Umore bipolare - dall'ipomania equilibrata a quella patologica: sognare il cielo o essere invidiati

Dr. Matteo PaciniData pubblicazione: 03 febbraio 2017

Il disturbo bipolare è qualcosa di fortemente centrato sulla parte “carica”, cioè la mania/ipomania e gli stati misti dell'umore di tipo “agitato”.

Chi lo vive, esprime un disagio soggettivamente legato alla parte depressiva/ansiosa, ma questo perché il cervello non esprimerà mai un disagio per l'ipomania o la mania prese in sé. La consapevolezza che queste fasi sono anelli di una catena, e che quindi non sono la parte “buona” del disturbo, ma segnali che il disturbo è in attività, non è sufficiente per far sì che la persona si adatti facilmente alla cura.

La persona bipolare tende infatti a riprodurre l'ipomania, o ad attenderla, o a disperare che venga mai più. Alcuni autori parlano anche di una vera e propria “dipendenza dalla mania”, intendendo che a volte il disturbo non si ferma perché la persona, anziché favorire il processo terapeutico, sembra introdurre elementi che favoriscono la malattia, con lo scopo di provocare fasi eccitate, per quanto brevi o dannose.

Si potrebbe obiettare che chiunque in realtà vorrebbe essere sempre iperattivo, perché è una condizione vissuta con entusiasmo e, al di là dei rischi o dei danni che comporta, specie se protratta, coincide o si avvicina al concetto di felicità. Non è esattamente così, e vediamo perché.

Nella mitologia Greca uomini e Dei erano due specie fisicamente simili, ma separati da una differenza di poteri e di immortalità. Gli Dei avevano poteri magici, che tuttavia non utilizzavano sempre, ma in genere solo per contrastarsi e influire sulle sorti degli uomini che interessavano loro. Erano peraltro immortali.

Se gli uomini si interessavano agli Dei per averli amici, o per evitare di averli contro, gli Dei sembravano però ossessionati dalle sorti umane, quasi fosse il loro piano di realizzazione personale. Come se, da un certo punto di vista, i mortali fossero esseri più interessanti, quasi da invidiare.

Gli Dei infatti, dice Achille confidandosi con la sua schiava, in fondo invidano gli uomini, proprio perché sono mortali: l'essere mortali rende ogni loro sentimento più vero, più intenso, perché si svolge in un momento, e non in un altro. L'eternità toglie il sale dal cibo. Un arrosto “infinito” non sa di niente: ci può essere sempre, è illimitato, compare quando vuoi, è sempre buono. Non può più essere desiderato, e anche il gusto è relativo. Il fatto che l'uomo possa invece, ad esempio, amare per un tempo limitato, e che certe cose per lui non siano ripetibili, le rende però migliori.

Anche nell'ipomania esiste questa sensazione, di essere cioè oltre la divinità, perché lo star bene tutto insieme, anche se finirà, è un dono che supera il benessere teorico, si svolge qui e ora e per questo ha un sapore vero. E' una differenza, uno star bene a partire dalla normalità, o come rinascita dopo un malessere, ed è questo che lo rende “magico”. Star bene sempre è un “nulla” emotivo. Per questo spesso le persone bipolari, anche stando discretamente, vivono la condizione come un “nulla”, qualcosa di statico, mentre corrono rischi e si fanno danni per riprodurre ipomanie anche brevissime, magari con il condimento di sostanze stimolanti o narcotiche.

Alcuni pazienti perpetuano una condizione di umore grigio attraverso ipomanie auto-provocate (per esempio con la cocaina), ma per loro questo sembra preferibile che non un graduale ritorno ad una normalità senza particolari guizzi.

La questione però ha anche un altro aspetto. E' vero che l'esperienza maniacale/ipomaniacale può essere qualcosa di migliore di una ottima normalità (come nel paragone tra la felicità di un attimo degli uomini e la grazia perenne degli Dei)..però nel decorso del disturbo bipolare le cose cambiano un po'.

Alla fine, in questa rincorsa dell'ipomania, l'uomo capovolge il discorso. Vorrebbe cioè che fosse sempre ipomania, non tollera più quando non lo è. Così facendo, è come se fosse l'uomo a pretendere di esser sempre felice come gli Dei. Ma come abbiamo detto, l'ipomania eterna e persistente degli Dei in realtà è “disumana”, e non è così bella. Per l'uomo sicuramente è impossibile, per cui insistere per ottenerla genera solo una frustrazione continua.

La persona bipolare, che inizia “invidiata” dagli Dei, finisce per pretendere di essere simile ad essi, in un fraintendimento senza soluzione. Ritornare ad essere invidiati dagli Dei, rinunciando all'ipomania perenne, sarebbe lo scopo del percorso terapeutico. Percorso non breve, e non semplice per chi lo vive, perché costellato da momenti di noia e di sconforto, al pensiero che non vi saranno più momenti di umore “alto”. Non è ovviamente così, anzi la possibilità di avere nuovamente l'umore alto dipende proprio dalla rinuncia ad averlo subito e sempre.

