Utente 735XXX
Buongiorno, mia moglie è stata operata di quadrectomia al seno per l'asportazione di un tumore. A seguire ha effettuato 4 + 12 cicli di chemioteraopia, sta effettuando le 30 sedute previste di radioterapia e la terapia ormonale, sia la pillola giornaliera per almeno i prossimi 5/10 anni che la puntura ogni 4 settimane. Per questa situazione ha fatto richiesta di riconoscimento sia della 104/92 che dell'invalidità civile. Le sono stati riconosciuti entrambi con provvedimento definitivo con esclusione dell'indennità di accompagnamento. Cercando in rete abbiamo letto che in taluni casi, a seguito di ricorso, il giudice ha riconosciuto tale indennità limitatamente per il periodo delle terapie. Per questo motivo ci siam convinti a procedere avverso il provvedimento per l'ottenimento dell'indennità di accompagnamento così come sopradetto. E' stata pertanto convocata per una consulenza (CTU) alla quale ci siamo recati. Probabilmente abbiamo commesso un errore di fondo nel decidere di fare il ricorso; lo abbiamo fatto nella convinzione che al massimo mia moglie sarebbe stata sottoposta ad un colloquio durante il quale depositare documentazione a supporto della nostra pretesa. Il medico legale invece, oltre al colloquio ed all'analisi della documentazione, ha chiesto di visitare mia moglie. Questa richiesta è stata per noi tanto inaspettata quanto assolutamente inaccoglibile. Se avessimo saputo che era necessaria non avremmo presentato ricorso. Mia moglie ha accumulato durante tutto il percorso così tante sofferenze e violenze purtroppo necessarie per salvarle la vita dal male che l'ha colpita che mai avrebbe fatto qualcosa oltre il dovuto. Durante le attuali radioterapie ha avuto anche collassi e malesseri vari.
In tutto questo il medico legale è stato assolutamente indisponente, si è mostrato presuntuoso ed arrogante. Ha insistito per la visita nonostante mia moglie fosse in lacrime. Noi ci siamo alzati e ce ne stavamo andando; lui ha chiesto di pensarci. Io ho spiegato che noi non credevamo fosse necessaria una visita accurata in tal senso perchè il ricorso presentato da noi mirava ad ottenere eventualmente l'indennità di accompagnamento almeno per il periodo della terapia; non ci spieghiamo infatti a cosa servisse una visita visto che l'invalidità e lo stato dell'handicap non fosse in discussione. Ci ha risposto chiedendo se abbiamo mai sentito parlare di falsi invalidi. Sono rimasto senza parole. Come se a lui spettasse di appurare questo. Ce ne siamo andati.
La domanda mia è la seguente: era veramente necessario che in un ricorso come questo il medico legale dovesse effettuare la visita a mia moglie? Per visita intendo doversi denudare là dove era stata operata e quant'altro suppongo? O avremmo potuto opporci?

[#1] dopo  
Dr. Nicola Mascotti

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Spett.le Utente,
ritengo che una corretta metodologia medico-legale non possa prescindere dalla visita medica diretta, ivi compreso l'esame obiettivo che consenta "ictu oculi" di valutare la condizione fisica del periziando.
Pertanto a mio parere nessun addebito può essere mosso al CTU, che anzi ha dimostrato scrupolosità nel suo operato.
Purtroppo è consuetudine ritenere che le visite mediche possano esaurirsi in un colloquio con la sola anamnesi, trascurando l'esame obiettivo generale e talora finanche quello specifico distrettuale, che costituisce presupposto per il medico (ed in questo caso per il medico legale) per la valutazione completa e corretta del caso.

Distinti Saluti.
Nicola Mascotti,M.D.

[Si prega di non richiedere valutazioni o stime del grado di invalidità]