Le onde d'urto curano anche l'infarto

Dr. Gino Alessandro ScaleseData pubblicazione: 13 giugno 2018

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Sin dal 2002 quando le onde d’urto a bassa intensità (LIST = Lower Intensity Shockwave Therapy) furono sperimentate sul cuore infartuato dei ratti. In essi si induceva l’infarto esponendoli a fattori di rischio (fumo passivo, alimentazione ricca in grassi insaturi, sedentarietà, sovrappeso) che determinavano lo sviluppo di placche ateromasiche restringenti lume coronarico.

 

Le onde d’urto applicate su tali arterie attraverso una sonda appoggiata sulla cute in corrispondenza del cuore, determinavano la cosiddetta neoangiogenesi, ovvero la formazione di nuovi piccoli vasi arteriosi che supplivano il ridotto afflusso di sangue che, se eccessivamente ridotto, è causa di infarto, ovvero di morte delle cellule contrattili cardiache per assenza di ossigeno.

 

 

La sperimentazione si arrestò quando si notò che se esse se applicate sul creavano dei danni irreversibili ovvero attivavano il processo di collasso polmonare e quindi siccome il cuore è avvolto dai polmoni le onde d’urto con questa metodica non potevano giungere su di esso senza attraversare il polmone.

 

Questa novità giunse però troppo tardi, ecco perché la sperimentazione ormai alle fasi conclusive fu dirottata sull’organo genitale maschile dove in effetti si notò che determinava la formazione di nuove arterie che supplivano il flusso delle arterie cavernose del pene determinando delle erezioni più lunghe e durature.

Di recente un gruppo di cardiochirurghi dell’Ospedale di Prato si sono trovati di fronte ad un paziente ottantunenne con infarto in atto, in cui la classica procedura di angioplastica percutanea non era eseguibile in seguito all’eccessiva rigidità e quindi inestensibilità della parete coronarica, la chirugia “a cielo aperto” era troppo rischiosa considerata l'età e le comorbidità del paziente. Così è stata sperimentata, come estrema ratio, l’applicazione delle onde d’urto a bassa intensità sulla arteria coronarica completamente ostruita. Questa volta si è però utilizzato un palloncino interno anzichè una sonda esterna che giungendo in prossimità della stenosi emanava le onde d’urto provocando la frantumazione della placca ostruente e permettendo quindi la successiva dilatazione con il classico palloncino da angioplastica.

 

E’ il primo intervento di questo genere in Italia ed apre la strada a numerose altre prospettive di utilizzo di questa nuova quanto sorprendente fonte di energia.

Un gruppo americano guidato da Tom Lue sta sperimentando l’applicazione delle onde d’urto a bassa intensità sulle gonadi maschili perché sembra siano in grado di stimolare la spermatogenesi ovvero la produzione e maturazione degli spermatozoi dei maschi infertili.   

 

 

Fonte ASL Toscana  

Link: https://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/2210-la-terapia-con-onde-d-urto-a-bassa-intensita-per-la-cura-della-disfunzione-erettile-li-eswt-o-l.html

Autore

ginoalessandroscalese
Dr. Gino Alessandro Scalese Urologo, Andrologo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1997 presso Università degli Studi di Bari.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Bari tesserino n° 11376.

1 commenti

#1
Dr. Andrea Militello
Dr. Andrea Militello

In effetti tutto nacque dalla sperimentazione su coronarie stenotiche , articolo interessante che apre l'interesse e l'attenzione verso numerosi campi sino adesso inesplorati

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