Utente 483XXX
Buongiorno Sono un ragazzo di 26 anni (75kg e 1.90m circa) nel 2010 ho sofferto per la prima volta di ernia discale a livello L5-S1, ogni terapia non chirurgica provata non ha avuto successo, quindi subì il mio primo intervento di discectomia. Per i successivi 2 anni è andato tutto bene, come nuovo, poi nel 2012 la mia prima recidiva, sempre a livello L5-S1. Ancora una volta tentai di evitare l'intervento sottoponendomi a varie terapie, finché riuscì a risolvere con delle sedute di ozonoterapia. Non ho riscontrato nessun problema per quasi 2 anni, ma nel 2014 riinizia il calvario, con un altro ciclo di ozonoterapia riuscì a risolvere ancora. Per un anno tutto bene, ma nel 2015 mi svegliai una mattina con dei dolori lancinanti, l'ernia era tornata e mai così forte tutto ad un tratto, le solite terapie di ozono non funzionavano quindi subì il mio secondo intervento di discectmomia. Sono stato bene fino ad oggi, ma nuovamente sento gli stessi identici dolori da pochi giorni... adesso procedo con una risonanza magnetica e una visita da un neurochirurgo, ma la mia domanda è: se sarà necessario un nuovo intervento, mi resta solo l'artrodesi da fare o c'è anche la possibilità di sostiture il mio disco L5-S1 con una protesi discale?? Io già nel 2015 prima di essere operato per la seconda volta di discectomia ho chiesto se era valutabile una protesi, ma il neurochirurgo mi aveva risposto che nel mio caso la protesi non si poteva inserire, perché la mia ernia era posteriore e non anteriore, e che si procedeva con una discectomia semplice, e se poi avrei avuto ancora problemi bisognava ricorrere all'artrodesi. Vorrei capire bene il discorso protesi, anche se nel mio caso non si può utilizzare vorrei capire perchè.

[#1] dopo  
Dr. Giovanni Migliaccio

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Gentile ragazzo,
per rispondere alla Sua domanda dovrei visionare la documentazione clinica e le immagini di RM effettuate.
Per quanto riguarda l'artrodesi, la protesi, anche per poter indicare l'opportunità di tali tecniche e procedure è necessaria la valutazione diretta del paziente.
Una cosa però non capisco. Che vuol dire che la protesi non si può inserire perché l'ernia non è anteriore ma posteriore?
Probabilmente il collega non si è spiegato bene o Lei non ha compreso bene ciò che Le ha detto.
Non esistono in sede lombare ernie discali anteriori di interesse chirurgico. Se si ritiene necessario inserire una protesi discale l'approccio è per via posteriore.

Esiste, in vero, l'approccio anteriore per ernie discali lombari,comunque sempre posteriori (cioè il tessuto discale fuoriesce dalla propria sede sempre posteriormente), ma è una procedura che si utilizza in casi molto selezionati perché i rischi di complicanze e danni neurologici sono molto alti rispetto alla via posteriore.

Pur nei limiti della consulenza a distanza, mi permetto di suggerire, oltre alla RM, anche un RX della colonna lombosacrale funzionale ovvero con proiezioni in massima estensione e in massima flessione.

Disponibile per eventuali ulteriori chiarimenti, invio cordiali saluti
Giovanni Migliaccio, M.D., Neurochirurgo
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[#2] dopo  
Utente 483XXX

Salve dottore,
Innanzi tutto ringrazio per la celere risposta, in questo momento esami attuali non ne ho ancora fatti, ma mi sto attivando in tal senso, consapevole che dovrò subire attese lunghissime come già capitato per i miei trascorsi.
Le posso inviare l'ultima RMN che risale al 2015 prima della mia seconda discectomia (come faccio a mandarle il file? se mi scrive un indirizzo email lo mando subito), per quanto riguarda le spiegazioni che mi erano state date per la non compatibilità del mio caso con una protesi discale, sicuramente non ho compreso ciò che il neurochirurgo voleva spiegarmi, per questo ho aperto questa conversazione. Però da quello che mi ha scritto lei interpreto che si può optare per una protesi ma con approccio posteriore, nella mia ignoranza, e da quello che avevo capito, le protesi si inserivano sempre con approccio anteriore. Poi mi conferma che rispetto all'artrodesi la soluzione con protesi discale mi permetterebbe di mantenere la mobilità in quella sezione della colonna? e che sia la scelta migliore dato anche la mia giovane età sempre che sia fattibile nel mio caso specifico?

