giovane di quel periodo. Nel tempo subentrano i problemi del mantenimento di una famiglia, di una casa e l'abbrutimento della vita di una provincia che non offre niente se non un posto di lavoro uguale a quello che ha avuto tuo padre. Lui ricorda con rimpianto quando faceva l'amore in riva al fiume, il luogo che univa tutti, città, campagne e montagne. E ancora ricorda quando fecero l'amore, quasi per scacciare un cattivo presagio, dopo il matrimonio riparatore, quasi a invocare lo spirito buono del fiume che li aveva fatti unire. Infine, un'amara riflessione, i due ormai si guardano ma lui "si comporta come se non ricordasse" e lei "si comporta come se non le importasse". Eppure il ricordo del fiume e dell'amore ormai svanito è vivo, fin troppo vivo, inutilmente e crudelmente vivo. Lui deve in qualche modo farci i conti, capire perché quella promessa di amore, di unione, di un futuro insieme è svanita nel tempo in maniera muta e inesorabile. L'ossessione di dover capire perché, come se da questa risposta il passato dovesse tornare, o ricominciare da dove si è fermato. Un'ossessione impossibile, perché da una carcassa non si recupera una vita. Ma soprattutto una specie di condanna a pensare, a non poter andare neanche oltre perché il pensiero inchioda a ricercare la felicità o la chiave dei propri sogni in quella carcassa. Anziché guardare avanti, dove forse c'è un altro futuro, la testa del protagonista della canzone è voltata indietro dall'ossessione, e ovviamente il futuro diventa uguale al passato, in una prospettiva impossibile. L'ossessione fa sempre tornare indietro a capo, girare in tondo, fa sporgere a fatica non verso il cielo, ma verso la terra. Chiude l'orizzonte. Ecco la frase finale, che sembra quasi un'analisi psicopatologica di questo pensiero: "Is a dream a lie, if it don't come true, or is it something worse, that sends me down to the river, though I know the river is dry", e cioè "Forse è il sogno che diventa bugia quando non si avvera, oppure è qualcosa di peggiore, che mi spinge a scendere giù al fiume, anche se so che il fiume è ormai asciutto". Quando il meccanismo ossessivo "aggancia" qualche ricordo di tipo affettivo, il gioco si fa ancora più duro, perché quel che viene girato e rigirato nella testa, stringendola come in un cappio, è qualcosa di emotivamente importante. Le ossessioni possono riguardare qualsiasi cosa, dalla canzoncina che ronza in testa all'immagine sgradevole, alla frase sentita dire, ma anche ai ricordi buoni, che però non ci sono più. Il ricordo ossessivo ostacola il distacco, la capacità di superare le perdite o la fine di una relazione, e lega ad una fedeltà al ricordo, in maniera solitaria e disperata, e soprattutto in maniera debole, nel senso che l'ossessione rende "dipendenti" dal pensiero che contiene. In altre parole se si pensa in maniera ossessiva ad un amore perduto, ad una passione che si è interrotta, ad un torto subito, non si riuscirà probabilmente a digerirlo, ad accettarlo, e quindi neanche a prendersi una rivincita vera, a distaccarsi e andare oltre, a vincere altrove, piuttosto che continuare a nuotare sul fondo di un fiume ormai asciutto.