Dipendenza da lavoro: donna workaholic molto impegnata al lavoro

Sei workaholic? Come riconoscere la dipendenza da lavoro o workaholism

Il workaholism è una dipendenza comportamentale definita come il bisogno compulsivo e ossessivo di lavorare, spesso definita "well-dressed addiction" perché socialmente accettata. La persona workaholic manifesta ossessività, impulsività e sintomi di astinenza (craving) durante il tempo libero. Questa condizione non è semplice dedizione, ma una patologia che compromette la salute psicofisica, le relazioni sull'ambiente di lavoro, la sfera familiare e il work-life balance, ossia l'equilibrio tra sfera lavorativa e sfera privata.

Cos'è la dipendenza da lavoro o workaholism?

Il workaholism (o dipendenza da lavoro) è considerata la più rispettabile fra le dipendenze e si è guadagnata negli anni l’appellativo di well-dressed addiction, cioè la dipendenza ben vestita, collocandosi nel novero delle cosiddette nuove dipendenze come la dipendenza da internet, dai social media, dai videogiochi o lo shopping compulsivo

Prende il nome di workaholism, la dipendenza psicologica dal lavoro. Un fenomeno che con ogni probabilità esiste da molto tempo, ma che nel 1971, quando Wayne E. Oates ha pubblicato le sue Confessions of a workaholic, questa particolare condizione umana ha avuto una definizione e illustrazione specifica [1].

Fra le dipendenze, quella da lavoro occupa un posto speciale perché pur essendo a ogni effetto una dipendenza psicologica, sollecita nella società un atteggiamento di tolleranza, a volte perfino elogiato, condiviso, ritenuto un valore positivo, di fedeltà al lavoro e dedizione.

Workaholims e dipendenza da lavoro: donna impegnata al lavoro di notte

Quali sono le caratteristiche della dipendenza da lavoro?

Il workaholism è collocabile nelle cosiddette “dipendenze situazionali”, legate a condotte e comportamenti piuttosto che ad oggetti, e che si aggiungono alle tradizionali tossicodipendenze, tabagismo o alcolismo (capita che il dipendente da lavoro abbia anche una dipendenza da sostanze, psicofarmaci, etc).

Le tre componenti essenziali del workaholism sono:

  • Ossessività,
  • compulsività,
  • impulsività.

Non a caso si presenta il fenomeno del craving, ovvero la sindrome da astinenza quando alla persona viene impedito di lavorare (per malattia o ferie).

Dipendenza da lavoro: chi è il workaholic?

Il workaholic presenta queste caratteristiche:

  • vive del proprio lavoro,
  • si identifica in esso,
  • ha necessità di lavorare senza sosta, mosso da spinte interne che non lasciano libertà di scelta.

Un male legittimato, approvato, ben visto, una dipendenza "pulita" che erroneamente viene ritenuta priva di riverberi e riflessi sugli altri e\o sull’organizzazione del lavoro.

Nel linguaggio comune, sono le cosiddette macchine da lavoro, quelle persone che alla domanda “Come stai?” rispondono: “Sono molto occupato”, perché sono del tutto incapaci di parlare di se stesse se non nella sfera meramente professionale. Per queste persone, esprimere idee, emozioni o interesse per le relazioni umane che esulino dal lavoro è molto difficile.

La compulsione al lavoro porta la persona a vivere in modo irrazionale, perché il superlavoro prodotto è del tutto o in parte slegato dalle concrete necessità dell’organizzazione, tanto che la definizione data dall’American Psychological Association è “un individuo che ha un bisogno compulsivo di lavorare, che lavora a un livello eccessivo e ha difficoltà a ridurre il ritmo di lavoro. Questo genere di impulso sovradimensionato nel lavoro è sovente causa di stress, difficoltà interpersonali, e problemi di salute” [2].

Quali sono le cause del workaholism?

La componente sociale e culturale dei giorni nostri ha certamente dato una forte spinta alla dipendenza da lavoro, fino a divenire un fenomeno diffuso: in molte organizzazioni e in molti Paesi emerge come fenomeno egosintonico, cioè una situazione che non è avvertita dal soggetto come problematica né inconsueta.

Le richieste del mondo del lavoro e d’impresa competitivo, globalizzato, sempre più veloce, che si rivolgono alla persona, la spingono a tutti gli effetti ad impegno ed abnegazione, per presidiare il ruolo organizzativo, realizzare prestazioni al di sopra della norma e delle attese, dimostrare di saper fare sempre di più e sempre meglio, essere sempre attivo e operativo.

