Chi ha un’età simile alla mia forse sa chi sono i Meganoidi. Non il gruppo musicale, ma quelli del cartone animato Daitarn III. La storia era quella che vado a esporre, simile per certi versi a quella degli androidi di Blade Runner.

In un futuro prossimo, la tecnologia permette all’uomo di colonizzare Marte e di avvalersi di uomini-robot dalle capacità eccezionali. Ad un certo punto si assiste alla ribellione di questi esseri, che sotto la guida di un capo (Don Zauker) e di una comandante femmina (Koros) cercano di convertire tutta l’umanità alla forma di vita meganoide. A che scopo? L’uomo meganoide è un essere pacifico e appagato. Gli umani tuttavia si tengono stretta la loro umanità, nel bene e nel male, e quindi i Meganoidi inventano modi occulti per convertirli. Al loro progetto di infiltrazione e conquista si contrappone l’eroe di turno, alla guida del robot buono che difende l’umanità.

Gli uomini reclutati dai Meganoidi sono divisi gerarchicamente in soldati di grado comune, anonimi e vestiti tutti con la stessa divisa, e comandanti, che sono invece soggetti con personalità spiccate e particolari doti. La cosa curiosa è che si tratta di soggetti che, per un verso o per un altro, hanno in odio la società umana. Alcuni perché si ritengono ingiustamente lasciati da parte; altri perché pensano di meritare onori maggiori; altri ancora per consumare le loro vendette; altri semplicemente per inseguire una celebrazione personale. Dalle loro storie personali, poi, si evince che hanno spesso anche ragione di avere astio verso la società.

Il fatto che una cospirazione sia mossa da individui che per vario titolo vogliono far emergere la propria individualità è cosa comune. Si pensi che, nella scheda di adesione alla famosa loggia P2, si chiedeva anche se l’aspirante massone aveva delle ragioni di rivalsa contro la società e se ritenesse di aver ricevuto torti gravi nella vita. Come dire: unisciti a noi e ti aiuteremo a primeggiare, o a vendicarti.

Questi comandanti Meganoidi fanno sempre fallire le loro missioni, perché non vogliono neanch’essi rinunciare alla loro umanità, e nello specifico alla soddisfazione di sconfiggere la società, piuttosto che convertirla. Non sanno aspettare i tempi, si fanno riconoscere, quasi ammiccano con il desiderio che gli uomini si accorgano del loro complotto. Insomma, a loro non importa il mondo nuovo. Vogliono che gli uomini sappiano che loro sono dei grandi Meganoidi, e per questo mettono a rischio il proprio destino. Si bruciano. Vogliono una seconda occasione, contro le stesse persone che li hanno delusi, derisi, esclusi, o ostacolati.

Quando alla fine di ogni episodio si sentono quasi sconfitti, la loro ultima carta è trasformarsi in Megaborg, specie di giganti dalle fattezze che esprimono la loro individualità, le loro peculiarità, o le rivelano. Neanche a dirlo, perdono sempre, e anche presto, nonostante la fantasia delle loro armi, contro Daitarn III, che ricorre sempre al solito trucco, l’energia solare.

Il grande capo, Don Zauker, in teoria dovrebbe guidare tutti telepaticamente, essendo una specie androide rudimentale con un cervello potentissimo, che parla per vibrazioni e ha una faccia robotica fissa. Il bello è che probabilmente Don Zauker non riesce a comunicare un bel niente, e che il comandante capo, Koros, è invece la vera autrice degli ordini. Forse uomini e Meganoidi potrebbero anche andare d’accordo, ma evidentemente il narcisismo, l’istrionismo e la paranoia prevalgono sulla possibilità di un dialogo. I meganoidi ambiscono a diventare grandi per far guerra agli altri, e in questo modo la causa della pace universale che dovrebbe essere il loro fine ultimo si va a far benedire.

E’ come se il loro cervello fosse diviso in una parte che vuole semplicemente la serenità, e in uno che non può fare a meno di far scoppiare delle risse. Per contro, probabilmente Don Zauker riesce solo a rendersi conto che l’umanità gli si oppone, ma non immagina che sia perché i suoi comandanti sono dei casinisti rissosi. Così, in buona fede, egli continua a predicare una missione utopica, tradito dai suoi stessi generali che si perdono in risse spicciole e vendette personali, mentre l’umanità non può far altro che adeguarsi e contrastarli.

Così, anche la personalità si sviluppa secondo due valenze contrapposte: quelle paranoidi sono sospese tra fiducia e opposizione; quelle umorali tra identificazione e abbandono; quelle ansiose tra sentimento e paura. Capita che la persona, quando la sua struttura è particolarmente caratterizzata secondo una di queste direttrici, rimanga isolata (e lamenti alla fine solitudine), poiché la comunicazione col mondo diviene difficile, interrotta e non più funzionale a perseguire i propri scopi. Accade che la persona è più concentrata sul capire se può fidarsi o meno, se gli altri lo cercano o lo ignorano, o come può evitare situazioni temute. Quando la personalità è rigida, o irrigidita per effetto di esperienze passate, si sviluppa quindi una condizione di tipo “meganoide”, in cui il mondo sembra distante, non sembra possibile comunicarci in maniera efficace. Tutti sono traditori, o illudono per poi abbandonare, e la vita è più una preoccupazione da minimizzare che non un mondo da esplorare. In risposta spesso, chi si trova in questa situazione si sente messo all’angolo, non capito, e bersagliato per giunta dagli atteggiamenti altrui, in cui è convinto di leggere riferimenti ostili, o freddezza, o attenzioni sgradite. In condizioni di stress, la persona tende a divenire “Megaborg”, cioè a esplodere con le sue caratteristiche di personalità amplificate, in uno scontro assolutamente non-comunicativo col mondo, dove afferma le proprie paure e il proprio disagio, rischiando anche di travisare le intenzioni e gli atteggiamenti generali degli altri. Di solito, oltretutto, ne ricava alla fine un colpo da incassare, come i Meganoidi che si prendono il colpo di grazia da Daitarn III, e comunque nella storia rischiano poi di passare per i cattivi di turno.

 Conoscere la propria personalità, e capire se si è strutturata in maniera tale da produrre un disturbo cronico della comunicazione con il mondo è utile a imparare a dubitare delle convinzioni, delle impostazioni a cui siamo affezionati perché ci si identifica ormai in esse (il nostro stile di pensiero, in cui siamo cresciuti e grazie a cui anche magari abbiamo superato o elaborato certi dolori). Se vogliamo solo “farla vedere” e contrapporci, in una polemica magari sacrosanta ma senza sbocco, finisce che trascuriamo sempre la stessa cosa, e cioè di preparare qualche contrattacco efficace contro la solita arma del nemico. Le personalità irrigidite sbattono sempre contro gli stessi, verso cui avanzano ciecamente, e senza avere poi paraurti.

La fine dei Meganoidi non la vuole fare nessuno, ma soprattutto la cosa che fa cronicamente soffire in questi casi è lo stato di conflitto continuo, con il dubbio strisciante che poi, alla fine, non si sappia neanche perché, fondamentalmente, si litiga o ci si odia. Così come nessuno mai saprà se il gran capo comunicava in effetti un piano di attacco, o un progetto di amore universale.