Ti rifiutano? Non arrabbiarti, sii creativo!

Dr. Giuseppe SantonocitoData pubblicazione: 22 agosto 2012

Non solo nei film i secchioni ottengono vendetta!

Un nuovo studio condotto alla Johns Hopkins University trova che il rifiuto sociale può ispirare il pensiero immaginativo, specie negli individui dotati di un forte senso d’indipendenza.

“Per quelle persone che già si sentono staccate dalla folla, il rifiuto sociale può essere una forma di validazione” dice la Prof.ssa Sharon Kim, leader dello studio. “Il rifiuto conferma alle persone indipendenti ciò che esse già sentono, cioè di non essere uguali gli altri. Per loro questa distinzione è positiva e conduce di solito a maggior creatività”.

D’altra parte il rifiuto sociale ha l’effetto opposto sulle persone che ripongono valore nel gruppo: inibisce le loro facoltà cognitive. Kim fa notare che numerosi studi psicologici erano già arrivati a questa conclusione.

Perciò, con i colleghi Lynne Vincent e Jack Gonçalo della Cornelle University, Kim ha deciso di verificare l’impatto del rifiuto sociale sulle persone orgogliose di essere diverse dalla norma. Tali individui sono stati denominati nello studio come dotati di autoimmagine indipendente.

“Notiamo come nella società vi sia una crescente preoccupazione riguardo alle possibili conseguenze negative del rifiuto sociale, soprattutto a causa dei media che riportano episodi di bullismo nelle scuole, al lavoro e online. Ovviamente il bullismo è un fenomeno deprecabile e non produce alcunché di buono. Ciò che abbiamo cercato di mostrare nel nostro studio, tuttavia, è che l’esclusione da un gruppo può portare in certi casi a esiti positivi, trattandosi di persone dotate di una mente indipendente.”

Kim sostiene che ciò ha ricadute pratiche sul mondo del lavoro per via della disponibilità delle imprese ad assumere persone creative, dotate d’immaginazione. Le imprese dovrebbero soffermarsi meglio sui curricula dei candidati che mostrano personalità non convenzionali, facili da evidenziare e anche da rifiutare, ma che potrebbero costituire un valore aggiunto importante per l’organizzazione.

Kim aggiunge che in un’ottica di lungo termine si può dire che le persone creative e con autoimmagine indipendente riescano addirittura a prosperare sul rifiuto. Mentre il rifiuto ripetuto scoraggia coloro che bramano l’inclusione e la sensazione di appartenere a un gruppo, per la persona indipendente il rifiuto potrebbe rappresentare una risorsa, un modo per ricaricare la propria creatività.

Fonte:
Machines Like Us. 2012. Dont get mad, get creative.


Autore

giuseppesantonocito
Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2005 presso Università di Firenze.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Toscana tesserino n° 4612.

5 commenti

#1
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

(..)Le imprese dovrebbero soffermarsi meglio sui curricula dei candidati che mostrano personalità non convenzionali,(..9

credo che sia proprio l'opposto di ciò che fanno.
in molte occasione la valutazione di un curriculum è effettuata su base statistica. La somma dei punteggi delle varie esperienze in barba alla qualità del lavoro. Più hai lavorato più hai possibilità di essere preso in considerazione. Creatività, originalità sono elementi non considerati a tal punto che proporrei questo livello di valutazione una prova non per il canditato ma per il datore di lavoro.
Se un curriculum è valutato su base quantitativa e convenzionale sta ad indicare il livello di rigidità e di banalità del suo valutatore. dovrebbe essere il candidato a decidere di promuovere o bocciare quest'ultimo e non il contrario!

#3
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito


>>> credo che sia proprio l'opposto di ciò che fanno
>>>

Dipende anche da chi effettua la selezione. E dalla posizione lavorativa richiesta.

È chiaro che in campo artistico l'originalità e creatività possono essere più premiate rispetto ad altre caratteristiche.

Poi è chiaro che così come vi sono candidati e candidati, vi sono selettori e selettori ^_^

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