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Perché i “buoni propositi” per il nuovo anno sono spesso destinati a fallire?

PsicologoData pubblicazione: 29 dicembre 2014Ultimo aggiornamento: 02 gennaio 2015

Giunta la fine dell’anno, inesorabilmente inizia il tormentone dei buoni propositi per l’anno che verrà: si tratta di proponimenti, carichi di buon senso e ingenuo ottimismo, che riguardano piccoli/grandi cambiamenti che ci proponiamo di operare nelle nostre vite a partire dall’anno nuovo.

lista buoni propositi

L'elenco dei buoni propositi

La lista potrebbe essere infinita, ma ne elenco solo alcuni tra quelli che ho sentito ultimamente:

  • dimagrire
  • trovare l’amore
  • trovare lavoro
  • smettere di essere triste (o ansioso, o qualsiasi altro stato d’animo negativo)
  • rimettere le cose a posto con il/la mio/a partner
  • e così via.

Nel momento in cui li formuliamo, questi propositi sembrano ottime idee, e, con un po’ di impegno, persino a portata di mano. Ma, come recita la saggezza popolare, Devil is in the details, ovvero, un po’ liberamente, il Diavolo si nasconde nei dettagli.

Obiettivi o desideri?

Infatti, il breve elenco sopra riportato, che ad una prima occhiata potrebbe sembrare una lista di obiettivi, ad un esame un po’ più attento si rivela essere semplicemente una serie di desideri.

Ma qual è la differenza? E che c’è di male nel desiderare qualcosa?

Iniziamo dalla fine: non c’è nulla di male, assolutamente nulla di male o sbagliato nel desiderare qualcosa. E’ nella natura umana, ha ispirato sublimi opere d’arte, ed è parte di una vita psicologicamente “sana”.

Il problema sta nel confondere ciò che desideriamo con ciò che possiamo controllare. In parole più semplici, “desiderare” implica che noi ci attendiamo che qualcosa o qualcuno (un Ente superiore, la Provvidenza, il Caso o la Buona Sorte) “sparigli” un po’ l’Universo perché si adatti ai nostri bisogni, mentre definire un obiettivo (ed i “propositi per il nuovo anno questo dovrebbero essere!) vuol dire assumersi degli impegni e la responsabilità di portarli avanti.

Questo dettaglio è cruciale: un obiettivo è fatto di azioni alla nostra portata, è definito chiaramente, è ragionevole, può essere raggiunto in un tempo compatibile con la vita umana o con la nostra disponibilità ad impegnarci, è coerente con i principi più profondi che animano la nostra esistenza, ovvero i nostri valori personali.

Un desiderio è invece… vorrei tanto che accadesse questo o quell’altro, anche se non è sotto il mio controllo o è impossibile (o altamente improbabile).

Rivediamo brevemente la lista di pseudo-obiettivi elencati prima, e cerchiamo di scoprire quali “insidie” nascondono:

  • dimagrire: di quanto? In quanto tempo? Come? Sono disposto a pagarne il prezzo?
  • trovare l’amore: come saprò di averlo trovato? Lo “sentirò”? E se le mie emozioni ed i miei sentimenti mi inganneranno, come spesso fanno? E se poi le cose cambiano? E se non sarò ricambiato/a?
  • trovare lavoro: quale? Dove? Sono abbastanza qualificato/a? Ho i mezzi per spostarmi? Posso sopportare la fatica, le responsabilità, etc.? E se, malgrado tutti i miei sforzi, non lo trovassi?
  • smettere di essere triste: è possibile? Esistono esseri umani che non sono mai stati tristi nella loro vita? Se dovessi perdere qualcosa di importantissimo per me (un mio congiunto, il lavoro cui tanto tengo, il mio stato di buona salute, etc.), voglio farlo con un sorrisetto stampato in viso?
  • rimettere le cose a posto con il/la mio/a partner: la qualità di questa relazione dipende solo da me? E se, malgrado i miei sforzi, le cose non potessero più essere “rimesse a posto”?

Attenzione: le obiezioni che ho riportato sopra non significano che è IMPOSSIBILE dimagrire, o alzare il proprio tono dell’umore, o rimettere in carreggiata una storia in crisi. Implicano solo che, se vogliamo rendere più probabile il nostro successo, quando definiamo un obiettivo tanto vale farlo bene.

I buoni propositi S.M.A.R.T.

Può venire in nostro soccorso un acronimo, di derivazione un po’ manageriale, ma utilissimo se vogliamo migliorare la qualità dei nostri obiettivi, e magari stabilire dei buoni propositi che possano davvero essere raggiunti, ovvero S.M.A.R.T.

