Utente 195XXX
Illustri Dottori,
Paziente donna, 66 anni, 63Kg, P.A. 130/80 mmHg, operata nel 1996 di carcinoma alla portio con isteroannessiectomia e successiva radioterapia, da allora nessuna ricaduta (visite annuali sempre negative pap test-ecografia-SccAG ecc). Dal 2010 "insufficienza renale cronica in paziente affetta da uropatia bilaterale" trattata con stent uretrali sostituiti semestralmente.Inizialmente erano presenti infezioni con febbre molto frequenti, ora le infezioni sono persistenti (da ultime analisi urina-urinocoltura positiva per escherichia coli 1000000 UFC/ml, leucociti 2957, batteri 4126) ma senza febbre. Da ultima visita nefrologica eseguita pochi giorni fa risulta "IRC 4 stadio funzionale in paziente portatrice di stents bilaterali per pregresso K utero. Attualmente P.cret 1.7 mg/die con creatina clearance 27 ml/MIN. u. PROT 0.48 G/DIE, con lieve iperkaliemia nonostante chelante" da ecodoppler A.I. reni in sede, dim. nei limiti inf. norma, spessore parenchimale ridotto, dilatazione vie escrettrici Dx 14mm, Sx 15mm, diametro Ap bacinetti 20 mm bilaterale
Terapia consigliata
Atorvastatina Alt 1cp/die
Ramicor 2.5mg 1cp x1/die
Sorbisterit 500g 1mis x2/die
Ferrocomplex 80mg 1bust/die
sodio Bicarbonato 1cp x2/die

Oltre a questo è stato vivamente consigliato un regime dietetico povero di potassio ed eventualmente ricorrere a cibi aproteici (pane, pasta specifici)

Esiste una soluzione alternativa agli stents uretrali per eliminare l'infezione continuamente presente? Abbiamo consultato 4 specialisti ma non hanno accennato ad altre soluzioni, recentemente il medico di base ci ha consigliato un quinto parere magari da un "luminare" o comunque da uno specialista più "bravo", passatemi il termine, per cercare un'eventuale soluzione alternativa, anche chirurgica, per ovviare al problema dell'infezione persistente.
Vi ringrazio per il tempo dedicatomi, augurandVi un sereno Natale ed uno spettabile 2014.

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Dr. Paolo Piana

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Gentile Signore,
immaginiamo che la causa di questa "uropatia ostruttiva" sia da correlare alla precedente radioterapia eseguita per motivi oncologici ormai da tempo risolti. Questa purtroppo è una frequente complicazione, che può comparire anche molti anni dopo il trattamento. Gli stent ureterali costituiscono una sorta di derivazione interna delle urine, da considerare comunque una soluzione palliativa e transitoria, poiché se da una parte facilitano il deflusso delle urine in vescica, dall'altra facilitano il reflusso retrogrado di urine (spesso infette) durante la minzione. Questo crea a medio-lungo termine un consistente danno a livello renale. In questo caso l'insufficienza non ê ancora così grave (creatininemia 1,7 mg %), ma considerata l'età non avanzatissima è lecito interrogarsi su una soluzione alternativa, che permetta di far a meno degli stent ed imoedisca l'ulteriore lenta progressione del danno renale. Questa soluzione esiste senz'altro, ma purtroppo comporta l'esecuzione di un intervento chirurgico piuttosto importante. La possibilità più concreta è la realizzazione di una derivazione urinaria esterna, che consenta un più libero scarico delle urine dai reni, anche se con un impatto psicologico considerevole, vista la necessità di utilizzare dei sitemi di raccolta che hanno un indubbio impatto sulla percezione di sé. Vi sono verosimilmente altre possibilità marginali, che potrebbero essere valutate solo conoscendo la situazione in maggior dettaglio, eventualmente in base agli esiti di una recente TAC o risonanza magnetica. Questo tipo di approccio è sicuramente alla portata di tutti i maggiori centri urologici, immaginiamo che i Colleghi nefrologi possano consigliarvi per il meglio.

Saluti
Dr. Paolo Piana
Responsabile Centro Calcolosi Renale A.O. U. Città della Salute e della Scienza - Torino
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