[#3] dopo  
Dr. Giovanni Migliaccio

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La sola RM del 2015 non ha senso visionarla se non per confrontarla con altre.
Inoltre non è detto che sia necessario procedere né con protesi né con viti e barre, in quanto potrebbe essere sufficiente la sola discectomia.

In ogni caso a distanza non posso confermare nulla.

Se legge bene la mia firma e dove ho la sede di lavoro, leggerà anche la mia email.
Giovanni Migliaccio, M.D., Neurochirurgo
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[#4] dopo  
Utente 483XXX

Ah si ho notato tutti i suoi contatti mi scusi la disattenzione, appena avrò gli esami nuovi l'aggiorno. per quanto riguarda la discectomia semplice, mi era stato spiegato dal Neurochirurgo che mi ha operato nel 2015, che la terza discectomia semplice sarebbe molto difficile, perchè L5-S1 sono già quasi adiacenti, e poi io vorrei optare per qualcosa di più definitivo, sono ormai 8 anni che ho problemi e proprio per questo mi vorrei informare di più sul discorso protesi, vorrei capire perchè nel mio caso, sempre verificando la fattibilità tecnica, bisogna valutare prima l'ennesima discectomia che comunque mi darà di nuovo problemi o per una recidiva o perchè le vertebre ormai sono adiacenti, invece di valutare una protesi come prima ipotesi, per evitare problemi in futuro e mantenere la mobilità... Forse ancora le protesi non assicurano migliori prospettive, vorrei capire se mi conviene verificare la fattibilità nel mio caso per considerarla l'ipotesi migliore, o se mi sbaglio vorrei capire perchè. non so se sono riuscito a farmi capire...

[#5] dopo  
Dr. Pier Francesco Eugeni

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Mi inserisco nel discorso permettendomi di aggiungere alcuni elementi.
• Nella diagnosi differenziale dei dolori di quella regione vanno posti i dolori meccanici pelvici, in aggiunta a quelli lombari.
• Successivamente a due discectomie allo stesso livello, se è ancora quello il problema responsabile del disturbo del paziente (da un punto di vista clinico più che morfologico), è del tutto giustificato considerare una procedura di artrodesi.
• La procedura di artrodesi può essere effettuata sia per via posteriore, anche mininvasiva, oppure per via anteriore, quest’ultima in linea di massima molto più anatomica.
• Nei pazienti giovani, se con alterazioni artrosiche poco rilevanti, può essere considerata in alternativa alla artrodesi, la sostituzione totale di disco (TDR o protesi discale), che è una procedura che si effettua esclusivamente per via anteriore, con una tecnica che rispetta, molto di più degli accessi posteriori, l’anatomia delle strutture vertebrali e paravertebrali.
• Sia la protesi discale sia la artrodesi intersomatica anteriore (ALIF) si effettuano con una tecnica del tutto analoga. Nei maschi giovani, però, vanno considerate attentamente dal momento che sono gravate da una complicanza, che occorre statisticamente nel 4% dei casi, consistente in eiaculazione retrograda, temporanea o permanente.
• Le tecniche di artrodesi intersomatica anteriore rimangono quindi di scelta nelle donne, se non è necessario effettuare una decompressione delle strutture nel canale vertebrale ma semplicemente fissare nella maniera più anatomica possibile (ovvero interferendo il meno possibile con i muscoli della massa comune, con i legamenti lombopelvici, con l’articolazione sacroiliaca), oppure negli uomini che accettino quel rischio del 4%.
Spero di essere stato utile.
Pier Francesco Eugeni, MD
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[#6] dopo  
Dr. Giovanni Migliaccio

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Condivido quanto il collega Eugeni ha scritto, ma, ne converrà, ogni caso va valutato per se stesso e non si può mai generalizzare.
Quindi per una decisione su quale tecnica sia più opportuna, è essenziale un accurato studio clinico e radiologico.

Cordialmente
Giovanni Migliaccio, M.D., Neurochirurgo
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[#7] dopo  
Dr. Pier Francesco Eugeni

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Perfetto: è sempre un paziente, considerato il suo quadro clinico, che va curato (e eventualmente operato).
In questo quadro vanno inseriti a farne parte, ma non da protagonista, gli esami strumentali (quelli morfologici e quelli funzionali) a ciascuno dei quali il medico deve dare l’importanza, volta per volta, che meritano.
Pier Francesco Eugeni, MD
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