Questo acronimo definisce le qualità che deve avere un buon obiettivo, ovvero essere:

  • Specifico: meglio definiamo un obiettivo, più è probabile che lo possiamo raggiungere. “Trovare l’amore” è impreciso, indefinito, vago; “Impegnarmi ad uscire ogni settimana nel weekend e frequentare luoghi in cui posso parlare con altre persone”, “iscrivermi ad un corso collettivo in palestra e frequentarlo almeno 3 volte la settimana”, etc., sono obiettivi specifici, ovvero fatti da piccole azioni concrete
  • Misurabile: “Dimagrire” non ci aiuta a capire quando lo avremo raggiunto, né gli sforzi necessari o i costi che dovremo pagare. “Perdere il 10% della mia massa grassa” è un obiettivo misurabile: posso sapere quando lo avrò raggiunto (a meno di barare, ma questo è un altro discorso!) con grande precisione, ed anche quanti sforzi mi serviranno per ottenere ciò che mi propongo
  • A portata di mano: “Rimettere le cose a posto con il/la mio/a partner” potrebbe essere molto impegnativo, e scoraggiarmi dopo i primi insuccessi. Ma “spegnere la TV durante i pasti e chiacchierare degli avvenimenti della giornata”… beh, quello direi che è alla portata di tutti!
  • Realistico: “Correre 10 km.”, se sono di 50 kg. in sovrappeso, faccio un lavoro sedentario, non cammino a piedi neppure per andare in bagno, forse è semplicemente irrealistico. Ma “Parcheggiare l’auto a 15 min. dal luogo di lavoro ed andare a piedi” è abbastanza realistico: dopo qualche giorno, o magari settimana, o forse un mese, ci accorgeremo che la fatica, seppur non terribile già dall’inizio, diminuisce, e magari potremmo essere spronati ad assumerci un impegno maggiore in modo graduale, con passi successivi, né tanto piccoli da essere poco stimolanti né tanto grandi da essere fuori dalla nostra portata
  • Temporizzato: risponde alla semplice domanda “In quanto tempo?”. Correre 10 km., anche partendo da 0, è possibile, a patto che accettiamo di farlo in un certo lasso di tempo. Se pretendiamo di farlo dall’oggi al domani, beh, buona fortuna! Così, anche trovare lavoro può richiedere del tempo, magari perché abbiamo bisogno di riqualificarci, di aggiornarci o di costruire competenze da poter mettere a frutto in un impiego soddisfacente (o magari che ci consenta di vivere decorosamente!).

In definitiva, perché un proposito smetta di essere un semplice desiderio, tipo “Fatina buona, fa che domani mattina la mia panza sia sparita!”, può essere utile:

  • definirlo in modo specifico, così da poterlo valutare nel dettaglio e magari misurare, e
  • sceglierlo alla nostra portata, realistico ed adeguatamente temporizzato

Magari, così, potremmo scegliere dei propositi che ci accompagnino fedelmente come buoni compagni di viaggio per il nuovo anno, invece che caricarci sulle spalle quei fastidiosi zaini di mattoni che gà pesano dopo qualche giorno…

PS: una curiosità. Ma perché iniziare… all’anno nuovo?

 

“Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa.
Il secondo momento migliore è adesso”
(proverbio cinese)

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Specialista cancellato
Psicologo

11 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

Ho trovato l'articolo molto interessante ed utile, ed anche piacevole da leggere, perché condito da un pizzico di sana ironia.
Sono d'accordo con quanto scritto....come dice spesso un mio amico "le delusioni, nella grande maggioranza dei casi, derivano dalle illusioni"...come a dire che se uno non insegue obiettivi concreti, ben definiti ed alla propria portata, spesso poi il finale é quello di un'amara e prevedibile delusione......che non é imputabile alla sfortuna o ad un destino avverso (cosa che spesso ci piace pensare per deresponsabilizzarci...), ma semplicemente alla nostra incapacità (o non voglia!) di guardarci dentro, capire quali sono le nostre potenzialità ed i nostri limiti e, in base a questo, impegnarci in qualcosa di realizzabile e concreto.
Un cordiale saluto e complimenti per l'articolo.

#2
Psicologo
Psicologo

>>come dice spesso un mio amico "le delusioni, nella grande maggioranza dei casi, derivano dalle illusioni"...

Condivido appieno... Ma non sempre è facile capire che ci stiamo illudendo, almeno finchè non arrivi una sana delusione ad aprirci gli occhi sulle nostre aspettative...

Grazie di cuore per i complimenti, le sue riflessioni centrano esattamente quel concetto di responsabilità "positiva" che, a mio parere, non può che animare ogni nostro tentativo di cambiare qualcosa nelle nostre stesse vite.

