Autoerotismo, piacere solitario, sostituto dell’intimità o altro…

Dr.ssa Valeria RandoneData pubblicazione: 17 dicembre 2010Ultimo aggiornamento: 21 gennaio 2011

L'autoerotismo, che da sempre veniva associato alla censura, alla colpa, alla cecità ed alla caduta dei capelli, oggi sembra essere stato legittimato anche all'interno di una relazione di coppia, oltre che fortemente rivalutato, in special modo dai noi sessuologi clinici. Nell'immaginario collettivo, la masturbazione, viene associata all'età dell'adolescenza o ad una condizione di solitudine, ma raramente viene considerata lecita e con possibilità di coesistenza, all'interno di una relazione di coppia stabile. L'autoerotismo, è un momento di incontro con se stessi, con la propria corporeità e sensorialità e, soprattutto con il proprio immaginario, abitato spesso da fantasie erotiche, che nell'incontro con l'altro vengono censurate. Per noi clinici, è un valido strumento diagnostico e terapeutico, spesso infatti, in sede di terapia sessuologia viene prescritto, per valutare le cause di un possibile calo del desiderio sessuale e, per poter ritrovare l'accesso al piacere, magari smarrito o mai raggiunto all'interno della coppia. Molte donne, riescono a raggiungere l'orgasmo solo mediante la masturbazione ed in seguito, con l'ausilio di una terapia sessuologia adeguata, riescono a traslare quest'esperienza solitaria al piacere condiviso. Il piacere solitario però, viene spesso vissuto dal partner, come un sostituto del piacere condiviso e, viene letto come un chiaro attacco alla sfera dell'autostima e del narcisismo, interpretando tale gesto come un sostituto consolatorio di una vita sessuale non appagante. Il partner, spesso sviluppa un delirio di gelosia, gelosia dell'immaginario della partner, delle sue fantasie erotiche, a cui lui spesso non ha accesso. Si può trasformare l'autoerotismo da minaccia al rapporto di coppia ad un elemento di condivisione, supporto ad una sessualità sopita ed elemento di complicità orizzontale? Certamente si. Avere il coraggio e la voglia di trasformare il piacere solitario, in un elemento di condivisione, richiede una buona capacità di dialogo, una comunicazione improntata a complicità, scevra da pregiudizi ed elementi di critica nei confronti dell'altro. Può rappresentare un "veder fare", per un percorso di apprendimento di un orgasmo difficile e, magari fungere da elemento vivificatore per un talamo un po' sopito. Nei casi di legami di coppia conflittuali o abitati da elementi poco chiari che possono essere d'ingombro ad una vita sessuale serena, diviene obbligatoria una consulenza psico-sessuologica, che aiuti la coppia a ritrovare una serena ed appagante vita sessuale, senza censure e grandi quote di i intimità.

www.valeriarandone.it

Autore

valeriarandone
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1992 presso La Sapienza-Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia tesserino n° 1048.

0 commenti

Commenti degli utenti: chiusi!
Commenti dei professionisti: aperti!

Per aggiungere il tuo commento esegui il login

Non hai un account? Registrati ora gratuitamente!

Vuoi ricevere aggiornamenti in Psicologia?

Inserisci nome, email e iscriviti:

* Autorizzo il trattamento dei miei dati da parte di Medicitalia s.r.l. per finalità di marketing telefonico e/o a mezzo posta elettronica o ordinaria, compresi l'invio di materiale pubblicitario, la vendita diretta e lo svolgimento di indagini di mercato.

Cliccando su iscriviti acconsento al trattamento dei dati personali come da privacy policy del sito.

Quali argomenti vorresti approfondire su Medicitalia? Partecipa al sondaggio