Depressione mista e depersonalizzazione - alcune poesie

Dr. Matteo PaciniData pubblicazione: 29 dicembre 2012

 La depressione bipolare. Non è una diagnosi, più un modo di dire. Diciamo che è un modo per parlare del disturbo bipolare iniziando dalla fase depressiva, o dai sintomi depressivi. E' una prospettiva che riproduce il punto di vista di molti malati, perché questi si presentano al medico in fase depressiva, o si lamentano della propria condizione in fase depressiva. L'eccitazione, e anche l'agitazione, non lasciano una memoria di sé, della propria componente eccitatoria. Durante l'eccitazione la soluzione sembra trovarsi dalla stessa parte dell'alterazione, che quindi non è registrata come alterazione. Nella depressione invece disagio e soluzione stanno su due versanti opposti, e da qui la richiesta di aiuto e la denuncia del proprio disagio.

Nella depressione bipolare i segni di eccitamento, o di eccitabilità, sono evidenti. La persona non può fare a meno di esprimersi in maniera bipolare, anche presentandosi come depressa, e quindi la sua espressione utilizza un linguaggio che indica la bipolarità piuttosto che la depressione e basta. Del resto, la depressione rallentata, arida e spenta non produce alcuna comunicazione. Il depresso semplice si ritira, si nasconde, non si fa notare, non spera in un futuro migliore e quindi neanche si arrabbia per l'assenza di questo futuro. Lo trova giusto e inevitabile, e pensa di meritarselo, o che non esista il merito.

Invece, la depressione bipolare viaggia a due velocità. Una parte è lenta, incollata, impiastrata e inchiodata a terra. L'altra viaggia, rimbalza, vaga. Un cervello che brancola nel buio. E' da questa doppia velocità che sgorga l'angoscia, l'inquietudine e l'insofferenza. E l'arte, per chi ha la vena artistica. Spesso in questo stato di agitazione improduttiva e di ansia del vuoto si vive come una dissociazione tra mente e corpo, o tra se e il mondo fuori, cosicché ci si può sentire irreali, estranei o schiacciati da elementi che si muovono, fanno rumore e passano accanto senza senso. Uno degli impulsi del depresso bipolare è quello di andare altrove: quando è più eccitato, guida o si allontana a vuoto, senza meta, come per cercare un "altro" posto dove ci sono risposte o c'è un nuovo punto di partenza. Chi è più depresso fugge in qualche posto nascosto, ma a differenza del depresso semplice non ci si nasconde, ci corre e si fa "brillare" in solitudine e in malinconia come si fanno brillare le bombe inesplose. Movimento e vuoto, velocità e immobilismo, essere spinti dentro e respinti fuori allo stesso tempo. Quel che si chiama "stato misto" depressivo e che è spesso la definizione tecnica corretta dello "stato misto".

 

Il marciapiede

cedeva

consumato

da attese indimenticabili

Io

unico ospite

dalla paura

mi precipitai

in un'osteria

ed esplosa l'indifferenza

non ne uscii più.

Per questo

non so

se siete ancora accese

luci lontane.

Intanto

le braccia incrociate nella testa

tra niente e niente

mi accingo a tutto

E continuo

a cantare.

 

--

 

Un mattino

da un giorno ad un altro

non ero più io

Lacrime ?

Storie.

Ora per sempre discorsi più stanchi

e un sorriso diverso.

 

--

 

Il corpo

precipitò

sull'anima.

E tu chi sei ?

Chi ? Io ?

Sì. Tu !

 

Te.

 

--

 

Sono venuto qui

per rivedere

uscire un'ora

da questo corpo

sconosciuto

 

Eppure

sono le mie gambe

che mi hanno portato

fino a qui

 

Mi avvio

fuori dal cortile

la lingua

dentro

i denti rotti.

 

 

 

In questi testi ci sono elementi comuni. L'uomo che se ne va da qualche parte, la ricerca di risposta in un elemento che si muove ma ha confini incerti (il mare, l'ebbrezza alcolica). L'uomo che non si riconosce più, che non riconosce più il senso delle cose e ha bisogno di una "indifferenza che esplode", cioè di una calma violenta che lo investa e gli restituisca la giusta distanza dalla sofferenza. La pace fuori dal mondo e nascosto dentro di sé. La sensazione di poter calvalcare il proprio dolore anziché essere in un angolo a subirne le sferzate. Il depresso bipolare che beve non vuole dimenticare, vuole fare a pugni coi propri ricordi con più forza. Non vuole anestetizzarsi, vuole cavalcare il suo dolore con fierezza, per andare oltre. Sono costanti le immagini di "depersonalizzazione" e "derealizzazione", il corpo che non sembra il proprio, l'anima e il corpo come entità separate che si scontrano come ai lati di un angolo e non si riconoscono.

