Utente 754XXX
Salve,
mi chiamo Luigi e scrivo da Catania, età 44. Piede torto congenito operato alcune volte. L’ultima al piede dx a 18 anni per l’ennesimo allungamento d’achille. Tecnicamente l’intervento è riuscito ma, l’esito è stato disastroso poiché si è manifestato un blocco vascolare. Ciò ha comportato cancrena e quindi si è dovuto procedere con l’amputazione di una parte di esso, un ponte a livello venoso e interventi di chirurgia plastica compreso l’innesto di un lembo libero dalla scapola. La sua mobilità è inesistente e lo uso soprattutto come appoggio avvalendomi di una scarpa con adeguato plantare. All’inizio del 2007 ho iniziato ad avvertire un leggero fastidioso bruciore un po’ + su del calcagno e il piede stentava a far defluire il sangue restando un po’ più gonfio del solito. Niente arrossamenti particolari o febbre. L’angiologo pensa che il ponte venoso col tempo si sia un po’ allargato generando tali effetti. Alla fine di febbraio del 2008 sulla cicatrice dell’innesto compare del pousse. Dato che il mio piede è stato sempre soggetto a micro lacerazioni, ho pensato di curarla come tale, senza consultare nessun medico. Ossia, lavaggio con soluzione fisiologica e garza e a condurre la mia vita di sempre, compresa la piscina. Nessun dolore o arrossamenti, solo un leggero bruciore nella zona direttamente interessata. Il 10 di aprile, non guarendo, il mio medico mi invita a consultare uno specialista. Il chirurgo plastico pensa ad un’osteomielite e mi ordina solo le radiografie. Secondo lui esiste ciò ma, non mi fa eseguire nessun esame colturale ne altri generi di esami. Solo lavaggi interni alla fistola con H2O2, sol. fisiologica, betadine, garza iodoformica con occasionali raschiamenti dell’osso con le pinzette. Spazientito a metà maggio consulto il mio ortopedico che pensa all’osteomielite e mi consiglia subito un esame colturale con antibatteriogramma e mic e una sciontografia con leucociti marcati. Quest’ultima rileva un’infezione in corso. L’esame colturale ancora il 4 giugno non è pronto, dato che si è smarrito. Ma nel frattempo l’ortopedico mi consiglia una visita da uno specialista di tale problemi che eseguo il 4 giugno. Quest’ultimo, mi consiglia di avvalermi di un’infettivologo con l’obiettivo di far addormentare il batterio e non vede l’intervento chirurgico poiché dato che tutto il piede è bloccato l’osso non mi serve per deambulare. Eseguo l’esame colturale e salta fuori lo staphylococcus aureus. E a partire dal 18 giugno inizio con la teicoplanina in endovena e la ciproxina orale. I primi giorni di luglio la fistola sembra chiusa. Continuo con la terapia. Eseguo un altro tampone il 15 luglio e l’operatore rileva l’impossibilità di esecuzione dato che la fistola è chiusa, la cosa la rileva anche l’infettivologo. Pensa utile iniziare la sospensione della teico e continuare la ciproxina associandola con la camera iperbarica. Il 19 ritiro l’esito dell’esame colturale è viene fuori lo S. Haemoliticus. L’infettivologo anche se sospetta l’inquinamento consiglia di continuare con la teico e iniziare la rifampicina. Confrontando l’attuale radiografia con una del ’95 il presunto sequestro osseo non ha mutato la sua dimensione. Consulto un altro ortopedico specialista in osteomielite che mi consiglia di continuare la cura e se dovesse ripresentarsi la fistola per poi procedere con l’immunostimolazione antibatterica attiva e poi l’intervento.
Domande.
Se sospendo per alcuni giorni la teico cosa succede?
Perché 2 antibiotici?
Se dovesse ricomparire la fistola quali esami dovrei eseguire per individuare esattamente il batterio e la zona imputata?
Allo stato attuale quali esami( anche cruenti) dovrei fare per una verifica? E in futuro?
Come è possibile che il sequestro sia rimasto invariato nelle dimensioni?
Perché alcuni ortopedici sono favorevoli ed altri sono contari alla immunostimolazione antibatterica attiva e come funziona esattamente?
E’ possibile addormentare completamente il batterio come pensa il primo ortopedico senza procedere all’intervento di pulizia?
Grazie

[#1] dopo  
Dr. Arduino Baraldi

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Gentile Utente,

il trttamento di un'osteomielite è abbastanza complesso e si deve basare sull'isolamento del batterio dal sangue e/o dall'osso.
Quello che fà fede sono le risposte delle colture delle biopsie profonde dell'osso, perchè , poi , il trattamnento antibiotico deve essere mirato. la terapia antimicrobica deve durare circa 4-6 settimane dall'ultimo intervento .
In queste infezioni spesso è in causa lo S. aureo.

L'intervento chirurgico deve evitare che compaia devitalizzazione dell'osso e , riguardo l'osso spugnoso, ci deve essere il sanguinamento ad evitare dei sequestri; insomma è fondamentale il trattamento chirurgico e la pulizia della ferita.
Un saluto

A. Baraldi

[#2] dopo  
Utente 754XXX

Salve dottore,
ci rivediamo a distanza di un'anno e passa.
Finita la cura con antibiotici nell'agosto del 2008 ad ottobre si è aperta un'altra fistola vicino alla prima. Sembra + a un piccolissimo taglio che secerne pus. A volte si spacca e fuoriesce solo sangue. Sempre non è presente nè dolore nè febbre o gonfiore. Procedo con il vaccino. Alla fine di quest'ulteriore trattamento non è cambiato niente neanche dal punto di vista radiografico.
1) A cosa vado incontro se non procedo con la pulizia del focolaio? Posso pensare di conviverci? Ossai, andare al mare o in piscina?
2) Cos'è un tracciante biologico? Può servire a sostituire la fistolografia?
3) Come mai dai tamponi lo S.A. è scomparso?
Grazie anticipatamente