É tempo di riflettere: il rischio di demenza è associato all'uso di benzodiazepine?

Dr. Matteo PreveData pubblicazione: 19 aprile 2013

Le benzodiazepine sono una classe di farmaci che molto spesso vengono utilizzate per alleviare i sintomi di ansia oppure l'insonnia. Le indicazioni secondo le linee guida prevedono che l'utilizzo di questa classe di farmaci sia fatto in acuto e per brevi periodi di tempo (per al massimo qualche settimana), in quanto l'utilizzo a lungo termine non porta a benefici sul piano cognitivo, si associa a molti effetti collaterali e complicazioni come cadute e fratture (1).

Inoltre il consumo delle benzodiazepine è spesso cronico e soggetto ad abuso, per cui tende ad essere più duraturo e persistente nel tempo. Gli effetti a breve termine sono ben conosciuti, infatti le benzodiazepine agiscono come agonisti a livello dei recettori del sistema gabaergico (il principale sitema neurotrasmettitoriale inibitorio cerebrale), con le ben note azioni sedativa, ansiolitica ed antiepilettica a livello centrale.

Per quanto riguarda gli effetti a lungo termine esiste ancora un dibattito sul possibile ruolo che possano svolgere le benzodiazepine dal punto di vista cognitivo, infatti i risultati risultano discordanti in quanto alcuni studi hanno riscontrato che negli utilizzatori di benzodiazepine c'é un incrementato rischio di sviluppare demenza e deficit cognitivi, mentre altri studi riportano dati non esaustivi od addirittura riportano di un potenziale ruolo protettivo svolto dalle benzodiazepine (2,3,4).

In particolare in uno studio condotto da Billiotti de Gage e coll. (2012) su un campione di 1.063 pazienti con un età media di 78.2 anni, senza diagnosi di demenza e che non assumevano benzodiazepine almeno nei primi tre anni di follow-up è stato riscontrato che il nuovo utilizzo di benzodiazepine era associato con aumento del rischio di sviluppare demenza.

É possibile che l'effetto sul deterioramento cognitivo o prodementigeno possa essere legato prevalentemente ad alcuni tipi di benzodiazepine (ad esempio quelle con emivita piú lunga che sono soggette a fenomeni di accumulo nei pazienti anziani) oppure che, siccome insonnia e ansia sono dei sintomi aspecifici che precedono di diversi anni lo sviluppo della demenza, l'uso delle benzodiazepine non sia il fattore determinante il suo sviluppo.

In conclusione le benzodiazepine rimangono un utile trattamento per gli stati acuti ansiosi e per l'insonnia. Ma l'utilizzo cronico ed incontrollato di benzodiazepine nel paziente anziano può portare ad degli effetti negativi dal punto di vista fisico (rischio di cadute e conseguenti fratture) e psichico (deficit cognitivi ed aumentato rischio di demenza).

Pertanto l'utilizzo ed i possibili benefici a breve termine delle benzodiazepine devono essere sempre valutati con cautela alla luce di questi eventi avversi, limitando la prescrizione di questi farmaci, ove possibile, solo per poche settimane.

 

Bibliografia

1) Van Strien AM, Koek HL, van Marum RJ, Emmelot-Vonk MH. Psychotropic medications, including short acting benzodiazepines, strongly increase the frequency of falls in elderly. Maturitas 2013.

2) Bocti C, Roy-Desruisseaux J, Roberge P. Research paper most likely schows that benzodiazepines are used to treat early symptoms of dementia. BMJ. 2012 Nov 26;345:e7986.

3) Coyle-Gilchrist IT, Peck LF, Rowe JB. Research papers does not show casual link between benzodiazepine use and diagnosis of dementia. BMJ. 2012 Nov 26;345:e7984.

4) Billioti de Gage S, Bégaud B, Bazin F, Verdoux H, Dartigues JF, Pérès K, Kurth T, Pariente A. Benzodiazepine use and risk of dementia: prospective population study. BMJ. 2012 Sep 27;345:e6231.

5) Gallacher J, Elwood P, Pickering J, Bayer A, Fish M, Ben-Shlomo Y. Benzodiazepine use and risk of dementia: evidence from the Caerphilly Prospective Study (CaPS). J epidemiol Community Health. 2012; 66(10):869-73.

Autore

matteopreve
Dr. Matteo Preve Psichiatra, Medico delle dipendenze, Psicoterapeuta

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 2004 presso Università di Pisa.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Livorno tesserino n° 3454.