Spesso questo l'"oltre" è immaginato oltre la vita, e da qui origina l'idea del suicidio non come di una fine, ma come di un passaggio al meglio, di una soluzione positiva, in questa prospettiva di fuga dal vuoto verso un nuovo "pieno" emotivo. Anche la rabbia, e la sua espressione poetica, scorrono sulla stessa linea, perché come dicevamo chi è arrabbiato con la vita sogna il proprio piacere ma non ne vede più traccia né capisce come dovrebbe fare a riprenderselo. Vede la carcassa della propria felicità come dall'esterno, come se fosse costretto ad essere uno spettatore impotente di una felicità che non può più essere.

 

Il succo dello stato misto sta nella frase "tra il niente e il niente mi accingo a tutto". Il punto da capire è che questo ingolfamento, per cui il motore è acceso ma la macchina non parte, o non va da nessuna parte, non deriva dal vuoto, ma è il vuoto che si crea perché il motore è troppo acceso. L'elemento che rende l'angoscia insopportabile è l'incapacità di sfogarla in maniera costruttiva, e questo accade perché l'urgenza o la grandiosità o la velocità dei pensieri è troppa rispetto alla capacità del cervello di incanalarla in una direzione. Quindi è la velocità che impedisce di raggiungere un obiettivo, perché non fa scorgere quel che è intorno. La velocità immobilizza sul mezzo in movimento. Questo è lo stato misto.

I pazienti sofferenti sono soliti ripetere, come fosse una cantilena alcune frasi tipo "non so cosa fare, non so dove andare", che esprime non tanto il disagio per l'assenza di stimoli e idee, quanto l'angoscia perché dentro c'è un impulso a fare che non trova sbocco, come un pungolo che non spinge da nessuna parte.

 

Questi stati depressivi devono pertanto essere trattati a partire dalla loro componente eccitatoria, e non classificati come "depressione" in senso tecnico. Spesso i sintomi depressivi migliorano insieme agli altri quando si interviene sull'instabilità e la componente eccitatoria, anche durante una fase che di per sé il paziente presenta come "depressione" e basta.

 

Chiudiamo con un'immagine in cui i sentimenti e i ricordi sono condensati in simboli, quasi parti di corpo, che poi sono collocate fuori, all'esterno, come a dire che non ci appartengono più, o essendo senza risposta rimangono in una terra di nessuno, come nella teca di un museo, ad aspettare che qualcuno ci trovi un senso e forse un seguito

La tua assenza è un assedio

(...)

La tua assenza è un assedio

ma ti chiedo una tregua
prima dell'attacco finale
perchè un cuore giace inerte
rossastro sulla strada
e un gatto se lo mangia
tra gente indifferente

(...)

 

 

 

 

Autore

matteopacini
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1999 presso Università di Pisa.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Pisa tesserino n° 4355.

4 commenti

#2
Utente 306XXX
Utente 306XXX

Salve dottor Pacini,
...mi è capitato più volte, nel tempo, di imbattermi in qualche suo articolo presente appunto in rete o di leggere qualche intervento in risposta agli utenti di "medicitalia", e ho sempre trovato molto interessanti le sue riflessioni.
Volevo farle i miei complimenti per la scrittura, lo spunto e l'inventiva, il modo di porre argomenti e spiegazioni cosicchè un pò tutti possano afferrarne e capirne i concetti.
Le arti, la poesia, i films, Ciampi, Fulci e tante altre persone...tutte cose vere e che, non nascondo, un pò mi sorprendo (ma allo stesso tempo mi contento) a veder citare da un medico!
Io non sono ne un clinico ne laureato, quindi non posso parlare dell'argomento medico in termini propriamente "accademici", però sono un paziente e posso parlare (quando ci riesco) di quello che si prova, che si "subisce" da certi stati di sofferenza, quindi in modo profano ma in prima persona. Credo di poter affermare con una certa sicurezza, che posso attribuire il fatto di essere ancora vivo all'esistenza dell'arte (altrui arte!)
...Mi farebbe piacere chiederle un'informazione più "tecnica" e personale che riportare qui è forse inopportuno: le chiedo se potesse lasciarmi un suo contatto di rete dove poter lasciarle un mio messaggio.
Ringraziando anticipatamente per la disponibilità ed attenzione,
le mando un mio saluto.
Filippo da La Spezia - lasers@inwind.it

