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La partita... persa

Dr. Antonio Vita Data pubblicazione: 21 febbraio 2015

Ho incontrato ieri mattina il mio amico Giovanni. Era furioso per i fatti di Roma, e cioè per gli eventi delinquenziali avvenuti a piazza di Spagna e altrove.

Secondo lui c’era da fare qualcos’altro. Mi ha detto:

“Vedi, in quei casi la cosa più normale anche per un Sindaco era di avvisare la curva dei Romanisti.” “Dai! - gli ho risposto - il Sindaco si è arrabbiato con il Questore e con il Prefetto, e la polizia è arrivata tardi, secondo lui”

“Macché polizia, con i barbari bisogna rispondere diversamente. Hai presente nell’antica Roma quando la cittadina allora era presa di mira dai Galli? La risposta la diedero i romani, le donne stesse. Ricordi la faccenda delle oche del Campidoglio? I romani si sono sempre difesi da soli. Ma non è questo il caso di cui volevo parlare. Ricordi l’ultimo attacco dei barbari quando essi entrarono a Roma e la misero a ferro a fuoco nel 476 d.C.?”

“Embè?” ho detto…

 “Insomma, quella volta i barbari ce la fecero ad espugnare la città perché i romani erano diventati del tutto imbelli. Non guerreggiavano più, erano due secoli che un patrizio romano non impugnava più la spada. Presi da una vita lasciva e da costumi licenziosi non erano più capaci di difendere la città e l’impero. Né gli aiuti vennero dalle legioni di soldati di ventura pagati dall’Impero. Ormai la città era alla mercé dei quanti volessero le sue spoglie. Ed entrarono i barbari e conquistarono la città capitale.”

 “Ma perché ti perdi in queste elucubrazioni?”

“Perché la storia qualche volta insegna. La curva dei romani, fans della loro squadra, sarebbe dovuta venire in ausilio delle forze dell’ordine, anzi avrebbe dovuto affrontare quelle due centinaia di ubriachi eredi dei barbari che da sempre hanno cercato, in molti secoli di storia, d’ impadronirsi delle ricchezze della città,  e invece niente. I romani non hanno più la forza di combattere e di respingere quei quattro ‘mbriachi che hanno scorazzato per le vie e per la piazza di Spagna, in barba a quei pochi poliziotti inviati a controllare e arginare quella furia…“

”Ma tu credi di essere ancora ai tempi delle invasioni barbariche?”

E Giovanni ”Eh sì, perché certi stati d’animo profondi non si cancellano. Riappaiono e sono riapparsi in quelli che sono gli eredi degli antichi barbari”.

“Secondo te cosa c’era da fare?” e Giovanni mi ha risposto così:

“C’era da avvisare quelli della curva della Roma e chiamarli in soccorso della città”

“E pensi che sarebbero accorsi per arginare quella folla di ubriachi?”

“No, apposta mi arrabbio, non sarebbero mai venuti. Perché son bravi a urlare e a minacciare, ma non sono più bravi a menar le mani”.

“Senti Giovanni, ‘ste cose non si possono fare più, non è come una volta. Adesso ci sono delle vie legali da percorrere, insomma il sindaco Marino ha ragione, sarebbero dovute arrivare delle squadre di poliziotti antisommossa per … “

“Non è così! È che ormai tutti siamo imbelli, o fiacchi, incapaci di difendere i luoghi delle nostre città”

“Ma Giovanni, tu pensi veramente che ci si deve fare giustizia da soli?”

“No, di solito no, ma in questi casi come quelli di ieri, quei quattro straccioni di Hooligan sarebbero stati dispersi e ammaccati da un gruppo di fans della curva”….

 

Me ne sono andato pensieroso, e poco convinto...

Però, mi son detto, forse quel  parroco aveva ragione, quando ce vole, ce vò!

Autore

a.vita
Dr. Antonio Vita Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 1966 presso Univ. Urbino in Pedagogia.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Marche tesserino n° 200.

2 commenti

#1
Ex utente
Ex utente

Chiamare gli ultrà a difesa della città mi sembra la cosa peggiore, perchè lo vediamo in tutti gli stadi che cosa capita quando opposte le tifoserie si scontrano. Altro che barcaccia, sarebbe venuta fuori una guerriglia.
Poi non capisco questo atteggiamento di superiorità nei confronti dei cosiddetti barbari: il popolo olandese è molto pacifico e civile non è giusto confonderlo con questi pseudo tifosi facinorosi.

#2
Dr. Antonio Vita
Dr. Antonio Vita


Lo sport è vita, è divertimento, è gioia, è anche padronanza di sé, delle proprie azioni, delle proprie pulsioni, dei propri scatti nervosi. Mi pare, invece, che di autocontrollo, quelli dell'attacco alla città di Roma e alle grandiose opere che la città espone per gli ospiti, ne abbiano avuto ben poco. Peraltro, un piccolo gruppo di facinorosi nulla ha a che spartire con Erasmo da Rotterdam, l’autore dell’ “Elogio della follia”. Se fosse stato ancora vivo, si sarebbe pentito di aver scritto quel saggio. Non l’ha scritto in verità per loro. E poi, paragonarli ai barbari che hanno per anni insidiato Roma non è proprio il caso. Lo ammetto. Quelli erano ben altra cosa. Ma non sono nemmeno da paragonare, quelli del gruppetto, ai grandi uomini che quel piccolo paese può vantare di aver avuto: Spinoza, Rembrandt, Van Gogh, Van Eyck, Bosch, Mondrian, e molti altri. Ho citato soltanto i filosofi e i pittori, tanto per sbrigarmi. E quelli citati, come molti altri, sono personaggi non a carattere nazionale, ma grandi personaggi d’ Europa. No, questi proprio, e cioè gli assalitori di un’inerme Piazza di Spagna, non assomigliavano a nessuno dei citati. I pittori e i pensatori da me riportati sopra, si saranno rivoltati nelle tombe, loro, che per l’arte e il pensiero hanno rischiato, e sono stati maestri ed esempi di grandezza e di modernità.
Ma perché prendersela con la Barcaccia del Bernini? Che cosa volevano dimostrare?
La risposta è stata data dai nostri atleti di Roma e dintorni, nella partita di ritorno. La squadra ha reso, urbanamente e serenamente, “pan per focaccia”.
Questo è quanto, parola di un juventino.


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