Il disturbo bipolare, o psicosi maniaco depressiva, è un disturbo che nella maggior parte dei casi può diventare cronico e che si caratterizza per la presenza di ciclicità di episodi maniacali, depressivi o misti. La forma di presentazione più frequente del disturbo bipolare è rappresentata dall'episodio misto (presenza di sintomi maniacali e depressivi, accompagnato da una sintomatologia ansiosa).

I criteri diagnostici attuali non permettono appieno di poter riconoscere il disturbo bipolare perchè solitamente il paziente richiede aiuto nelle fasi depressive, e perchè risulta ad'oggi difficile saper riconoscere le fasi di eccitamento e sintomi sottosoglia che indicherebbero già in prima istanza una forma bipolare. Il ritardo diagnostico spesso si aggira intorno ai 10 anni. Risulta quindi molto chiaro che lo stabilire dei criteri che definiscano meglio l'ipomaniacalità e lo stato misto, da una parte, e una migliore forma di educazione sul disturbo bipolare (sensibilizzazione delle persone a riconoscere non solo gli aspetti depressivi ma anche gli aspetti ecccitativi) dall'altra, giochino un ruolo fondamentale nella corretta diagnosi del disturbo bipolare e, dunque, nel suo corretto trattamento.

Appunto oggi viene posta sempre maggiore attenzione alla psicoeducazione (per la definizione vedere glossario) del paziente bipolare, in quanto una parte estremamente importante nel percorso terapeutico del paziente e dei familiari è la comprensione più approfondita e dettagliata possibile della malattia maniaco-depressiva.

Gli obiettivi fondamentali della psicoeducazione nel disturbo bipolare risultano in:

1) dotare il paziente di una sufficientemente adeguata coscienza di malattia;

2) migliorare l'aderenza farmacologica, non solo la compliance alla terapia;

3) rendere il paziente più sensibile verso i sintomi di esordio della malattia;

4) rendere il paziente più abile nel riconoscere precocemente i nuovi episodi di malattia;

5) far comprendere l'importanza di condurre uno stile di vita regolare (ritmi biologici);

6) eliminare il consumo di sostanze (uso ed abuso);

7) aiutare il paziente a gestire meglio i momenti di stress;

8) prevenire le condotte suicidarie;

9) cercare di migliorare la qualità della vita del paziente in termini di attività sociale, interpersonale, benessere e stigmatizzazione che possono derivare dagli episodi pregressi e verso le possibili riacutizzazioni;

10) rieducare il paziente nei periodi intervallari nella gestione di eventuali effetti collaterali farmacologici, sintomi residui e deterioramento cognitivo;

11) coinvolgere nel percorso anche i familiari di riferimento.

 

Quindi per concludere si  può dire che la psicoeducazione è un importante mezzo per costruire una migliore relazione di fiducia con il paziente, per stabilire una relazione terapeutica finalizzata alla comprensione della malattia depressivo maniacale e per costruire insieme le basi di una solida stabilizzazione.

(Letture consigliate: "Manuale di Psicoeducazione per il disturbo bipolare" Francesc Colom, Eduard Vieta.