Questa pretesa, di avere la felicità in forma divina: pronta, persistente e senza vincoli, era denominata “ubris”, ed era un peccato contro gli Dei. La Ubris era il peccato di Icaro, che crede di poter volare in cielo con delle ali di cera, in piena fase maniacale, ed è punito dagli Dei quando il sole scioglie la cera. In realtà le ali di cera funzionavano, ma Icaro volle volare troppo vicino al Sole, e in questo fu il suo peccato.

Prometeo credette di poter insegnare agli uomini l'uso del fuoco, ma lo fece senza il permesso degli Dei. E così fu punito.

L'umore buono e anche alto non sono quindi impossibili, e anzi sono quel qualcosa che alla fine restituisce, in un equilibrio generale, anche il mordente alla vita dei bipolari. Il problema è però che questo equilibrio non può venire da una ricerca e riproduzione del fenomeno “ipomania” da dentro il disturbo che si è sviluppato. Si può invece pensare che bloccando il disturbo vi sia poi un umore che permette anche elevazioni controllate, ma questo solo dopo un periodo di “risacca” inevitabile.

L'ideale della cura del disturbo bipolare è quindi quello di tornare in condizioni da essere invidiati dagli Dei, lasciando perdere la pretesa empia di rincorrere l'ipomania patologica.

 Forse il miglior esempio corrisponde al mito dei ciclopi. I ciclopi, già forti e potenti, erano invidiati dagli Dei. Tuttavia, essi credettero di essere inferiori a loro, che avevano numerosi poteri. Decisero quindi di chiedere agli Dei il dono della preveggenza, di leggere il futuro.

Gli Dei, per soddisfare la loro invidia, promisero una parte della preveggenza divina (non tutta, perché non si può diventare Dei in tutto e per tutto) il cambio di un occhio. Così i ciclopi divennero orbi, e ottennero la preveggenza, ma solo per poter conoscere in anticipo il momento della loro morte. Così facendo, divennero una stirpe di infelici, che aveva venduto un occhio (che gli Dei invidiavano) per ottenere una inutile preveggenza.

 Così nel bipolarismo, la strada è quella di non rinunciare alla propria base, anche se si parte dal basso, per avere una ipomania inutile e fatua, che è anzi fonte di sofferenza (perché poi fa vivere peggio la normalità). I bipolari dovrebbero fare come non fecero i ciclopi: non aspirare all'ipomania eterna, ma coltivare il proprio equilibrio, all'interno del quale le ipomanie possono anche svolgersi in maniera innocua e sostenibile.

Autore

matteopacini
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1999 presso Università di Pisa.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Pisa tesserino n° 4355.

13 commenti

#1
Utente 171XXX
Utente 171XXX

Non so se c entra molto dottore ma ultimamente ho letto tre casi di giovani che purtroppo si sono uccisi d impulso , uno con una lattina al supermercato , un altra gettandosi da un automobile. Ho sempre pensato che il suicidio fosse un atto meditato. Invece i suicidi di impulso sono diffusi ? Di solito sono a rischio i bipolari?

#2
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

Il disturbo bipolare è quello con il rischio più elevato. I suicidi impulsi e psicotici sono più che possibili, così come gesti che non hanno neanche un intento suicida ma che provocano la morte (gettarsi nel vuoto in stato allucinato per esempio). Il 4% dei suicidi bipolari ad esempio avviene in mania, fase che non si penserebbe mai legata alla voglia di morire, ma instabile. Anche un umore euforico può quindi essere accompagnato da improvvisi atti contro di sé in questo disturbo. Per questo il discorso che "era uno che non avrebbe mai fatto una cosa de genere, anzi era solare e amava la vita" è un discorso che conta.
Non è dato sapere quanti abbiano meditato il suicidio prima di compierlo, e per quanto. Le notizie si hanno se mai su quelli falliti, ma anche in questo caso non è facilmente interpretabile se il fallimento sia casuale o risultante da una diversa tipologia di suicidio.

#3
Utente 171XXX
Utente 171XXX

si, forse a volte è anche questione di fortuna..il povero ragazzo che si è ucciso perché gli hanno trovato l'hashish si è buttato dalla finestra, se non avesse avuto questa possibilità nell'immediato magari ci avrebbe ripensato. Lo stesso Pessotto si è salvato per miracolo e si è curato ora credo stia bene.

#4
Ex utente
Ex utente

Sicuramente non c'entra nulla , però per mia associazione di idee mi e' venuta in mente questa filastrocca britannica risalente al XIII. Secolo ,recita più o meno cosi : "per mancanza di un chiodo il ferro fu perso,
Per mancanza di un ferro il cavallo fu perso,
Per mancanza di un cavallo il cavaliere fu perso,
Per mancanza di un cavaliere la battaglia fu persa,
Perdendo la battaglia il regno fu perso.
E tutto per la perdita di un ferro"

Chi bada al vento non semina ,e chi osserva le nuvole non miete ,basta ritrovare il chiodo ,l 'origine. Buona serata.

