Utente
Buongiorno.

In data 11.
12. 2019 sono stato ricoverato per problemi intestinali che hanno poi portato ad una diagnosi di colite ulcerosa.
Durante il ricovero ho avuto un evento doloroso lombo sacrale con risentimento motorio della gamba sinistra.
Di fatto non riuscivo a camminare con il tallone e, a volte, sentivo cedere il ginocchio.
In ospedale avevo tre eventi dolorosi che interessavano, in fasi distinte tra loro, la gamba (quadricipide, ginocchio e polpaccio) trattati con antidolorifici.
Dopo tali circostanze non ho avuto più, e non ho attualmente, dolori, pur permanendo le limitazioni funzionali accennate.

Per tale problema, quando dimesso, ho eseguito una RM lombo sacrale con la quale, accertata la presenza di una ernia, di circa 2 cm, espulsa il L4 L5, migrata cranialmente e che impronta il sacco durale, veniva consigliato altro esame con mezzo di contrasto che, successivamente eseguito, dava gli esiti di seguito riassunti.

1- Lungo la superficie posterolaterale del canale rachideo, a livello L1, formazione espansiva di 20 mm (dCC) x 11 mm (dT) x 8 mm (dAP), che divarica le radici della cauda e mostra solo una focale aderenza alla dura.
Segnale moderatamente iperintenso nelle immagini T2-dipendenti, intensa e non completa omogenea impregnazione dopo mdc.
(ependimoma?
schwannoma?
menigioma?
altro?

2- Ernia espulsa L4 L5 (con migrazione craniale lungo il profilo posteriore del soma L4) in sede mediana e paramediana sinistra che impronta sul profilo ventrale del sacco durale, impegno neuroforame sinistro L4 L5 e compressione della radice di L4 omolaterale.

3- In L3 L4 si documenta piccola ernia foraminale destra con moderato effetto compressivo sulla radice L3 omolaterale.

4- Elettromiografia:
All' EON dedicit di forza TA ed ELA grado 4/5.
Ipoelicitabile il ROT achilleo sn.
L'esame della conduzione eseguito agli AAII è nella norma.
L'esame EMG ha documentato segni neurogeni con attività denervativa a carico della radice L5 di sinistra.
Segni neurogeni cronici a livello di S1 sin.

Durante il ricovero e anche dopo la dimissione mi è stata somministrata terapia cortisonica, terminata da circa 15 giorni.

Sentito un primo neurochirurgo mi veniva proposto l'intervento per la rimozione della formazione espansiva interna al midollo e nessuna iniziativa per l'ernia espulsa in L4 L5, poiché si sarebbe ridotta da sola.

Un secondo chirurgo, invece, mi ha rappresentato la necessità di intervenire sia per l'ernia espulsa, data la presenza delle limitazioni funzionali, che oggi a circa due mesi dall'inizio ancora permangono, che per la formazione espansiva.
Il tutto da eseguirsi in contemporanea con unico approccio operativo.

Preso atto della necessità di intervento per il neurinoma?, rimango interdetto sulla diverso approccio proposto in merito all' ernia presente in L4 L5.

È possibile un suo regresso spontaneo o è consigliabile l'intervento stante il permanere delle limitazioni funzionali.

Ringrazio anticipatamente per il parere.

[#1]  
Dr. Vincenzo Della Corte

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Ritengo che, anche in funzione dei deficit in atto, sia opportuno l'intervento di decompressione a livello L4-L5. Con la decompressione spariscono i disturbi irritativi (dolori) e iniziano a regredire i deficit di forza.
Terrei distinto quest'intervento da quello eventuale del neurinoma (o altro che sia). Ciò, sia perchè i disturbi che Lei lamenta, e che sono insorti di recente, sono da accreditare all'ernia, sia perchè è da ritenersi che il "neurinoma" sia lì da tempo e potrebbe essere monitorato nel tempo avvenire per verificarne la tendenza verso una possibile, ma non sicura, variazione volumetrica.
Cordialità.
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[#2] dopo  
Utente
La ringrazio per l'immediata ed esaustiva risposta.
Mi rassicura il fatto che anche Lei concordi sulla necessità di intervenire per la risoluzione della compressione determinata dall'ernia.
Per quanto riguarda il neurinoma, visto che non mi aveva recato precedenti specifici disturbi, anche io auspicavo un monitoraggio nel tempo e, alla luce della necessità di intervento rappresentatami dai due chirurghi da me interpellati, mi erano già sovvenuti alcuni dubbi che le rappresento in maniera spedita :
se la formazione, che viene ritenuta di natura benigna, potrebbe trasformarsi in maligna;
se procedendo con un monitoraggio calendarizzato potrebbe, nel frattempo, determinarsi una ulteriore adesione della neoformazione alle radici della cauda con maggiori difficoltà per una eventuale successiva sua rimozione;
se l'asportazione del presunto neurinoma, collegato ai due estremi ad un nervo, porterà alla recisione dello stesso e, se si, con quali conseguenze qualora questo risulti deputato a funzioni motorie.
Mi scuso per eventuali imprecisioni, figlie della preoccupazione che mi porta alla ricerca di certezze in un campo per me di difficile comprensione, e la ringrazio per la disponibilità.

