Separati in casa: cronaca di una morte annunciata

Dr.ssa Valeria RandoneData pubblicazione: 20 agosto 2013Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2013

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Matrimonio o divorzio?

Queste due modalità di vivere la coppia, in passato sembravano essere le uniche possibili. Oggi invece, si sente tanto parlare di “separati in casa”, una nuova dimensione che sembra aver preso forma e consistenza, ma che rappresenta di fatto "una triste e dolorosa soluzione anti-divorzio ed anti-felicità”. 

La condizione di separati in casa è a mio avviso una sgradevole e fallimentare prova generale, spesso presente in modo velato e sottotraccia e rappresenta il preludio a un imminente abbandono, "il tragico epilogo di una morte annunciata".

Un addio non verbalizzato, ma agito lentamente, in sordina e con costanza, tende ad occupare ogni possibile spazio della vita di coppia, trasformando la rabbia in silenzio, l’astio in sterile tolleranza e l’amore in affetto ed abitudine.

Quante coppie oggi, si trascinano in una relazione che è diventata il ricordo sbiadito di ciò che era prima?

Quante invece rimangono unite per paura della solitudine, per noia, per pigrizia, o per il semplice fatto che si accontentano l'uno dell'altro o forse perché non si stimano più abbastanza per rimettersi in gioco sul piano emotivo?


Quante coppie mantengono il loro legame solo in funzione della conoscenza e dell'affetto dell'altro pur non provando più "il vero amore" e quante per l'oramai troppo utilizzato alibi correlato al "bene dei figli"?

Le coppie di oggi, tra separazioni in crescente aumento e tradimenti, vivono un momento storico di grande difficoltà; le problematiche più comuni sono: l’assenza di tempo, il dialogo, l'incapacità di mantenere vivo il fuoco della passione, ma soprattutto l'assenza di quella indispensabile attività di attenzione e cura che serve a mantenere in vita ed a rafforzare il legame matrimoniale.
Giorno dopo giorno, i partners si trovano a non dirsi e darsi più nulla, si limitano solamente a comunicare delle cose in comune, come il mutuo, la casa, i figli, le spese e le bollette, depauperando il “patrimonio emozionale” deputato allo scambio ed alla manutenzione del rapporto di coppia.
Da lì a breve diventeranno due cari inquilini, con tante cose da fare e poche da dirsi, trasformando così la convivenza in coabitazione.

I figli, alibi o elementi d’unione?

Molti coniugi sostengono fermamente che la reale motivazione che li spinge a vivere da separati in casa è dovuta al bene dei figli.
I partners credono che i loro figli non potrebbero reggere ad una separazione, evento fortemente destabilizzante per l’equilibrio psichico dei bambini, quindi un possibile “compromesso tra il sentire ed il fare” potrebbe essere una soluzione lenitiva per evitare future sofferenze.
È importante ricordare che la separazione, che di fatto sancisce la rottura di un legame, non è la causa diretta di ipotetici disturbi comportamentali o di future fragilità psichiche dei figli, ma rappresenta solitamente un fattore di rischio e di vulnerabilità.

Quello che invece contribuisce a danneggiare la psiche dei bambini è la modalità di gestione - spesso inadeguata - dei conflitti, oltre alle tensioni ed ai contrasti che si vivono in famiglia ed a quell’aria irrespirabile che quasi sempre accompagna la “condizione di compromesso condiviso" di separati in casa.

Qual è il messaggio che vogliamo trasmettere ai figli?
Autenticità e coraggio o vivere all’insegna del compromesso?

Scelte difficili e dolorose, messaggi complessi da far passare e non sempre di facile lettura, caratterizzano il vissuto dei separati in casa.
Le tensioni ed i litigi vissuti tra le mura di casa, rappresentano una condizione precaria di convivenza tra l'adulto ed il bambino, la sfera affettiva si modifica e molto spesso si amplificano i sentimenti, crescono i turbamenti e le suggestioni.

In virtù di questa importante dinamica famigliare, possiamo sostenere che, i genitori che prendono atto della fine del legame e che con "autenticità emozionale" affrontano la separazione, rappresentano un modello identificativo per i propri figli.

La separazione di cuore, ma non di casa, funziona davvero?

Molte coppie, motivate da problemi concreti come il mutuo, affitto ed altro, scelgono di rimanere insieme anche a “coppia estinta”, coniugando un sociale da sposati con un privato da separati.
Questa dolorosa schizofrenia tra il sentire e il vivere, non regge a lungo. Genera infatti un disagio esistenziale, misto ad una insoddisfazione generalizzata, per sfociare poi in dolore e sofferenza reciproca.
I figli apparentemente mantengono unita la coppia, rappresentando un collante emozionale, ma in realtà il loro accudimento ha modalità ricattatorie per entrambi. La coppia non riesce a scindere la genitorialità dalla coniugalità e si trova a vivere momenti di grande tensione, di rabbia e di attacchi reciproci, manipolando ed adoperando i figli per contraddirsi vicevendolmente

Il silenzio dei sensi, quando finisce l’amore

La condizione da "separati in casa", è caratterizzata da un silenzio dei sensi, da un silenzio sessuale, da una totale assenza di comunicazione emozionale, da divieti e compromessi psichici e da un tacito declino di responsabilità della felicità del coniuge verso un'altra persona esterna al matrimonio.
Storie di estrema sofferenza, mista a rassegnazione, con assoluta assenza di amore, di emozioni e di intimità.
Coppie che si salutano al mattino, che si intravedono per il pranzo e che, sfiniti e non più empatici, si ritrovano la sera sul divano di casa, aspettando che il telecomando e il sonno prendano il sopravvento.