Fino a qualche anno fa, si pensava che il workaholism fosse solo un problema maschile, legato a ruoli apicali, ma questa visione è stata oramai superata dato che mote persone che lavorano compulsivamente hanno ruoli professionali e tecnici di livello intermedio nelle scale gerarchiche.

La dipendenza da lavoro si associa molto facilmente a stili oppressivi di management, con cultura organizzative fortemente accentrate e competitive, con il management by stress e alcune delle vere e proprie nevrosi organizzative.

Anche il modello MBO (Management by Objectives) porta verso una modalità di vita lavorativa che incentiva la presenza fisica e/o mentale costante nel proprio ruolo organizzativo: dal lavoratore 8.00 \ 17.00 si è passati alla figura della “persona che non dorme mai” (e ciò è evidente nelle multinazionali, che sono sempre attive nel mondo a qualunque ora del giorno e della notte).

Quali sono le conseguenze della dipendenza da lavoro?

Dal punto di vista psicologico, il workaholism rappresenta una forma di dipendenza comportamentale complessa, caratterizzata da compulsione, ossessività e impulso incontrollabile a lavorare. Pur essendo socialmente accettata e talvolta valorizzata, questa condizione ha conseguenze significative sulla salute mentale e fisica dell’individuo, sulle relazioni interpersonali e sul funzionamento organizzativo.

La persistenza del lavoro eccessivo agisce come meccanismo di compensazione per ansia, insicurezza o bisogni emotivi insoddisfatti, ma a lungo termine conduce a stress cronico, esaurimento e deterioramento dei legami affettivi.

Conseguenze nell'ambiente di lavoro

Poniamo il caso che sia un manager ad essere dipendente dal lavoro: egli imprimerà al team di lavoro un livello di tensione elevato e costante nel tempo, una pressione continua, che diviene terreno fertile per scatenare situazioni conflittuali, di attacco\difesa fra colleghi. Alcuni si schiereranno dalla parte del manager malato, altri proveranno ad opporsi per salvarsi, ed è proprio su questi che il workaholic può scaricare comportamenti aggressivi, minacciosi, psicologicamente violenti al fine di estrometterli dal gruppo.

Per approfondire:Cos'è la sindrome da corridoio?

Conseguenze nella sfera privata

Anche a livello familiare le dinamiche diventano complicate: spesso si nota un doppio mobbing, in quanto la famiglia tende a risentire in modo anche pesante della presenza\assenza del dipendente da lavoro, reagendo dapprima con comprensione e accettazione, vedendolo come un lodevole sacrificio per il bene della famiglia o per l’organizzazione di cui fa parte.

Tuttavia, questa accettazione lascia presto il passo alla frustrazione, ribellione, rifiutando, criticando esplicitamente il comportamento della persona, isolandola e facendo finta che non esista.

A differenza dei lavoratori, che invece, sono obbligati a sottostarvi.

Per approfondire:Lo stress da lavoro può causare anche disturbi alimentari

Perché di workaholism si parla sempre più spesso?

La cultura del lavoro sta invertendo la rotta, le nuove generazioni chiedono un lavoro diverso, un equilibrio diverso: la dipendenza da lavoro mette a repentaglio il work-life balance, gli equilibri socio organizzativi, esaspera i ritmi di lavoro ad ogni livello e pone le persone in condizione di costante pressione forzandole a non sottrarsi alle richieste.

Gli interventi psicologici e organizzativi volti a prevenire o ridurre il workaholism devono considerare sia i fattori individuali (tratti di personalità, motivazioni intrinseche, strategie di coping) sia quelli culturali e strutturali (modelli di leadership, carichi di lavoro, aspettative organizzative).

Solo attraverso un approccio integrato, che promuova consapevolezza, autocontrollo e un equilibrio tra vita lavorativa e personale, è possibile mitigare gli effetti della dipendenza da lavoro e favorire il benessere complessivo della persona e dei luoghi di lavoro.

Per approfondire:Perché è importante la salute mentale dei lavoratori?

Cosa fare se pensi di essere workaholic?

Se ti sei riconosciuto in questo articolo, e se pensi di vivere una relazione con il lavoro che lascia poco spazio al riposo, alle relazioni o a te stessa\o, con ogni probabilità il lavoro sta diventando più di un semplice impegno professionale.

