"Ti mangerei di baci"

Dr. Antonio VitaData pubblicazione: 30 maggio 2014

“Ti mangerei di baci”

 Il Vampirismo - 

Parlando di Vampirismo andrebbe fatta una distinzione tra un “vampirismo crudele e sanguinoso”, e un “Vampirismo di tipo psicologico”, mite e moderato.

Soltanto nel secondo caso, il titolo potrebbe essere adeguato, attraente e suggestivo.

È questa, peraltro, una frase ricorrente tra due giovani amanti che si scambiano effusioni e frasi d’amore.

“Ti mangerei di baci” è un’espressione connotativa propria della fisicità. Infatti il bacio è la manifestazione più privata, carnale e sensuale tra due innamorati. Esso rappresenta forse il rito più profondo, intimo e intenso che si possa esprimere durante un atto d’amore.

Nemmeno l’atto sessuale è tale. Infatti, l’atto sessuale completo è dato dai genitali e quindi da organi preposti al rilascio dell’urina, cioè a parti del corpo che si occupano di espulsione di scorie. Poiché il bacio è dato dalle labbra e dalla bocca, organo preposto alla nutrizione, possiamo affermare che il Vampirismo tenue, attenuato e Simbolico, persegue un “principio di vita”, di crescita e di sviluppo. L’altro Vampirismo, riportato dalla fantasia popolare e da un tipo di letteratura immaginativa, è il vampirismo nero, fosco, buio, che sa di sangue e di violenza, che sa di un “principio di morte”.

Il Vampirismo più vero, cui spesso si fa riferimento, è quello degli aspetti negativi, quelli da rigettare, quelli da cui guardarsi, quelli da non mettere in opera, quelli che costituiscono i lati estremi e sanguinari, quelli più sporchi, ripugnanti e nauseabondi, quelli del succhiare il sangue dal corpo dell’amante. Questo tipo di Vampirismo potrebbe anche essere la brutta copia di un rapporto orale, ma mentre quest’ultimo è largamente apprezzato e non presenta forme dissociate, il succhiare, togliere e ingoiare il sangue dal corpo dell’altra, costituisce un atto repulsivo, caotico e sconvolgente, che ci riporta ad una fase primitiva e primordiale dello sviluppo filogenetico. Può essere dissociativo perché porta ad inglobare totalmente un soggetto amato, e nasce dal desiderio, dalla volontà e dall’impeto dell’incorporazione. E quindi può avere anche un senso di distruzione, di “separazione dall’altro” che viene considerato un oggetto da fagocitare e da annientare. Ma può anche indicare un modo di ricomporre in un’unità ciò che è stato scomposto e degradato dalla differenziazione (il maschile da una parte e il femminile dall’altra).

Il Vampirismo va anche considerato come un desiderio orale distruttivo e divorante, presente più che mai nell’inconscio di ogni essere umano.

Se esso è attuato da un uomo su una donna, può far pensare al desiderio di sbarazzarsi della donna, soggetto legato all’ancestrale possibile castrazione (paura e terrore vissuti inconsciamente dall’uomo).

Distruggere il soggetto principale, che può portare verso una sciagurata e malefica perdita e mutilazione del corpo, può mettere al sicuro l’uomo da forme di ritorno a temute e inconsce amputazioni. 

Succhiare il sangue è anche desiderio del cibarsi e dell’acquisire dall’altro tutti gli elementi di vita, di salute o di malanno, di purità e d’impurità. Significa anche impossessarsi dell’energia altrui..

Si tratta perciò di depredare l’altro della sua forza o di parte di essa per appropriarsene o per ridurre l’altro ad uno stato d’impotenza.

 

Ma il Vampirismo ha anche un carattere prettamente spirituale, dicevamo sopra, o semplicemente psicologico, evento che accade quando si pensa ad un uomo che viene demolito da una donna, o che diventa preda di una femmina divoratrice che lo invalida e lo annienta con le sue malie e con le sue seduzioni, sino a distruggerlo. È questa l’anticamera della morte spirituale, la premessa alla distruzione totale, senza possibilità di ritorno. E non è migliore del primo, in questo caso. Viceversa può essere una donna oggetto di violenza psicologica, sia mentale, sia emotiva o sentimentale.

Quando parliamo di “Vampirismo psicologico” pensiamo ad una forza della psiche che non ci appartiene, da depredare e da sottrarre ad un’altra persona. Quella forza rubata va a sommarsi a quella che il “vampiro” già possiede e che egli vuole enormemente ingrandire.

Quindi si tratta anche di sottrarre all’altro, amante, coniuge o compagno/a etc. tutta l’energia spirituale che possiede e di appropriarsene per ripristinare, nella propria anima, una potenza psichica che si è andata attenuando. In questo senso il “vampirismo” acquista una fisionomia molto più ampia e i vampiri possono essere tutti coloro che operano in modo da togliere l’energia dell’altro e farla propria.

