coma  
Utente 213XXX
I Fatti:
Un paziente in stato di coma da mesi viene trasferito, dopo aver fatto firmare il consenso al tutore, da un reparto di neurochirurgia di un ospedale A presso un altro ospedale B in un reparto di lungodegenza. Nessun medico nell'ambulanza che porta il paziente da A a B, nessun medico dell'ospedale B ad accogliere il paziente: solo infermieri ed ausiliari. Nessun passaggio di consegne tra medici.
Il primo medico dell' ospedale B vede il paziente quando e' gia sistemato in reparto (senza materasso antidecubito poiche' nessuno ha parlato con nessuno). I medici dell'ospedale B dicono di non essere in grado di gestire il paziente e di averlo accettato solo perche' sono stati ingannati dall'ospedale A che a loro dire avrebbero nascosto le reali condizioni del paziente nei fax inviati. Dicono al tutore che chiedeva di riportare il paziente all'ospedale A che non si puo' e che si attrezzeranno per affrontare la situazione. Tuttavia la necessita' di ausili vitali urgenti di cui l'ospedale B non e' attrezzato (ad esempio c'era un solo un sondino per l'aspirazione TB che veniva disinvoltamente riusato) portano il tutore stesso a fare piu volte la spola tra A e B per andare a chiedere a titolo di cortesia quegli ausili.
Ogni giorno che passa il paziente peggiora a causa di evidenti incapacita' mediche e carenze di mezzi che i medici stessi ammettevano legittimati pero' a loro dire dall'inganno all'atto del trasferimento.
QUando il tutore si decide a chiamare la direzione sanitaria dell'ospedale A per dire che stava per rivolgersi alle autorita giudiziarie perche c'era una vita in pericolo, solo allora, il paziente viene ritrasferito dall'ospedale B all'ospedale A.
Il paziente, come si evince dalla cartella clinica dell'ospedale B, ha contratto delle patologie che prima non aveva e che si possono ricondurre alle conseguenze del 'maltrattamento' ricevuto presso l'ospedale B ( ad esempio piaghe da decubito ed infezioni bronco polmonari).

Domanda:
In questo contesto esistono delle responsabilita'?
Se si, quali?
E a chi sono ascrivibili?

Grazie
Cordiali saluti

[#1] dopo  
Dr. Nicola Mascotti

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Spett.le Utente,

leggendo il caso che Lei riferisce, mi ritorna in mente la frase del Manzoni, capitolo I dei Promessi Sposi, "la ragione e il torto non si dividon mai con un taglio così netto, che ogni parte abbia soltanto dell'una o dell'altro".

In effetti entrambe le strutture ospedaliere hanno dimostrato scarso interesse per la salute dell'assistito.
Non si è verificata interazione fra i due reparti, quello dimettente di neurochirurgia, e quello accettante di lungodegenza, che non si sono interfacciati a sufficienza per poter prestare sinergicamente l’assistenza necessaria.

E’ strano che un infermo in stato di coma venga trasferito in ambulanza senza assistenza medica e lascia interdetti l’intera mancanza del passaggio di consegne fra i due reparti, magari non indispensabile dal punto di vista clinico, viste le condizioni stabilizzate, peraltro utile per trasmettere al reparto accettante le indicazioni per mantenere ininterrotta la continuità terapeutico-assistenziale, ben più della formale lettera di accompagnamento.
Quanto all’assenza di disponibilità di meterasso antidecubito, le precedenti interazioni fra i due reparti avrebbero consentito di ipotizzarne la necessità fin dal primo momento. Va osservato tuttavia che un reparto di Lungodegenza dovrebbe essere provvisto di tali presidi, ivi compresi i sondini per aspirazione tracheo-bronchiale, od essere comunque in grado di provvedersene in breve intervallo di tempo alla bisogna.

Relativamente al reparto accettante, l’incapacità di gestione dell’assistenza del ricoverato presuppone un intervento con tempestivo trasferimento dello stesso presso una struttura adeguata.
A mio parere non sussiste alcuna legittimazione per i sanitari di tale reparto per il fatto di essersi trovati con un degente in condizioni differenti da quelle prospettate, poichè appunto se la tipologia della struttura non era adeguata all’assistenza da fornire, avrebbero potuto e dovuto trasferire l’infermo quanto prima, o nuovamente presso il reparto di provenienza, oppure presso diversa appropriata struttura sanitaria.

E’ da verificare ovviamente se le patologie manifestatesi durante la degenza presso l’Ospedale B siano effettivamente da attribuire causalmente a carenze quali-quantitative nell’assistenza ricevuta, oppure se possano rappresentare complicanze intercorrenti che comunque si sarebbero potute verificare anche con la migliore assistenza possibile.

Ritornando infine alla frase manzoniana citata all’inizio di questa risposta, potrebbero ipotizzarsi responsabilità circa l’adeguatezza dell’assistenza prestata all’infermo, che tuttavia andrebbero verificate mediante attenta analisi delle documentazione sanitaria ed, eventualmente, da dichiarazioni degli interessati; come pure l’ascrivibilità di tali responsabilità alle strutture sanitarie od ai singoli operatori che hanno avuto parte nella vicenda.
Sottolineo quindi la necessità che l'intero caso venga valutato, preliminarmente a qualsiasi azione di reclamo, da un Medico Legale, possibilmente con esperienza nella materia della “colpa medica”.

Distinti Saluti.
Nicola Mascotti,M.D.

[Si prega di non richiedere valutazioni o stime del grado di invalidità]

[#2] dopo  
Utente 213XXX

Gentile Dottore,

La ringrazio per l'attenzione.
Vorrei aggiungere che nella descrizione dei fatti ho omesso per questione di brevita' la descrizione di situazioni e dichiarazioni degli interessati che mai, penso, dichiareranno che si sono verificate ne' di aver mai pronunciato.
Forse aveva ragione il primario dell'ospedale B che ha dato la colpa al tutore sia perche' ha firmato il consenso al trasferimento sia perche' si e' spresentato presso il nuovo ospedale senza il materiale necessario.
Mi viene in mente un film di Pierino...

Cordiali saluti