Il workaholism non significa solo “lavorare tanto”, ma apre le porte a tutta una serie di sintomi e comportamenti che possono compromettere la qualità della vita: la difficoltà a fermarsi anche quando se ne avrebbe bisogno, spesso accompagnata da ansia, senso di colpa o dalla sensazione di non essere mai abbastanza, con riverbero sulle relazione extra-lavorative.

Puoi agire in due direzioni:

  • un primo passo è provare a fermarti, osservare il tuo rapporto con il lavoro con maggiore consapevolezza: chiederti cosa accade dentro di te quando rallenti, quando non produci o quando ti concedi una pausa. Per molte persone, il lavoro diventa un modo per evitare emozioni difficili, dolorose, o per sentirsi valide e riconosciute. Un modo per accrescere l’autostima.
  • dal punto di vista pratico invece, può essere utile iniziare a mettere in atto piccoli cambiamenti sostenibili, come stabilire orari di lavoro più definiti, limitare la reperibilità costante o ritagliarsi momenti di pausa che non siano legati alla performance. All’inizio si può avvertire un senso di disagio, un senso di colpa, e il bisogno di tornare al lavoro, lo stesso ciclo che ritroviamo nelle dipendenze e nelle crisi di astinenza, ma imparare a tollerarlo fa parte del processo di cambiamento.

Non vale la pena rimanere intrappolati in questa spirale che alla lunga deteriora corpo e mente.

Se il lavoro occupa uno spazio eccessivo nella tua vita o influenzando il tuo benessere emotivo e relazionale, il confronto con uno psicologo può accompagnarti a comprendere meglio cosa alimenta questa dinamica, risalire alle sue radici più profonde e a costruire un rapporto più sano ed equilibrato con il lavoro.

Ridare spazio al riposo e alla vita personale non significa essere svogliati, impegnarsi poco al lavoro, o essere meno motivati, performanti, ma prendersi cura di sé in modo più completo prima che sia troppo tardi e il lavoro mangi, giorno dopo giorno, la tua vita.

Domande frequenti sulla dipendenza da lavoro

Cos'è il workaholism?

È una dipendenza comportamentale che spinge a lavorare in modo ossessivo e incontrollabile, fino a compromettere salute, relazioni e vita privata. È definita "dipendenza ben vestita" perché spesso scambiata per ambizione.

Quali sono i segnali d'allarme della dipendenza da lavoro?

I sintomi principali includono: incapacità di staccare (anche in ferie o malattia), superamento sistematico degli orari, assenza di pause e senso di colpa o ansia quando non si è operativi.

Quali sono le cause principali?

Nasce da un mix di pressioni sociali (cultura della performance), bassa autostima che cerca conferme nel successo e necessità di fuggire da problemi della sfera privata.

Cosa rischia chi è workaholic?

Le conseguenze includono stress cronico, insonnia, burnout, isolamento sociale e il deterioramento dei legami familiari (fenomeno del doppio mobbing). Spesso la produttività cala nonostante le ore extra.

Come si esce dalla dipendenza da lavoro?

Il recupero avviene tramite la psicoterapia per comprendere le cause profonde, l'imposizione di confini orari rigidi e la riscoperta di attività ricreative e relazioni sociali che stimolino il benessere emotivo.

 

Fonti

  1. Oates, W.E. (1971). Confessions of a workaholics: The facts about work addiction. New York: World Publishing.
  2. American Psychological Association (2007). APA dictionary of psychology. Washington, DC: American Psychological Association.

Altri riferimenti

  1. Castiello d’Antonio, A. (2010b). Malati di lavoro. Cos’è e come si manifesta il workaholism. Roma: Cooper.
  2. Kets de Vries, M.F.R. (1984). The irrational executive. Madison, WI: International Universities Press.
  3. Lavanco, G. e Milio, A. (2006). Psicologia della dipendenza da lavoro. Roma: Astrolabio.
Data pubblicazione: 20 gennaio 2026

Autore

eleonorariva
Dr.ssa Eleonora Riva Psicologo

Laureata in Psicologia nel 2007 presso Università degli Studi di Padova.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Veneto tesserino n° 14798.

Esperta in benessere organizzativo e gestione dello stress, con formazione avanzata in psicologia, disturbi alimentari e mindfulness. Vanta oltre 15 anni di consulenza aziendale e supporto individuale per ansia, depressione e fasi di cambiamento. Giornalista scientifica con 25 anni di esperienza, unisce competenze comunicative e cliniche per promuovere salute mentale e qualità della vita.

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