L'artista inconsapevole

Dr. Alessandro DragoData pubblicazione: 01 marzo 2021

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L'artista scolpisce, dipinge, suona, canta, balla, mosso dalla passione. L'etimologia del termine Passione è riconducibile al greco πάθος(pathos) che racchiude il senso di sofferenza e dolore.

Questo termine è stato, tuttavia, confuso e mistificato nel corso del tempo, avendo relegato questa parola a qualcosa di esclusivamente 'bello' con frasi gloriose ed egoiche del tipo: “Senza passione non si va da nessuna parte!”. Come spesso accade si 'guarda la scatola e non il contenuto'.

Questo da una parte va anche bene, nella misura in cui la 'Passione' offre la possibilità di un drive, una spinta all'azione che permette di poter, nel caso dell'arte, scrivere, dipingere, scolpire, ballare, comporre musica e così via.

Tuttavia, non riconoscere l'altra parte, come direbbe Jung la sua 'zona d'ombra', non permette di poter analizzare un fenomeno psicologico che racchiude, al contempo, anche elementi di sofferenza ed inquietudine inerenti all'atto artistico.

Nello stesso termine, dunque, potrebbero essere racchiusi due significati che sono contrapposti tra loro: il 'bello' (la scatola) e la sua antitesi (il contenuto).

Questa nostra incapacità di poter comprendere che puo esistere una contrapposizione all'interno della stesso termine, ha aperto 'la porta' alla mistificazione da cui sono partito: non guardare l'altra faccia della 'Passione'.

Ovvero un passato doloroso e sofferente che, finalmente, trova, nell'atto artistico, la sua libera espressione finale.

Sigmund Freud la chiamava “Sublimazione”, meccanismo difensivo attraverso cui trasformare un conflitto interiore in un'arte meramente soggettiva.

La difesa è di, appunto, sublimare il proprio 'pathos', non consapevole da parte dell'artista, che viene riversato totalmente su un'opera d'arte. Emozioni e pensieri che si con-fondono tra Passato e Presente.

Il punto è che l'artista è totalmente inconsapevole di questo processo creativo. Nel senso che il suo 'essere artista', nel suo potenziale espressivo, necessita proprio di questo 'pathos' per poter esprimere un qualcosa di eccellente, non consueto, non ordinario, semplicemente unico.

Motivo per cui pochissimi di loro decidono di fare un lavoro su se stessi, perché ciò gli rivelerebbe da dove proviene una delle fonti della loro potenza creativa.

Questo dis-velamento farebbe perdere il potere dell'atto artistico e, senza questo, non si va da nessuna parte in termini meramente artistici. Il rischio, terrore di qualsivoglia artista, è di diventare improvvisamente banale e comune a tutti gli altri.

Dunque, l'artista, attraverso la sua 'Passione' esprime in modo audace, unico ed irripetibile qualcosa del suo Passato che, inconsapevolmente, riversa in quei momenti, nella sua canzone, tela, scultura, danza, e così via.

Non può, dunque, essere consapevole di 'ciò che gli è stato fatto', frase tanto cara a J.P. Sartre, di come e quanto il suo passato doloroso possa entrare, in modo dirompente,nella sua opera d'arte.

Egli o ella non può e non deve sapere, avendo bisogno di rivelare la sua zona d'ombra solo ed esclusivamente nell'opera stessa. Una sorta di unione e patto nascosto agli 'occhi degli altri' e di se stessi.

Mi faccio la fantasia che Munch, per esempio, nel quadro intitolato “L'urlo”, avesse sognato qualcosa di estremamente angoscioso e minaccioso e che avesse trovato un senso artistico in un urlo devastante su quel ponte: tra malattia mentale e salute.

In questo caso la 'Passione' esplode improvvisamente per Munch, rompendo gli argini e distruggendo definitivamente quel ponte a cui si lega la cosiddetta 'normalità' con il disturbo psichico.

L'interrogativo è, però, questo: “Solo gli artisti sono dominati dalla Passione?”. La risposta è no.

Noi tutti, veniamo gettati nel mondo, e, doverosamente, subiamo un degrado dei nostri bisogni e desideri che hanno da fare i conti, non pochi, con un ambiente genitoriale che non riconosce la nostra essenza più intima; ciò che noi siamo autenticamente fin dalla nascita.

Questo accadimento crea un vuoto interiore, in relazione al nostro spasmodico bisogno d'amore che non viene riconosciuto come vorremmo.

Come dire, il 'pathos' è un passaggio ineluttabile dell'essere umano, attraverso cui può sorgere una qualche forma di carenza affettiva che ci 'portiamo dietro' dal nostro Passato. Un vuoto interiore che alimenta in tutti noi una specifica 'Passione' che ci dominerà durante l'intera esistenza.

Nella tradizione cristiana, per esempio, ne vengono riconosciute 7 relative ai Vizi Capitali. Superbia, Vanità, Invidia, Rabbia, Lussuria, ecc. come moto passionale verso l'opera d'arte e, probabilmente, anche come 'motore di spinta' nell'essere e diventare artisti.

Vi è, tuttavia, un paradosso interiore rispetto alla 'Passione', che spinge all'azione creativa, per coloro che praticano arte: la cura.

In quelle ore egli o ella è, infatti, finalmente libero di esprimersi senza tutti quei condizionamenti, automatismi che la 'Passione' stessa gli alimenta durante la giornata. Come dire, il dolore del Passato, seppur disconosciuto e non consapevole dall'artista, 'bussa alla porta', condizionandolo come qualsiasi altro essere umano.

È come se vi fossero due fasi interdipendenti tra loro, inerenti alla 'Passione', che possono creare un paradosso interiore in termini artistici:

  • la prima in relazione al 'pathos' che muove l'artista a diventarlo e verso la sua opera;
  • l'atto artistico diviene, esso stesso, fonte di terapia e di cura per la persona stessa.

Una sorta di 'risveglio' in cui la luce illumina l'opera d'arte, lampi di genio che folgorano uno spazio-tempo inconsueto. Solitamente occupati dalla Nevrosi, Psicosi o forme Bipolari.

Opera d'arte che rappresenta, dunque, la sua cura e la sua 'malattia' al tempo stesso. Oserei dire croce e delizia per l'artista.

Un vortice creativo che non conosce una sua esatta conclusione, essendo basato su due aspetti 'passionali' di cui l'artista è completamente inconsapevole.

La differenza con l'uomo ordinario ed il vero artista? Non certo nel rimanere addormentato, in quanto entrambi, spesso, sono inconsapevoli della propria 'Passione' che agita corpo, mente e spirito.

Ma nei suoi lampi di luce che riversa nella sua opera unica ed irripetibile, dove in quel preciso momento, di totale inconsapevolezza, si offre la possibilità straordinaria della cura.

Autore

alessandrodrago
Dr. Alessandro Drago Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2002 presso Università degli Studi di Firenze.
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Toscana tesserino n° 3961.

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