Litigare per soldi nasconde altri conflitti e porta al divorzio

Le coppie possono litigare per tanti motivi, che riguardano sia il rapporto fra i partner, sia la vita familiare e l’educazione dei figli, ma, mentre alcune tipologie di divergenza non hanno solitamente conseguenze serie, le discussioni sulla gestione del denaro sono significativamente correlate al rischio di terminare il rapporto perché nascondono importanti significati simbolici e portano rapidamente ad un calo della soddisfazione percepita, a sentimenti di ingiustizia e di incomprensione fra i partner.

Una ricerca dell’Università del Kansas su 4.574 coppie ha analizzato i motivi di litigio e scoperto che quando una coppia litiga per soldi ha molte più probabilità di arrivare a separarsi. Secondo una degli Autori: 

“La litigiosità per questioni di soldi è di gran lunga in cima alla lista fra i motivi di discussione predittori del divorzio: non sono i figli, il sesso, i parenti acquisiti o altro, è proprio il denaro, sia per gli uomini che per le donne”.

Le liti per denaro portano ad avere toni più accesi rispetto a tutte le altre, durano più a lungo e fanno “saltare” quei freni che i coniugi mantengono quando si parla di argomenti apparentemente meno neutri, come i figli e i parenti.
Discutere di qualcosa di materiale, che non ha implicazioni emotive chiaramente individuabili, fa sentire più liberi di esprimersi e può portare a sentirsi autorizzati ad insultare il partner, accusandolo/a di comportamenti o atteggiamenti che generano un malcontento che in realtà non nasce nell'ambito della gestione del denaro.
Il litigio per denaro non è quasi mai un vero litigio per soldi, quanto per ciò che i soldi rappresentano nella vita della coppia o della famiglia.
Le lamentele sul conto del partner sono però esprimibili più facilmente utilizzando questo argomento, trasponendo per esempio le accuse di avidità, disattenzione agli altri o eccessiva generosità dal campo affettivo a quello finanziario.

Le "mani bucate"
Quando un partner ha le “mani bucate” l’altro si troverà a dover pianificare da solo la gestione finanziaria della famiglia, a prendersi tutte le responsabilità e magari a fare delle rinunce per rimediare alle spese sconsiderate dell’altro: lo accuserà di conseguenza di essere generoso con gli altri ma non con lui/lei, di non pensare al peso che gli/le sta ponendo sulle spalle, di farlo/a sentire come un genitore che deve vigilare sul comportamento del figlio e rimediare ai suoi errori e così via.
L’accusa di “mani bucate” può nascondere quindi una serie di accuse che non riguardano tanto la gestione dei soldi, ma la gestione del rapporto, e in particolare la mancata parità nelle responsabilità e la scarsa attenzione al benessere del partner.

La violenza economica
E’ anche possibile fare del male al partner utilizzando i soldi, sia dilapidando la ricchezza della famiglia, sia privando il partner del necessario e della sua dignità: non sono rari i casi di mogli disoccupate o che rinunciano a lavorare fuori casa per occuparsi della gestione della famiglia e che si ritrovano sotto stretto controllo del marito, che lascia loro denaro insufficiente a far fronte alle esigenze della famiglia e pretende la rendicontazione al centesimo di ogni spesa, anche di quelle davvero minime, per mantenere la moglie in uno stato di dipendenza e sottomissione (realizzando la c.d. “violenza economica”).
A volte accade il contrario e la moglie, inizialmente incaricata della gestione finanziaria dela famiglia, concede mensilmente al coniuge una sorta di pagheta insufficiente alle sue necessità individuali, trattandolo alla stregua di un bambino.

Il rifiuto di condividere le spese
E’ però anche possibile che uno dei partner si trovi ad accollarsi tutte le spese perché l’altro non intende partecipare al mantenimento della famiglia come forma di vendetta perché non si sente (a torto o a ragione) adeguatamente valorizzato, riconosciuto, benvoluto.
In tal caso pretendere che il partner paghi tutte le spese prende il significato di una ricerca di risarcimento affettivo che passa attraverso il denaro, esattamente come avviene quando alcuni genitori, trascurando i figli, pensano di rimediare aumentando la somma di denaro stanziata per acquisti a loro dedicati.

Conseguenze del litigio per denaro
Come si vede, il litigio per denaro nasconde spesso altre e ben più gravi forme di disaccordo e di patologia del rapporto di coppia.
E’ perciò importante che una coppia si confronti fin da subito sulla visione del denaro che entrambi i partner hanno, per evitare delusioni e fraintendimenti e anche l’utilizzo di questo tipo di argomento come terreno di espressione del malcontento.
Secondo i ricercatori, quando i litigi per denaro nascono presto nella relazione è possibile prevedere una scarsa soddisfazione per il rapporto e, se i dissapori proseguono, un successivo divorzio.
Chi decide di non separarsi (perché non se lo può premettere economicamente o per i figli) può accumulare sempre maggiore insoddisfazione e stress, che porta a focalizzarsi maggiormente sull’oggi piuttosto che sul domani e a fissare quindi la propria attenzione sul disagio attuale, senza essere in grado di rendersi conto della sua natura di stampo relazionale più che finanziaria.

In tutti questi casi una consulenza psicologica può agevolare la ristrutturazione dell’orizzonte di coppia, ricentrandolo sul futuro e sulla progettazione del domani, distogliendo l'attenzione dall'insoddisfazione attuale.
L'assistenza dello psicologo serve inoltre ad analizzare il reale valore e significato delle discussioni nate per motivi di soldi e anche la manifestazione di ostilità che certi comportamenti finanziari nascondono, individuando qual è il vero problema.

Fonti:

“Examining the Relationship Between Financial Issues and Divorce” 
“Violenza economica: usciamo dal silenzio” 
“Violenza economica sulle donne: Riflettere e agire” 

Data pubblicazione: 16 luglio 2013

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