[#3]  
Dr. Vincenzo Della Corte

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Facciamo una cosa alla volta. Pensiamo prima all'ernia che dà disturbi. Poi, ragioneremo sull'altro aspetto...
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[#4] dopo  
Utente
Mi sono sentito costretto ad esternare queste ulteriori considerazioni poiché, come detto, mi è stata prospettata un'unica seduta chirurgica per intervenire contemporaneamente su entrambe le patologie. Cercavo solo di conoscere l'eventuale sussistenza di oggettivi elementi che potrebbero far ipotizzare, con considerevole probabilità, un ulteriore intervento chirurgico qualora non eseguita la rimozione del neurimona in prima istanza.
La ringrazio.

[#5]  
Dr. Vincenzo Della Corte

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Non sono propenso al trattamento in un'unica seduta operatoria. Sono due problemi di diversa natura e diversa complessità con tipi di rischio potenziabili .
Ritengo che, una volta avviata a soluzione la prima cosa, ci si potrà rendere meglio conto di quanta importanza clinica abbia la seconda .
Cordialità.
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[#6] dopo  
Utente
Una preziosa analisi da tenere nella dovuta considerazione.
La ringrazio per la cortese, e per me utile, disponibilità.

[#7]  
Dr. Vincenzo Della Corte

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Se ha piacere, dia pure ulteriori notizie.
Auguri cordiali.
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[#8] dopo  
Utente
Buonasera Dottore. Mi scuso per il tempo passato, dovuto in parte sia al post operatorio che alle attuali vicende pandemiche, e torno sull'argomento per informarla di quanto segue. Alla fine ho optato, convinto anche da quanto prospettatomi da un Professore della neurochirurgia del Policlinico Gemelli che mi ha operato, al doppio intervento simultaneo, eseguito il 15 febbraio scorso. Al risveglio ho percepito subito una parziale riacquisita mobilità del piede ed in particolare dell'alluce. Il giorno successivo ero in piedi, con deambulazione autonoma assistita con una stampella. Nessuna ulteriore limitazione evidente. La neoformazione e risultata essere, come riferitomi, un ependimoma di primo grado. A due mesi dall'intervento, in assenza di fisioterapia specifica stante la chiusura dei centri specialistici, effettuando passeggiate, un po' di cyclette e movimenti mirati consigliatimi, ho recuperato interamente la mobilità del piede in dorsiflessione, ma non ancora completamente la forza. Il deficit più marcato lo percepisco ancora al muscolo tibiale anteriore, reagisce allo stimolo da sforzo ma risulta ancora ipotonico. Spero con la prosecuzione di tali attività e un prossimo intervento fisioterapico mirato si possa recuperare in maniera pressoché completa.
Aggiungo di aver percepito, ad oggi, anche un marcato miglioramento delle ricorrenti lombalgie.
Ho sentito l'obbligo di renderla partecipe di quanto sopra, stante la preziosa disponibilità da Lei dimostratami nell'espletamento della Vostra meritoria attività di supporto medico.
Auguro a me un "in bocca al lupo", per un completo recupero, e a Lei un "buon lavoro".
Grazie.

[#9]  
Dr. Vincenzo Della Corte

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Grazie per le informazioni e complimenti per la duplice riuscita operazione. Continui con la fkt e vedrà che potrà cogliere ulteriori benefici nella capacità motoria e di forza che inizialmente erano apparsi compromessi.
Ad maiora.
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