Una piccola provocazione: ha già scelto i suoi obiettivi per il 2015? ^___^

#3
Ex utente
Ex utente

Ha perfettamente ragione, spesso é davvero difficile capire che ci stiamo illudendo...soprattutto quando di mezzo ci sono i sentimenti secondo me le emozioni possono non farci inquadrare correttamente persone e situazioni.
Bella domanda...ma lo sa che forse per la prima volta non mi sono posta obiettivi particolari? Forse solo quello di imparare a volermi bene ed accettarmi per quella che sono, senza chiedermi di essere "altro"...e quindi di vivere più autenticamente.
Altri obiettivi spero di determinarli e sceglierli via via nel corso dell'anno!

#4
Psicologo
Psicologo

Uno dei vantaggi delle emozioni è che sono rapide: consentono valutazioni in tempi brevissimi, e, se dobbiamo decidere se scappare di fronte ad un potenziale pericolo, forse perder tempo a valutare pro e contro non è una saggia scelta...

D'altro canto quello che ci scrive è per me assolutamente condivisibile: utilizzare "soltanto" le proprie emozioni come criterio per prendere decisioni importanti nella nostra vita può essere rischioso, come lo sarebbe, del resto, pretendere di valutare razionalmente ogni nostra decisione...

Se vorrà continuare il piccolo "gioco" che abbiamo iniziato, la invito a rileggere i suoi due obiettivi per il 2015: quanto sono "S.M.A.R.T."?

Se vorrà "SMARTIZZARLI" un pò (lo so, non si può leggere proprio...), provi a chiedersi:

"Qual è il primo, piccolissimo passo che potrei fare nelle prossime 24 ore per volermi bene ed accettarmi per quella che sono?"

#5
Ex utente
Ex utente

Beh...a dire il vero non so quanto i miei due obiettivi per il 2015 siano smart, né quanto sia possibile smartizzarli.
Non sono infatti obiettivi riferibili a qualcosa di concreto del mio quotidiano, o almeno non credo lo siano; nella vita di tutti i giorni, e nel presente, ho imparato a volermi sufficientemente bene e ad accettarmi, nel bene e nel male, per quella che sono.
Non riesco però a "fare pace" con errori e pessime scelte del mio passato, lontano e recente, che purtroppo condizionano ancora pesantemente il mio presente....e credo sia necessario questo ulteriore passo (cioé quello di perdonarmi ed accettare anche quella parte di me e della mia vita, senza rimuginarci spesso...) per poter affermare di volermi davvero bene,
Come vede...non sono obiettivi proprio semplici...sarebbe stato decisamente più smartizzabile voler riprendere a fare un po' di sana attività fisica! Magari ci ritroveremo nello spazio dedicato ai consulti di psicologia...

#6
Psicologo
Psicologo

>>Beh...a dire il vero non so quanto i miei due obiettivi per il 2015 siano smart, né quanto sia possibile smartizzarli.

Con un pò di impegno, si può giocare a smartizzare quasi ogni obiettivo. Io uso una serie di domande, che servono a "traghettarmi" dal mondo dei desideri a quello degli obiettivi.

Ad esempio, sono solito chiedermi: "Se io fossi GIA' riuscito ad ottenere quello che desidero, cosa farei di concreto che finora mi sono frenato dal fare? Cosa smetterei di fare che finora mi sono sentito costretto a fare?".

Se volesse giocare anche lei, potrebbe chiedersi:

"Se io fossi GIA' riuscita a fare pace col mio passato, a perdonarmi per gli errori che ho commesso, ad accettare le scelte che ho fatto, anche se sbagliate, e non per questo giustificarmi o condannarmi; se ci fossi già riuscita, cosa farei di DIVERSO che finora non mi sono sentita di fare? Cosa smetterei di fare, che finora ho "sentito" che ero costretta a fare?"

Non sono obiettivi semplici; ma, a volte, il fatto di essere "animali linguistici" ci complica un pò la vita. Ad esempio, può convincerci che, prima di cambiare il nostro modo di agire nel mondo, dobbiamo "sentire" che qualcosa è cambiato; oppure, che "perdonarci" sia qualcosa di emotivo, che deve scattare dentro di noi.

Per dirla con un esempio concreto, quando devo far capire ad un bambino che l'ho perdonato, come faccio?

Buon gioco...

