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Sids paura morte in culla

La paura della morte in culla

Dr.ssa Valentina Nappo Data pubblicazione: 13 giugno 2022

"Ho paura che il mio bambino, di notte, smetta di respirare". Per molte neo-mamme il calare della sera è un vero incubo: e se il piccolo, mentre dorme, smettesse di respirare? Il fantasma delle morti bianche (SIDS Sudden Infant Death Syndrome, la sindrome della morte in culla) incombe spaventosamente su di loro, in quella stanza, su quella culla, sottraendo gioia ed energie in un momento così delicato dell'esistenza.

Quali sono le ansie delle neo-mamme?

Ho raccolto, grazie alla mia esperienza clinica, le testimonianze di pazienti ormai sfinite che raccontavano di avere passato i primi sei mesi di vita del nascituro a sorvegliarlo mentre dormiva e a osservare come e se il respiro ne gonfiasse ritmicamente il pancino.

Se, a causa del rigurgito di latte, dovesse soffocare?Se le coperte gli coprissero il nasino, fino ad ostacolarne la respirazione?Se dovesse essere colto da un malore nel cuore della notte?

La lista delle possibili minacce a cui molte neomamme si sentono esposte può essere davvero lunga e obbligarle a svegliarsi ripetutamente nel corso della notte, per controllare il respiro del bambino, a volte anche scuotendolo e svegliandolo di soprassalto, impedendo loro di vivere con serenità e fiducia la maternità.

Quali sono le cause di questa paura?

La preoccupazione nei confronti di una morte in culla può insogere per vari motivi.

Uno di questi è la percezione che il piccolo sia un esserino molto fragile e che possa bastare veramente poco a farlo morire. La sindrome del bambino vulnerabile si presenta maggiormente nei casi di nascita prematura o quando eventi traumatici (come malattie, ospedalizzazioni, ecc.) si verificano nel corso dei 9 mesi di gravidanza, paventando il rischio di morti intrauterine o di parti pre-termine.

Altro motivo, collegato al precedente, è difatti da ricercare nel modo in cui si è vissuto il periodo della ricerca di un figlio e della gestazione: la difficoltà a rimanere incinta o una gravidanza a rischio possono aggravare le ansie delle madri e farle sentire in balia di imminenti minacce di perdita. Quel fagottino tanto desiderato è troppo prezioso e il pensiero di perderlo troppo presente e invadente!

Un’altra possibile motivazione, più inconscia, ha a che vedere con l’immagine che una donna crea di sé come madre, immagine che si sviluppa a partire dalla sua storia di figlia.

Ad esempio, se al cospetto di sua madre una donna si è sempre sentita inadatta o "troppo piccola", è probabile che proietterà tale vissuto di inadeguatezza su quel figlio che ha generato, che è “il suo prodotto”. Questo è l'interrogativo che una giovane mamma mi ha confidato di portare con angoscia nel cuore: "come posso, io che mi sono sempre sentita un'incapace, avere dato la vita a qualcosa che funzioni?".

Guardando il volto del suo bambino, incontrando i suoi bisogni di accudimento e le sue fragilità, la donna con un'immagine negativa di sé potrà sentirsi sbagliata, incapace di soddisfarli e di tenerlo in vita. A volte, anche non meritevole di un simile dono. Le sue insicurezze la spingerebbero, pertanto, ad avere dubbi sulla sua capacità di custodirne la vita, di accudirlo e di accompagnarlo nel percorso di crescita.

Come supportare la neo-mamma?

Le ansie delle neo-mamme sono spesso banalizzate e ritenute dagli “altri” infondate o esagerate. In parte, possiamo dirlo, lo sono perché traggono origine da fantasmi e da paure irrazionali e non da pericoli effettivi. Tuttavia, se si vuole dare un vero supporto a queste donne è importante empatizzare con le loro paure e non giudicare, lasciando che siano il tempo e l'esperienza a rassicurarle e a permettere loro di sentirsi su un piano emotivo più sicure e robuste come mamme.

Se tempo ed esperienza non dovessero bastare, diventa allora indispensabile che la donna acceda ad un piano di supporto psicologico per poter godere della magia della maternità e integrare dentro di sé ansie, inevitabili, e gioie che la genitorialità porta con sè.

Imparare, dunque, a far convivere armonicamente luci ed ombre elicitate dall'evento nascita. Inoltre, in tal modo si evita che queste paure possano essere trasferite e assorbite dal bambino, con effetti deleteri sul suo sviluppo (difficoltà a regolare gli stati sonno-veglia e altri aspetti fisiologici come l'alimentazione, ansia e iperattività, ecc.). 

Autore

valentinanappo
Dr.ssa Valentina Nappo Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 2008 presso La Sapienza.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Campania tesserino n° 4175.

1 commenti

#1
Dr.ssa Anna Potenza
Dr.ssa Anna Potenza

Ottimo articolo, che va incontro con semplicità ad una delle maggiori cause di stress che circonda la maternità / genitorialità. Ho raccolto testimonianze di padri che dicono di aver dormito con un occhio solo nei primi mesi dopo la nascita, parlando con toni apparentemente scherzosi di "sonno della nutrice".

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