Cosa spinge i partners a questi compromessi psichici?

Cosa li lega l'uno all'altro, tra sofferenze, infelicità e dolore?

Questa condizione restituisce libertà e dignità al vivere reciproco?

Dai racconti anamnestici e dai successivi colloqui con i miei pazienti emerge che le coppie che decidono di adottare questo “compromesso relazionale” non sempre sono consce di quello che stanno vivendo, ma lentamente, giorno dopo giorno, si ritrovano accanto un coniuge estraneo, verso il quale a fatica hanno memoria di un pregresso amore.

Un percorso di chiarificazione emozionale e intrapsichica, da effettuare con un clinico competente, diviene necessario come antidoto alla noia, alla rassegnazione e all'inevitabile dolore coniugale.

Bigliografia:

W.Pasini "I Nuovi comportamenti amorosi, coppia e trasgressione " Mondadori 2007

Francescato D., 1992, Quando l'amore finisce, Il Mulino, Bologna.

Francescato D., 1994, Figli sereni di amori smarriti, Arnoldo Mondadori, Milano.

Francescato D., Spaltro M. A., Locatelli M., Prosperi P., 2001, Il cambiamento del ruolo paterno attraverso dodici storie di padri.  M. Andolfi.

Andolfi M., (2001) La crisi della coppia, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Scabini E., Cigoli V., 2000 Il famigliare: legami simboli e transizioni, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Valeria Randone "Sex and the sicily" 2012 Novacento Editore 

Autore

valeriarandone
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1992 presso La Sapienza-Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia tesserino n° 1048.

7 commenti

#1
Utente 279XXX
Utente 279XXX

si quindi è fattibile essere separati in casa!
ognuno fa ciò che vuole e si va alla ricerca dell'amore fuori casa!
silenzio sessuale e dei sensi?? dormono nello stesso letto??

#2
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Gentile Utente,
l' articolo spiega, ma non giustifica ed avalla, la condizione da separati in casa, definendola un chiaro " compromesso esistenziale" , fautore di future infelicità ....
Questa dimensione dell' esistenza è una schizofrenica condizione tra sentire e volere, che prima o poi porta dolore rabbia, acredine ed inevitabile sofferenza.
Se uno dei due partners, trova l' Amore fuori casa, prima o poi sarà costretto a prendere delle decisioni, i separati in casa, non dureranno a lungo.
Valeria Randone

#3
Utente 386XXX
Utente 386XXX

Cara Dottoressa, sto vivendo questa condizione. Credevo fosse il modo migliore per far capire a mia moglie che il nostro rapporto non finisce perchè ha scoperto (per la seconda volta) una mia relazione extraconiugale. Non riesco a lasciarla sol perchè ho sensi di colpa. Lei ha vissuto per me e la famiglia, ora dopo 10 anni di matrimonio e 20 di convivenza, la lascerei sola con due bimbi di 3 e 5 anni. Io sento di avere l'equilibrio per gestire una separazione, temo che invece lei vada in crisi, compromettendo l'equilibrio dei miei figli. Mi sembra ingiusto che per la mia felicità debbano soffrire altre persone. Ma io amo un'altra, non ho rapporti sessuali da mesi e mesi. Cosa mi consiglia? Devo arrendermi a questi sensi di colpa.

#4
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Gentile Utente,
grazie per la Sua testimonianza.

"Un amore è un amore anche se non ha un domani e la famiglia è da proteggere anche se non c'è amore".

Ma mi rendo conto che sono solo parole, belle parole, ma parole e che la vita è difficile e dolorosa ed obbliga a fare delle scelte.
Non mi sento di consigliarle niente se non di ascoltarsi davvero.
È l'unica strategia per cercare di essere sereni e, perché no, felici.
Così non è né triste né felice, né con lei né senza di lei ( mi riferisco alla donna che ama davvero).
Le cose semplici ed il quotidiano servono alla costruzione e, soprattutto, alla manutenzione di un legame d'amore.
Legga questo scambio di email, potrebbe aiutarla a riflettere e mi faccia sapere.


"Lui, lei è l’altra, lo stesso uomo amato ed interpretato da due donne".

http://www.valeriarandone.it/articoli/1297-congresso-nazionale-sia-2015/


Un cordiale saluto.

#5
Utente 386XXX
Utente 386XXX

Molto profondo il carteggio fra moglie ed amante. Situazioni che sto vivendo quotidianamente da troppo tempo. Mi sembra però un messaggio in senso diametralmente opposto al suo primo post. Ho 36 anni: quanto potrei resistere in una casa, fingendo di stare bene? Allo stesso tempo trovo davvero ingiusto quello che faccio a mia moglie. E dentro di me non è facile trovare una risposta. Per questo ho iniziato a scrivere e sto trovando spunti interessanti di riflessione che mi aiutano anche a stare meglio. Grazie davvero per l'attenzione.

#6
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

"Ho 36 anni: quanto potrei resistere in una casa, fingendo di stare bene? "

Spero veramente poco, per il bene di tutti.

Decidere e complesso, ma è la strada per la chiarezza emozionale, sentimentale e mentale....


Ogni percorso porta una sofferenza, perché ogni scelta porta una perdita.

Ci sarebbero mille riflessioni da poter fare, ma senza conoscere di più di lei/voi, e per di più online, è veramente complesso.

Sono contenta che il carteggio le sia piaciuto e le abbia fornito spunti di riflessione, è un concentrato di sofferenza.

Auguri per tutto.

Valeria Randone

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