Davvero le stimmate, ossia i segni sanguinanti su mani, piedi e costato, che ricordano il martirio di Cristo, sono l'espressione di un dono divino?

La somiglianza di alcune affezioni dermatologiche con i segni della passione di Cristo, così come con le rappresentazioni pittoriche classiche di San Francesco di Assisi, creano una realtà tanto suggestiva da far dimenticare che certi individui avrebbero più bisogno dell'attenzione di un medico piuttosto che del seguito dei fedeli.

Forse proprio questo spettacolare equivoco fa sì che chi, in realtà, è affetto da malattie piuttosto insolite, arrivi difficilmente alle cure del medico, con la conseguente cronicizzazione del problema.

Ovvio, vi sono situazioni estreme in cui lo stesso medico, magari ignaro dell'esistenza di patologie rare e che, nello stesso tempo, aderisca ad un determinato credo religioso, può farsi sfuggire una diagnosi, confermando la sovrannaturalità del fenomeno.

Ci sono casi storici eclatanti in cui l'ignoranza di alcuni specialisti ha fatto sì che personaggi come Teresa Neumann, Padre Pio e numerosi altri, considerati mistici, siano stati presentati come icone umane piuttosto che pazienti degni di attenzione esclusivamente medica.

E' pur vero che la complicità dei mistici/ pazienti stessi non ha fornito molto spazio a chi voleva davvero occuparsi del fenomeno sotto l'aspetto scientifico. E, nello stesso tempo, le stesse folle di fedeli, che reclamavano i loro santi sulla terra, assumevano e, tutt'ora assumono, un atteggiamento ipercritico e spesso aggressivo verso chi tenta di dare dignità medica a certi fenomeni.

La presenza di comorbilità, ossia più patologie che si esprimono contemporaneamente, rende ancora più complesso l'inquadramento del fenomeno stimmatico sotto l'aspetto scientifico.

Quando parliamo di stimmate ci troviamo spesso dinanzi a un connubio tra affezioni dermatologiche e comportamenti psicopatologici, il più delle volte legati all'autolesionismo.

La presenza di quest'ultimo è storicamente confermato nella maggior parte dei grandi mistici ma, all'interno di un contesto culturale dove si esalta la sofferenza e il martirio, difficilmente viene compreso nella sua essenza prettamente medico/ psichiatrica.

Appare logico che in una cultura come quella cattolico/cristiana, che vede nella sofferenza un mezzo di elevazione dello "spirito", chi è portatore di tali malattie le ostenti come fossero un trofeo e “goda” della sua stessa sofferenza. Un contesto, possiamo affermare, che non è certo di aiuto per chi soffre di una problematica psicologica con tendenze autolesionistiche, se queste poi assumono, connotazioni religiose...

Chi aderisce a questo tipo di credo religioso ed ha la "sfortuna", almeno per noi, di ammalarsi di queste malattie, potrebbe essere, purtroppo, destinato a cronicizzarle e a vivere quasi con gioia quelle sofferenze che altri prima di lui hanno già sperimentato, in nome di un credo religioso che favorisce, anzichè scoraggiare, queste esperienze “mistiche”. 

Ma di quali malattie parliamo per l'esattezza? E come nasce il mito delle stimmate?

Una risposta in questo video

 

Per un approfondimento:

- Armando De Vincentiis. Ambiente percezione e paranormale. C1vedizioni. https://www.c1vedizioni.com/product-page/ambiente-percezione-e-paranormale

- Chiara Frugoni, Francesco e l'invenzione delle stimmate. Einaudi.