Unitamente a tali funzioni del vampirismo psicologico, si può aggiungere l’esistenza di un elevato sentimento di sé che non corrisponde alla realtà, ed è amplificato dal desiderio di estromettere gli altri e di focalizzare la propria attività psichica soltanto o principalmente sulla propria persona e soprattutto sul proprio Sé. È quello che va sotto la voce di disturbo narcisistico di personalità. Ciò comporta anche un’elevata considerazione di sé, un’indifferenza per gli altri e atteggiamenti egocentrici portati ad estreme conseguenze.

Da qui il convincimento della superiorità del soggetto che crede di poter divorare l’altro e succhiarne gli elementi di vita, e di esserne il padrone assoluto. In tale atto c’è l’aspetto di un’esasperata nutrizione di sé e della propria personalità a scapito di quella altrui.

Questa particolare funzione è propria di ogni forma di condizionamento

 

Il vampirismo del sangue e del suo nutrimento rimane comunque segregato e nascosto nell’animo di tutti noi. Quest’istinto abita in angoli bui dell’inconscio collettivo e lì è tenuto a bada da altre forze psichiche che ne percepiscono la forza distruttiva e ammaliatrice ad un tempo. Non possiamo pensare ai vampiri veri, quelli che rubano gli elementi più importanti della nostra fisicità, come soggetti particolari e a noi estranei. Quella tendenza perversa è anche la nostra tendenza, appartiene a tutti noi. Tenerla a bada è importante ed essenziale, è una necessità per preservare sé e gli altri dalla forza distruttiva di questo archetipo.

Se invece ci lasciassimo corrompere dagli aspetti seducenti di questa pulsione, metteremmo a rischio la nostra integrità psichica e quindi la nostra salute, perché gli archetipi, quando invadono la psiche sono devastanti: demoliscono il soggetto, rovinano l’altro, distruggono l’integrità della psiche. 

Le notizie che ci giungono e che si riferiscono ad una specie di rinascita di riti iniziatici legati a questa forma d’istinto ci mettono in allarme. Da una parte perché questa moda sta dilagando tra giovani e giovanissimi, dall’altra perché già dobbiamo contrastare il risveglio di una forma di aggressività generalizzata che si manifesta in molti modi e in tante situazioni, e che sta mettendo a rischio la crescita e la formazione della personalità dei giovani.

La pericolosità deriva anche dal fatto che ci sono, oggi, metodi e tecniche associative che possono essere attivate in modo occulto e sostituire, facilmente, le obsolete associazioni segrete che comunque tanti mali hanno prodotto nella nostra società.

Ma la società siamo noi, e se tra gli adulti non vi sono più persone sagge, come riteniamo possibile arginare questa nuova, deprecabile e malaugurata forma di dissociazione sociale e mentale?

 

Antonio Vita

Psicologo-Psicoterapeuta

 cfr. https://www.medicitalia.it/news/psicologia/4737-bere-il-sangue-umano-o-mangiare-l-altro-di-baci-il-vampirismo.html

 

 

Autore

a.vita
Dr. Antonio Vita Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 1966 presso Univ. Urbino in Pedagogia.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Marche tesserino n° 200.

10 commenti

#9
Dr. Antonio Vita
Dr. Antonio Vita

Grazie Dott. Raggi,

Il tuo giudizio per me è sempre molto importante.

Ciao e buon lavoro.

#10
Dr. Antonio Vita
Dr. Antonio Vita


Cara Valeria

Ho riletto il mio intervento perché ho temuto che non fosse consono all'argomento. Non è così, a mio avviso. Ci sta tutto e ci sta bene.
C'è un problema che riguarda soltanto una mia precisa responsabilità che è stata quella di fare una copia del mio articolo e di inserirla nel mio blog. L'ho fatto per i pochi lettori che dovessero aprire il mio blog: chiunque troverebbe l'articolo. Anche se tu hai messo in calce l'indirizzo del mio blog, questo vale soltanto per coloro che hanno già letto il mio scritto perché inserito nel tuo. Gli altri, i pochi altri, non ne verrebbero mai a conoscenza. Non è stata una furbizia per farne un duplicato.
Ti ringrazio per avermi ospitato nel tuo blog. L'invito ha risvegliato le mie assopite idee e una certa debolezza dalla quale mi hai portato fuori. E' stato bello collaborare, anche se ho stentato a tenerti dietro, data la tua velocità (giovanile, prontezza di riflessione, chiarezza di idee, etc) nel fare, nel produrre e nell'essere pronti ad ogni evenienza.
Io credo che la collaborazione comporti anche l'avvicinamento di teorie, di apprezzamento reciproco per il lavoro che ognuno di noi sta compiendo nel chiuso del proprio studio, davanti agli sguardi smarriti di persone di ogni genere, che ti guardano e aspettano da te, da me e da altri un aiuto e un incitamento a vivere. Perché l’aiuto psicologico è quello di bilanciare il percorso della vita e, ovviamente, di affrontarlo con maggiore decisione, con idee più chiare, più sane e più robuste.

Cari saluti

Antonio

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