Utente 224XXX
Buongiorno a tutti,
essendo l'unico figlio, assistevo tutti i giorni e quando potevo anche la notte, mia madre in ospedale in coma vigile, gcs 7-8, da 6 mesi quando decisi di fare un piccolo intervento chirurgico.
L'intervento a cui mi sottoponevo era molto semplice e mi avrebbe permesso di continuare ad assisterla gia' dalla sera stessa dell'intervento.
Per motivi a me ignoti vengo sottoposto a tutt'altro tipo di intervento, estremamente piu invasivo ed invalidante, in parti addirittura diverse da quella che doveva essere trattata (per inciso il medico legale sostiene lo scambio di persona come unica spiegazione plausibile). Il giorno dopo il primo intervento vengo sottoposto all'intervento che dovevo fare originariamente.
Le mie condizioni, a seguito del primo intervento che tra l'altro mi ha determinato una invalidita macropermanente, mi impediscono di assistere mia madre
che muore dopo 5 giorni.
MI rivolgo a chi conosce per esperienza diretta le vicissitudini di una persona in coma e che sa che la presenza, l'affetto e lo stimolo del familiare valgono, per la sua sopravvivenza, almeno quanto la cura farmacologica.
Chiedo se il patema d'animo che soffro per essere stato privato della possibilita' di assistere mia madre nei sui ultimi giorni e la consapevolezza che la sua stessa morte sia stata fortemente condizionata dalla mia assenza a causa dello sciagurato errore del primo intervento subito, abbiano un modo e una legittimita' per essere risarciti.
Allo stesso modo vorrei sapere se il danno subito da mia madre per essere stata privata dell'unica persona che l'assistiva puo essere individuato in una specifica voce.
Grazie

[#1] dopo  
Dr. Mario Corcelli

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Gentile Signore,

anche se è una situazione suggestiva, è pressoché impossibile dimostrare che la morte di sua madre, in coma da 6 mesi, sia stata facilitata dalla privazione di una persona cara che l'assisteva.

Diversa, invece, è la questione della sofferenza che lei ha subito per l'essere stato privato della possibilità di assistere sua madre negli ultimi giorni della sua vita; tale sofferenza, che lei correttamente definisce "patema d'animo", può essere tenuta in considerazione nella quantificazione finale monetaria del danno biologico; vale a dire che fa parte dell'aspetto "dinamico-relazionale" del danno biologico, che può fare aumentare di una certa percentuale l'ammontare complessivo economico del risarcimento.

http://www.medico-legale.it/danno_biologico.html
https://www.medicitalia.it/minforma/medicina-legale-e-delle-assicurazioni/163-danno-persona.html
http://www.medico-legale.it/calcolo_del_danno_biologico.htm

Cordiali saluti.
Mario Corcelli, MD
Milano - specialista Medicina Legale e Igiene-Tecnica Ospedaliera
http://www.medico-legale.it