Utente 273XXX
Gentili medici

a mio padre 87enne è stato prescritto il trattamento TAO per fibrillazione atriale, a causa di uno svenimento avuto ieri all'improvviso, da cui peraltro si è prontamente ripreso;
in precedenza mai alcun sintomo.
Io, da familiare, pur non potendo valutarne l'opportunità terapeutica, ho qualche perplessità, osservando anche mia madre che è già in TAO da 3 anni.
Ma mentre mia madre soffre di diversi disturbi, tra cui colesterolo alto e pregresse ischemie, mio padre è un autentico miracolo di longevità. Non soffre di alcun disturbo, ha un terreno dove va e lavora anche in modo impegnativo, rientrando a casa senza il minimo affanno o stanchezza, i suoi esami del sangue e delle urine sono sempre perfetti, compreso il PT INR che, da esami fatti in precedenza, risulta sempre ottimo, all'incirca a metà tra i valori minimo e massimo del laboratorio, e anche l'esame fatto ieri al Pronto Soccorso non si è discostato da questa prassi.
Il suo unico problema sembra essere quello di un normale invecchiamento degli organi.

Mio padre ha già detto che non farà alcuna terapia ed è comprensibile che reagisca così visto che raramente in vita sua ha preso farmaci e anche ora è scarsamente motivato a farlo visto che la Fibr. non gli dà alcun sintomo.
C'è quindi il rischio che mio padre interrompa la terapia dopo breve tempo perchè stufo dei continui prelievi e di assumere il farmaco ogni giorno.
Inoltre il mio timore, non so se fondato, è che il farmaco anticoagulante faccia impazzire il PT che ora va benissimo, facendolo schizzare verso l'alto e aumentando il rischio di emorragia senza peraltro apportare significativi benefici in un paziente come mio padre il cui rischio di ictus potrebbe essere non eccessivamente alto rispetto ad altri pazienti in condizioni di salute non buone come le sue.
Ora è in attesa di fare un ECG Holter.
Poi vorrei chiedervi se il farmaco anticoagulante riduce il rischio di infarto e di svenimenti come quello avuto ieri.

Vi ringrazio per l'attenzione e vi saluto cordialmente.

[#1] dopo  
Dr. Maurizio Cecchini

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Il paziente che si trova in fibrillazione atriale permanente è in elevatissimo rischio tromboembolico che puo esitare in ischemia cerebrali invalidanti ( paresi) o in infarti intestinali ( intervento chirurgico di amputazione di parte dell intestino) oppure agli arti inferiori ( intervento chirurgico per disostrizione se possibile).
L eta non è una controindicazione alla terapia anticoagulante orale.
Oltre al warfarin ed al dicumarolico , che necessitano di prelievi di sangue ogni 7. - qo giorni per aggiustare la posologia, sono usciti sul mercato italiano da poche settimane i nuovi anticoagulanti orali ( dabigatran e rivaroxaban) i quali formiscono una protezione antiembolica eguale ai tradizionali anticoagulanti senza necessitare di prelievi di sangue per l agfiustamento della dose.
È chiaro che qualsiasi trattamento anticoagulante, ed anche antiaggregante con la semplice aspirina espongono maggiormente a rischio emorragico, ma in questi pazienti il rischio tromboembolico è tremendamente elevato
Arrivederci
Cecchini
Dr. Maurizio Cecchini - Cardiologo - Universita' di Pisa
www.cecchinicuore.org
Medicina di Emergenza ed Urgenza