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La psicoterapia cognitivo-comportamentale non rimuove le cause del problema?

Dr.ssa Angela Pileci Data pubblicazione: 01 febbraio 2014

Diffusa purtroppo anche tra alcuni addetti ai lavori, la leggenda metropolitana riguarda la psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale quale trattamento che agisce solo sui sintomi e non sulle cause.

In questo articolo voglio spiegare, a beneficio dell'Utenza, su che cosa lavora la psicoterapia cognitivo-comportamentale e perchè può essere efficace anche con un numero di sedute decisamente inferiore rispetto ad altri tipi di psicoterapie, eliminando il problema portato dal pz. e definitivamente.

Da dove nasce la leggenda metropolitana a riguardo?
Nasce dal fatto che si presume che il pz., poichè sta male, debba aver subito -forse nella sua infanzia o comunque nel passato- un evento traumatico che ha poi rimosso e che pertanto in terapia si abbia l'arduo compito di intercettare nell'incoscio del pz questo trauma, portandolo alla coscienza del pz. Questo lavoro può richiedere parecchio tempo, perchè l'inconscio è molto vasto.

Questa credenza è anche giustificata dal fatto che il pz. può arrivare a soffrire molto e, poichè il pz. ha certamente provato a FARE qualcosa per fronteggiare le sue difficoltà ma senza riuscirvi, e quasi sempre ne ha parlato con qualcuno che ha suggerito anche altri modi per superare le difficoltà, allora il problema dev'essere davvero molto grave e difficile da trattare.

Secondo la teoria della psicoterapia cognitivo-comportamentale, è verissimo che il pz giunge a stare molto male e non è infrequente vedere nei nostri studi persone che hanno provato a mettere in atto le idee più disparate nel tentativo di arginare il problema oppure pz. che seguono i suggerimenti di amici e conoscenti.

 

Ma è altrettanto vero che se, con l'aiuto dello psicoterapeuta, il pz. comincia a FARE (e quindi a correggere i propri comportamenti disfunzionali, cioè proprio quelli che rafforzano il problema) in maniera diversa, seguendo le prescrizioni dello psicoterapeuta, inizia a modificare anche il modo in cui vede se stesso, la propria padronanza sul problema, la reazione degli altri, la propria competenza e autoefficacia.

Tutto ciò va alla radice del problema: secondo la teoria di base, la causa del problema non è un trauma dimenticato avvenuto nel passato, ma è proprio l'impotenza appresa, i sentimenti di inadeguatezza che rafforzano i comportamenti disfunzionali (ad esempio, di evitamento) e che a loro volta mantengono ulteriormente quella condizione di sofferenza in cui il pz. vive.

Quando il pz. mette in atto nuove e più funzionali strategie comportamentali, iniziano a cambiare anche le strategie cognitive. Un principio fondamentale della teoria cognitivo-comportamentale è che emozioni, cognizioni e comportamenti si influenzato tra loro in modo circolare.

Nel momento in cui sono stati rimossi i sintomi e quindi le modalità con cui il pz affrontava il problema, allora abbiamo rimosso anche le cause del disagio e non abbiamo bisogno di andare ad intercettare altre, che soprattutto non saranno rimosse nell'..."inconscio"

 

Autore

a.pileci
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 2003 presso Università di Torino.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Lombardia tesserino n° 12751.

8 commenti

#1
Psicologo
Psicologo

Mi piace molto il modo in cui la news è scritta. Affronta un preconcetto molto diffuso, e credo che l'utenza non possa che beneficiarne.

Vorrei soffermarmi in particolare su un passaggio:

>>Un principio fondamentale della teoria cognitivo-comportamentale è che emozioni, cognizioni e comportamenti si influenzato tra loro in modo circolare

Questo punto mi sembra molto importante, ANCHE quando le persone che si rivolgono a noi, in passato, hanno subito un trauma. Il problema è che i traumi, quando sono davvero traumi e non eventi dolorosi o difficili, vengono fronteggiati da chi li ha subiti come eventi "presenti", non come parte del nostro passato.

E quindi, comprensibilmente, le persone che devono fronteggiare il riacutizzarsi di traumi fanno quello che farebbero di fronte all'evento in sè (come ad esempio fuggire, evitare certe situazioni, pensare e ripensare, etc.).

Anche in questo caso, in una prospettiva cognitivo-comportamentale, la risoluzione del trauma non può prescindere dall'esposizione in forma narrativa al ricordo (perchè diventi appunto MEMORIA), e dall'abbandono dei comportamenti protettivi inutili.

In altre parole, di nuovo, agendo su problemi ATTUALI si possono modificare in modo profondo e duraturo aspetti molto centrali delle nostre esperienze.

Voglio aggiungere un'ultimo aspetto, tratto dai dati di letteratura. Se fosse vero che la terapia cognitivo-comportamentale (TCC) agisce in modo superficiale e non rimuove presunte CAUSE, queste devono trovare una nuova strada per produrre il loro effetto.

E quindi i casi sono due:

1. i pazienti trattati con TCC presentano tassi di ricadute per lo stesso problema superiori a quelli trattati con terapie "profonde" ((non esistono review sistematiche che lo dimostrino)
2. i pazienti trattati con TCC presentano tassi di insorgenza di NUOVI SINTOMI superiori a quelli dei pazienti trattati con altre terapie "profonde" (ed anche qui la letteratura scientifica non fornisce dati a supporto di questa ipotesi).

E la teoria della "sostituzione del sintomo" dove finisce?

#3
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

"il sintomo trattato superficialmente si ripresenta sotto altra forma" è un mito dottrinale che esiste solo all'interna di questa! nessuna prova in tal senso. "Se un sintomo diverso si ripresenta può essere interpretato come la sublimazione del precedente" anche questa è una osservazione dottrinale <<autoimmunizzante>> per dirla con le parole Popper!
Inoltre bisogna intedersi cosa significhi andare a fondo, in accordo con la collega la terapia che va a fondo (alla radice del problema) è quella che modifica la percezione del problema e il tipo di elaborazione che se ne fa. Il lavoro nel "profondo", se a tal termine si vuole attribuire dignità scientifica, è il lavoro sulle elaborazioni cognitive di un individuo che danno significato anche agli stati emotivi. Inoltre il cosiddetto Disturbo post trumatico da stress è un tipo di reazione in netto contrasto con i processi di rimozione invalidando, alemno sotto l'spetto clinico, il concetto di "rimozione" del trauma!

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