#3
Utente 611XXX
Utente 611XXX

Grazie dott.Pacini.Lei ha descritto esattamente come mi sento solo che a me accade solo se una persona in posizione Up inizia ad aggredirmi.Quando accade questo,io reagisco esattamente come viene descritto in questo testo ovvero perdo i confini il mio Se'tutto cio'in cui credo e automaticamente finisco nel vuoto."Il cazziatone"raggelante del Capo del Padre della Madre e la perdita totale della percezione di Se'.Idem fatti di cronaca molto duri o eventi catastrofici mi raggelano.Ora che ci penso il problema e'nato a 17anni non ora.Sono stato sempre trattato con antidepressivi mai con stabilizzatori dell'umore.All'esterno appaio sicuro di me a volte ma sono uno fifone.La psicoterapia mi ha fatto lo strano effetto di studiare qualsiasi cosa credendo che studiando risolvessi il problema e a dir il vero ho chiuso con lo studio.Sto provando a dimenticare Io superIo Se' Bion Winnicot Doc e tutto il bagaglio informativo appreso.Ormai ho dimenticato il linguaggio corrente e parlo come uno Psicologo ma io non sono uno Psicologo.Per intenderci ho fatto la fine di Verdone solo che sono un ipocondriaco della Mente.Sno ossessionato dalla perdita della mia Mente e la monitoro.A parte doc e depressione io a 17anni mi sentivo esattamente come descritto in questo testo.Sono ondate raggelanti che svuotano la propria storia.Ma se non si delira che si fa?Cioe'se la persona nn vede i nani sul balcone ci deve convivere?Andare avanti sentendosi estranei al Mondo oppure provando con i farmaci?E se i sintomi sono invalidanti ma in termini di felicita'percepita?Cioe'la percezione di sentirsi Dio in Terra ma magari..ma funziona come essere a Terra aggredendo se stessi per sentirsi a Terra..tirati su`!E non ci riesci ma procedi come un automa senza esserci veramente in modo pro attivo.

#4
Utente 611XXX
Utente 611XXX

La cosa molto strana di questa descrizione e'che mi riporta al Trauma.Quando una persona subisce un trauma percepisce il proprio interno come la distruzione di qualcos'altro.In effetti "il volgarissimo cazziatone"di una Persona importante per sintonizzazione ci fa sentire la Distruzione di qualcosa di importantissimo.Questo tipo di dialogo costruisce uno psichismo leso e uno psichismo ledente rispetto a qualcos'altro.Quando ho lavorato con il mio psichiatra sono andato ad indagare sulla distruzione di quel qualcos'altro e lo Psichiatra mi indico'quel qualcos'altro come Tu.Li'ho avuto la distruzione dell'antico ed il riposizionamento del mio spazio psichico.In sostanza e'stato come uscire dalla Mente dello Psichiatra.Nn so se sia un problema bipolare ma un grosso trauma sfonda il proprio interno e ci si sente senza struttura come una telecamera nel mondo.Per capirci dobbiamo pensare ad un video dove si sente una voce si vedono le mani ma manca la percezione corporea.Si chiama Io diffuso e ricorda molto l'Io raccontato nella dimensione Buddista.Sentirsi il contenitore della distruzione di qualcosa spaventa.Il nevrotico scappa lo psicotico cerca questa cosa io sno arrivato a percepirla come lo spazio psichico Io/Altro e se in quello spazio una Persona di Potere attacca ecco che collassa a meno che la persona non impara a staccare la sintonizzazione.Io nn lo sapevo fare prima.Idealizzavo la figura di rilievo e conteneva la distruttivita'.Il vantaggio era una maschera da Buono.Quando si scassa la struttura la cosa veramente incredibile e'che non succede niente,ritorni come prima.

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