In accordo con il National Alliance on Mental Illness il rischio di patologia mentale, come la depressione, disturbi d’ansia o disturbo post traumatico da stress è 3 volte più alto per la popolazione LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender). Ancora più minaccioso è quello che riporta il Trevor Project, ovvero che il suicidio è la seconda causa di morte per i ragazzi tra i 10 e i 24 anni ma è tentato 4 volte più spesso dai giovani omosessuali. Molti studi hanno anche mostrato che la popolazione LGBT ha il rischio di 2 volte maggiore di abuso di alcol e droga rispetto ai coetanei eterosessuali.

Alla morte di una persona l’orientamento sessuale non è tra i dati che vengono annotati, risultando quindi difficile ottenere il numero esatto di suicidi tra persone omosessuali. Alcuni studi hanno tentato di rintracciare il dato chiedendo ai conoscenti della persona morta se sapessero se fosse gay o non. Tali studi, sebbene giudicati poco attendibili, non hanno rilevato alcuna differenza d’incidenza di suicidi tra persone omosessuali ed eterosessuali. Recentemente alcune ricerche danesi e svedesi prendendo come riferimento le coppie dello stesso unite civilmente o sposate hanno notato che in percentuale ci sono più decessi per suicidio tra le persone omosessuali che etero. Tali dati sono più affidabili perché utilizzano dei registri redatti da organi statali. Fenomeni più studiati sono quelli dei tentativi di suicidio e delle ideazioni suicidarie nella minoranza LGBT, entrambi, tralaltro, più frequenti che nel resto della popolazione. Tra le cause vanno menzionati i disturbi mentali (più diffusi tra persone le LGBT che non), lo stigma sociale, e la discriminazione individuale. Ricercatori e professionisti americani hanno pubblicato un review nel 2011 (qui già due volte citato) della ricerca scientifica riguardante l’orientamento sessuale, l’identità di genere e il suicidio, sostenendo alcune politiche sociali per prevenire i fenomeni di cui abbiamo appena parlato. Tra le misure proposte figurano le campagne contro il bullismo nelle scuole (generalmente i giovani sono la categoria più a rischio) e l'eliminazione delle barriere dell'accesso alle cure. (Haas AP, Eliason M, Mays VM, Mathy RM, Cochran SD, D’Augelli AR, et al. Suicide and suicide risk in lesbian, gay, bisexual, and transgender populations: review and recommendations, Journal of Homosexuality, 2011, Volume 58, Issue 1, pp. 15-17.)

Possiamo notare come sia di vitale importanza comprendere e supportare psicologicamente la comunità LGBT che si sforza quotidianamente nel combattere contro lo stigma, l’odio, l’ignoranza e il pregiudizio. Perché voglio ricordare e sottolineare che l’omosessualità è una variante normale della sessualità umana e le sue basse condizioni di salute rispetto agli individui eterosessuali non sono da correlare all’orientamento sessuale, che non ha bisogno mai di nessun trattamento, ma alle condizioni di svalutazione e paura che la società odierna offre sadicamente alla popolazione LGBT.
Un altro punto di cruciale importanza e che dovrebbe essere preso molto seriamente da società e clinici è il suicidio. Grazie alle ricerche scientifiche sappiamo che chi è omosessuale ha la probabilità 5 volte maggiore di tentare il suicidio rispetto a chi è eterosessuale. In uno studio molto importante del National Center for Transgender Equality emerge che tra il 40% degli adulti transgender che hanno tentato il suicidio, incredibilmente il 90% di quegli individui ha dichiarato di averlo tentato al di sotto i 25 anni di età. Grazie ad uno studio dell’American Journal of Public Health sappiamo che ogni abuso, vittimizzazione, aggressione verbale o fisica verso persone LGBT aumenta di 2,5 volte la loro probabilità di sfociare nell’autolesionismo. In fine un dato estremamente allarmante emerge da uno studio del Family Acceptance Project nel 2009: le famiglie che rifiutano l’orientamento sessuale degli individui LGBT aumentano di 8,4 volte il tentativo di suicidio dei propri figli rispetto a famiglie che non rifiutano l’orientamento sessuale dei figli.
In conclusione la salute mentale della comunità LGBT è a rischio e deve essere tutelata dal punto di vista sociale, sanitario ed economico. L’omosessualità non è una malattia e chiunque dichiari il contrario diffonde odio, pregiudizio e violenza prive di qualsiasi fondamento scientifico. La verità dal punto di vista scientifico è che l’omosessualità è una variante normale del comportamento sessuale ed umano, sia secondo l’Associazione Psichiatrica Americana, sia secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e sia secondo le tutte le altre associazioni mondiali della sanità. Inoltre non esistono prove scientifiche che supportino l’efficacia di un trattamento mirato a cambiare l’orientamento sessuale, sono ben noti invece i danni devastanti e irreversibili delle bandite ‘’terapie riparative’’.
Inoltre l'American Psychological Association, l'American Psychiatric Association, e la National Association of Social Workers affermano che "Le abilità delle persone gay e lesbiche e i risultati positivi per i loro figli non sono aree in cui ricercatori scientifici credibili possono dissentire. Affermazioni delle principali associazioni di esperti in quest'area riflettono un consenso professionale per cui i figli cresciuti da genitori lesbiche o gay non differiscono in alcuna considerazione importante da coloro che sono cresciuti da genitori eterosessuali. Nessuna ricerca empirica suggerisce il contrario."

La vera malattia oggi è l’omofobia.

 

Dr. Leano Cetrullo

Psicologo Clinico - Perfezionato in Criminologia e Sessuologia

- Member of The American Psychological Association (APA)
- Member of The British Psychological Society
- Member of The UK Psychological Trauma Society
- Member of The European Society for Traumatic Stress Studies 
- External and Viva Examiner of The British Psychological Society
Consulenze psicologiche in studio o in video-chiamata tramite Skype
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