8 commenti

#1
Dr. Massimo Lai
Dr. Massimo Lai

Chi deve riflettere: i medici o i pazienti?

Presentata cosi questa news mi sembra fuorviante e il messaggio allarmante che ne risulta si comprende male e non è ancora supportato da evidenza scientifica.

Vi sono inoltre delle inesattezze che andrebbero corrette come gli effetti reali delle BDZ (quello miorilassante dove è andato a finire?) e il fatto che gli studi si riferiscono alla popolazione anziana: non è noto da tempo che le BDZ negli anziani vanno usate con cautela ed evitate se possibile?

#2
Dr. Matteo Preve
Dr. Matteo Preve

Non credo che il messaggio sia allarmante ma sia da prendere in considerazione visto che normalmente la prescrizione delle benzodiazepine é una prassi e che nella norma la prescrizione delle benzodiazepine é al primo posto tra i farmaci prescritti dai medici generici.
Inoltre non ho inserito l'effetto ben noto miorilassante perché é un effetto periferico mentre ho specificato gli effetti centrali delle benzodiazepine in quanto era mio interesse specificare gli effetti centrali.
Gli studi si riferiscono infatti alla popolazione anziana (ETA media di 78,2). Inoltre l'effetto cognitivo (amnestico) é ben noto (anche nei giovani). Io volevo solo sottolineare che l'uso continuativo negli anziani é un problema, grosso, da tenere in considerazione da tutti noi specialisti. La letteratura scientifica sta crescendo in merito alla possibile relazione tra rischio di demenza e uso di bdz, quindi monderei che sia da sottovalutare.

#3
Dr. Matteo Preve
Dr. Matteo Preve

...quindi non credo che sia da sottovalutare.

#4
Dr. Massimo Lai
Dr. Massimo Lai

"la prescrizione delle benzodiazepine é al primo posto tra i farmaci prescritti dai medici generici"
Appunto, quindi è una news rivolta ai medici non agli utenti.

#5
Dr. Matteo Preve
Dr. Matteo Preve

Credo che l'informazione sia rivolta a medici ed utenti. L'informazione é un dovere del medico e l'essere informati é un diritto del paziente. Non solo, ritengo che sia anche stimolante potersi confrontare su temi che appaiono discordanti in letteratura scientifica, in quanto ognuno di noi ha un preciso dovere, cioè discutere per migliorare la qualità della vita dei pazienti L' informazione é un veicolo che permette di migliorare la comunicazione tra di noi e con i nostri utenti, in modo da consentire una fiducia nella relazione e nella prescrizione. Personalmente ritengo utili le benzodiazepine come gli altri farmaci, senza pregiudizi di sorta sull'uno o l'altro farmaco, sempre pero mettendo al primo posto la salute, il benessere e la qualità di vita dei pazienti cercando di informarmi nel miglior modo possibile (anche riportando i dati recenti scientifici discordanti, positivi, negativi che siano). Penso che per l'utente sia quindi importante avere informazioni e spiegazioni, delucidazioni e nuove conoscenze e quindi essere meglio informato infine.

#6
Dr. Massimo Lai
Dr. Massimo Lai

Senza dubbio il paziente deve essere informato sui rischi/benefici delle terapie.
Il mio dubbio è un altro: siamo sicuri che un paziente che trova delle informazioni di questo tipo su internet sia un paziente bene informato che sceglie meglio per la propria salute?
Troverai dei pazienti sufficientemente equilibrati che sapranno ponderare queste e altre notizie anche peggiori, ma ve ne saranno molti di più che si faranno condizionare negativamente senza critica.

Comunque tornando al tema in questione in letteratura vi sono ancora molti dati discordanti e la relazione di causa effetto non è dimostrata.

#7
Dr. Matteo Preve
Dr. Matteo Preve

I pazienti oggi sono sempre più informati, anche se alle volte male informati perché su internet si può trovare tutto ed il contrario di tutto. Ma dobbiamo essere noi a indirizzare i pazienti verso la giusta informazione, e correggerli quando c'é mala informazione.
Certo che la relazione causa effetto non é dimostrata, infatti ho messo come titolo una domanda aperta: (Il rischio di demenza è associato all'uso di benzodiazepine?), proprio per lasciare aperta la risposta e potersi confrontare su questo tema.

#8
Dr. Matteo Preve
Dr. Matteo Preve

Ovviamente confrontandoci anche con i pazienti non solo tra noi medici.

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