#7
Ex utente
Ex utente

Gentile Dottore, ho provato a pormi la sua domanda....e, nel rispondermi, ho visto le cose da un'altra prospettiva...e forse ho compreso che teniamo in piedi tante cose per senso del dovere o per senso di colpa.
Probabilmente, se fossi già riuscita a perdonarmi e ad accettare le mie scelte, anche se sbagliate, ora mi sentirei in diritto di andare avanti con la mia vita, tagliando ciò che non mi appartiene più e che porto avanti solo per "senso del dovere" e per non deludere/far soffrire gli altri...proseguendo su una strada che oramai non sento più mia.
Non le rubo altro tempo, non voglio approfittare di questo spazio e della sua professionalità e cortesia....le rivolgo solo una domanda: secondo lei sto interpretando correttamente il "gioco"? Così poi potrò proseguire la mia riflessione....e cercare di portare avanti il mio obiettivo coerentemente e concretamente...così da giungere magari, col tempo, a scelte idonee per il mio benessere.Grazie.

#8
Psicologo
Psicologo

>>secondo lei sto interpretando correttamente il "gioco"? Così poi potrò proseguire la mia riflessione....e cercare di portare avanti il mio obiettivo coerentemente e concretamente...così da giungere magari, col tempo, a scelte idonee per il mio benessere

In tutta onestà... non lo so. Mi sembra di comprendere che ci siano in ballo questioni personali di una certa rilevanza, per cui non me la sento, senza sapere neppure di cosa stiamo parlando, di esprimermi su aspetti così delicati e personali.

Voglio rispondere egualmente alla sua richiesta, magari in modo un pò indiretto.

Le faccio un esempio personale. Se io volessi pormi l'obiettivo "Essere un padre migliore", non sarebbe molto SMART.

Non saprei quando l'ho raggiunto; non posso dire quanto tempo ci vorrà, e neppure se è alla mia portata.

Ma "trascorrere ogni giorno mezz'ora in più a giocare con mia figlia", oppure "leggerle una favola ogni sera", questi sono SMART...

La maggior difficoltà, quando vogliamo cambiare qualcosa nella nostra vita, è trasformarlo in passi semplici, piccoli, a portata di mano. "Perdonare sè stessi" può somigliare ad una sorta di "obiettivo esistenziale". Ma, ad esempio, "ricordare a noi stessi ogni giorno che siamo esseri umani, e che abbiamo il diritto di sbagliare", oppure "frequentare un training di assertività", oppure "dire di no la prossima volta che non mi va di fare qualcosa che mi sento spinta a fare solo per compiacere qualcuno o espiare qualche mia colpa", beh, questi sono più accessibili...

Che ne pensa?

PS: questo è un blog! L'ho scritto proprio per avere un confronto con chi, come lei, ha qualcosa da dire sull'argomento. Quindi, i suoi commenti non mi sottraggono tempo; piuttosto, danno un valore a ciò che ho scritto!

#9
Ex utente
Ex utente

Proprio così....ci sono in ballo questioni personali di una certa rilevanza, é vero.
Comprendo perfettamente il suo discorso, nel senso che mi rendo conto di averle chiesto un parere senza che lei sappia di cosa stiamo parlando!
Per quanto riguarda il suo esempio personale....é stato chiarissimo e forse ho compreso meglio il concetto.
Se non semplifichiamo e non portiamo nel quotidiano certi obiettivi, soprattutto quelli più complessi, diventa davvero complicato riuscire a realizzarli e muovere il primo passo.
Inoltre, un "generico obiettivo esistenziale" é difficilmente misurabile in termini di risultati raggiunti....mentre se lo semplifico in pratiche azioni quotidiane, forse riesco a vedere anche i progressi che riesco a fare......
Per come la vedo io, un padre che riesce a passare ogni giorno 30 minuti in più con sua figlia, e lo fa con convinzione e partecipazione, é già, decisamente, un padre migliore....

Grazie, davvero.....

#10
Psicologo
Psicologo

>>Se non semplifichiamo e non portiamo nel quotidiano certi obiettivi, soprattutto quelli più complessi, diventa davvero complicato riuscire a realizzarli e muovere il primo passo.
Inoltre, un "generico obiettivo esistenziale" é difficilmente misurabile in termini di risultati raggiunti....mentre se lo semplifico in pratiche azioni quotidiane, forse riesco a vedere anche i progressi che riesco a fare......

Esattamente! Ha riassunto il mio post in poche righe... La prossima volta che ne voglio scrivere uno, lo passo prima a lei per la sintesi! ^___^

>>Per come la vedo io, un padre che riesce a passare ogni giorno 30 minuti in più con sua figlia, e lo fa con convinzione e partecipazione, é già, decisamente, un padre migliore....

E, come ha notato, si tratta di un gesto concreto, per cui posso impegnarmi, e che può dare risultati concreti...

Grazie a lei per la partecipazione e... buon anno...

#11
Ex utente
Ex utente

Bene, sono contenta di aver colto l'essenza del suo post....ora spero tanto di riuscire a farla mia e a viverla concretamente, nei piccoli come nei grandi obiettivi della vita!
Sinceri auguri di buon anno anche a lei....grazie di cuore....

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