#5
Utente 453XXX
Utente 453XXX

Chiedo scusa se il mio non è un commento ma un consulto!Non sono riuscita a trovare dove cliccare per richiederlo.Anche a me è stato diagnosticato un disturbo bipolare che curo ovviamente farmacologicamente,con una strada alle spalle di psicoterapia molto lunga.Ora cosa è successo,ho assunto per un bel po di tempo il cipralex 20 mg e devo dire di essermi sentita benissimo.Al penultimo controllo mi era stato ridotto a 10 mg e all ultimo a 5 mg.Passaggi che per paura non ho fatto.O meglio sono passata a 15 mg giornalieri e da alcuni giorni sto cercando di passare a 10.ma con pessimi risultati perché mi sono sentita immediatamente troppo abbattuta.Ora chiedo se può far male alla salute utilizzare ancora dosi alte rispetto a quelle indicate?Ma purtroppo per tanti motivi non mi sento pronta,a marzo ho anche perso il lavoro dopo tre anni.Non so proprio cosa fare

#6
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

La dose di 20 mg di cipralex è una dose normale, non è alta rispetto a quelle indicate, rientra nelle dosi indicate.
Non credo che se è stata peggio riducendo il medico si rifiuti di riconsiderare la questione del dosaggio. Glielo riferisca.

#7
Utente 999XXX
Utente 999XXX

Salve dottore, questo articolo è davvero molto interessante, complimenti. Essendo anche io bipolare (2 tipo), anche io, dopo le cure per stabilizzare l umore, ho iniziato a sentire la mancanza di quello stato di attivazione ipomaniacale, anche se spesso condito da un umore misto, irritabile. Per fortuna con il tempo ho capito che è meglio stare senza le fasi eccitate, perché fanno parte della malattia stessa, anzi, la peggiorano!

#8
Utente 453XXX
Utente 453XXX

La ringrazio dottore,ne parlerò al più presto al medico riguardo il dosaggio.
Saluti

#9
Ex utente
Ex utente

La consapevolezza delle diverse fasi della malattia dipende dalla personalità?

Prima dell'ultimo episodio misto ho avuto una decina di giorni in cui anzichè sentirmi inferiore come al solito mi sentivo una persona rispettabile e devo dire che ne sono rimasta stupita, ma l'ho attribuito all'effetto antidepressivo dei farmaci.

Poi ho cominciato a svegliarmi più presto del solito. Ho subito chiamato per farmi aumentare l'antipsicotico, ma evidentemente era già tardi.

Ora paradossalmente è nella depressione che fatico di più a mantenere l'introspezione, mi pare logico volermi ammazzare e super logico nascondermi agli altri.

#10
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

La consapevolezza va di pari passo con la cronicità e con la profondità delle fasi. Nella depressione grave si tende a perdere. Il punto è che però anche in quelle lievi c'è poco, lì per fattori legati magari all'idea culturale di malattia, o alla tendenza a negare il problema in quanto lieve.
La cronicità non fornisce più la visione di momenti liberi da sintomi, e quindi tende a peggiorare la consapevolezza.
La personalità, quando è continuità con la malattia, diventa sicuramente un fattore di incapacità di individuare le fasi dal resto, o di identificare il problema principale con le fasi maggiori.

#11
Ex utente
Ex utente

Le faccio una domanda forse sciocca. Come si fa ad identificare l'eutimia? Ho trovato questa definizione: stato d'animo di serenità o neutralità.

Mi pare molto controverso. Le persone "normali" che conosco ridono, si lamentano, si arrabbiano, sono ansiose, preoccupate... Non sono necessariamente serene nè neutrali. Addirittura si trovano persone "normali" che condividono la visione del mondo del paziente bipolare!

E' piuttosto difficile anche prendere per eutimia il semplice "uscire dalla depressione" che a volte può solo significare che sta per arrivare l'ipomania.

#12
Dr. Matteo Pacini
Dr. Matteo Pacini

L'eutimia è un intervallo e insieme di condizioni, è come dire "un battito cardiaco normale", non è che corrisponda ad un valore, corrisponde ad una serie di situazioni stabili e compatibili con tutte le funzioni desiderate dal soggetto. Poi c'è la quantificazione del temperamento, che può essere definito anche distimico in senso descrittivo, il che non significa "patologico" anche se probabilmente oltre un certo limite lo diventa in quanto corrisponde ad uno stato di funzionamento non desiderabile per il soggetto.
Nell'eutimia ci stanno le variazioni d'umore in risposta agli stimoli, le emozioni positive o negative, anche molto intense, etc, quindi non è una questione di "linea piatta o continua" dell'umore, piuttosto dell'elasticità di rapporto con la realtà con un umore che per il resto va con le sue variazioni fisiologiche,

#13
Ex utente
Ex utente

Nel discorso funzioni desiderate dal soggetto e elasticità di rapporto con la realtà la personalità rientra dalla finestra, come dice lei nel suo sito web c'è chi non può fare a meno di avere relazioni clandestine, chi di pesare 50 kg e chi di lavorare 60 ore alla settimana.

Forse è qui che è utile una psicoterapia, per aiutare la persona ad riadattarsi ad una vita normale, se ne ha mai sperimentata una. Peggio per chi ha avuto un genitore bipolare che gli ha indicato l'asticella molto alta come unica condizione desiderabile.

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