Nessuna correlazione tra vaccinazioni e rischio di sviluppare autismo

Dr. Daniel BullaData pubblicazione: 22 aprile 2013

E’ quanto emerge da una recente ricerca pubblicata sul The Journal of Pediatrics, nel quale gli Autori concludono che “there is no association between receiving “too many vaccines too soon” and autism”, ovvero che non esiste nessuna correlazione tra il rischio di sviluppare un Disturbo dello Spettro Autistico e la somministrazione di molti vaccini in bimbi molto piccoli.

A dire il vero, precedenti ricerche avevano già sottolineato l’assenza di una correlazione tra autismo e vaccini, ma nonostante ciò oltre un terzo dei genitori manifesta intense preoccupazioni al riguardo, e un genitore su 10 negli USA (non conosco il dato italiano) tende ad evitare oppure ritardare la somministrazione di vaccini ai propri figli. La principale preoccupazione di questi genitori (a mio avviso della maggior parte dei genitori, anche di quelli che non la manifestano apertamente) è legata al numero di vaccini somministrati in una singola sessione al proprio bimbo nei primi due anni di vita.

I ricercatori, guidati dal Dottor Frank De Stefano, hanno analizzato i dati raccolti su un campione di 256 bambini con diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico (DSA) e 752 bambini senza diagnosi di DSA, tutti nati tra il 1994 ed il 1999. In questa ricerca sono stati valutati:

1)      Il numero totale di antigeni che i bambini hanno ricevuto attraverso le vaccinazioni nei primi due anni di vita

2)      Il numero massimo di antigeni che ogni bambino ha ricevuto nella singola vaccinazione

I risultati mostrano che il numero totale di antigeni ricevuti è uguale nei due gruppi di bambini (con o senza diagnosi di DSA). I ricercatori concludono che “in base alle attuali conoscenze neurobiologiche sui Disturbi dello Spettro Autistico, il presente studio conferma che non è possibile stabilire una correlazione tra DSA e stimolazione immunologica da vaccino nei primi due anni di vita del bambino”.

Come Psicologo, ritengo che questa sia davvero una buona notizia:  ragionare su dati evidence-based è sempre la strada migliore per arginare le normali ansie quotidiane che proviamo rispetto alla salute nostra e delle persone a cui vogliamo bene.

Come genitore mi pongo invece alcune domande: perché una notizia del genere datata 29 marzo 2013 non filtra in modo chiaro attraverso i nostri media?

Ricordo la volta che abbiamo portato nostra figlia a fare la prima vaccinazione: siamo entrati all’ASL col sorriso dei neo-genitori che affrontano una nuova avventura relativa al percorso di crescita della loro bimba (un po’ come il primo dentino, la prima parola, e perché no, il primo vaccino). La pediatra ci aveva rassicurato: “fate tutte le vaccinazioni, mi raccomando”, per cui eravamo tranquilli.

Una volta entrati, il Medico dell’ASL ci ha fulminati: “Siete sicuri di fare tutte queste vaccinazioni? Vi siete informati bene sui rischi?”.

Da quel giorno, ogni volta che dobbiamo fare una vaccinazione confesso che in me prevale l’ansia del genitore e non la consapevolezza evidence-based del Professionista.

 

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Autore

danielbulla
Dr. Daniel Bulla Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2000 presso Università Cattolica Sacro Cuore.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Lombardia tesserino n° 7211.

9 commenti

#9
Utente 254XXX
Utente 254XXX

"Una volta entrati, il Medico dell’ASL ci ha fulminati: “Siete sicuri di fare tutte queste vaccinazioni? Vi siete informati bene sui rischi?”.
Evidenzio questa frase perchè secondo me individua il cuore del problema: certe teorie si diffondo perchè ci sono troppi medici che vi danno credito o che comunque non vi si oppongono con sufficiente vigore. E posso citare un caso che mi riguarda da vicino.

Giusto ieri, mio fratello e mia cognata hanno portato da una pediatra il loro bambino, che compirà un anno fra una ventina di giorni.
Finora mia cognata ha rifiutato di vaccinarlo. Ha letto i testi di un pediatra che sconsiglia determinate vaccinazioni (come la trivalente o l'esavalente) e sostiene che le vaccinazioni obbligatorie per difterite, tetano, poliomelite ecc ecc sia meglio farle dopo il secondo anno di età, e comunque mai prima dell'anno.
La pediatra consultata ha avallato questa tesi.
Anche la pediatra dell'Asl che segue mio nipote dalla nascita non ha mai preso una posizione chiara al riguardo, lasciando ai genitori la responsabilità di decidere se vaccinarlo e quando.
La cosa mi lascia veramente esterrafatto, visto che le linee guide del SSN stabiliscono determinate vaccinazioni già a partire dai 3 mesi. Com'è possibile che dei medici possano dire certe cose, in contrasto con le disposizioni ministeriali? Eppure è andata proprio così.

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