Pre-sincope durante i pasti
Buongiorno, vi scrivo perche' da qualche tempo mi capita un fenomeno particolare.
Durante i pasti, quasi sempre quando sono a pranzo fuori, si verificano episodi di vertigne, sensazione di presincope, battito accelarato, visione offuscata ecc. La particolarita' e' che se sono a mangiare a casa e' molto raro che mi capitano, ma questi episodi sono concentrati soprattuto durante i pranzi fuori (stranamente non a cena).
Capita anche durante la pausa pranzo di lavoro, quindi con pasti leggeri ed il fenomeno insorge gia' all'inzio del pasto.
Poco dopo aver terminato il pasto la sensazione sparisce.
Non credo che sia il cibo perche' fuori mangio spesso le stesse cose che mangio a casa.
Ho pensato ad una stimolazione eccessiva dell'ambiente circostanza?
Rumori, cose, persone?
Ho anche pensato alla posizone che assumo ma lavorando in ufficio dovrei avere gli stessi sintomi quando sono seduto alla scrivania essendo la stessa posizione con cui mi seggo a tavola.
Grazie in anticipo se qualcuno, con i limiti della distanza, possa formulare qualche ipotesi.
Durante i pasti, quasi sempre quando sono a pranzo fuori, si verificano episodi di vertigne, sensazione di presincope, battito accelarato, visione offuscata ecc. La particolarita' e' che se sono a mangiare a casa e' molto raro che mi capitano, ma questi episodi sono concentrati soprattuto durante i pranzi fuori (stranamente non a cena).
Capita anche durante la pausa pranzo di lavoro, quindi con pasti leggeri ed il fenomeno insorge gia' all'inzio del pasto.
Poco dopo aver terminato il pasto la sensazione sparisce.
Non credo che sia il cibo perche' fuori mangio spesso le stesse cose che mangio a casa.
Ho pensato ad una stimolazione eccessiva dell'ambiente circostanza?
Rumori, cose, persone?
Ho anche pensato alla posizone che assumo ma lavorando in ufficio dovrei avere gli stessi sintomi quando sono seduto alla scrivania essendo la stessa posizione con cui mi seggo a tavola.
Grazie in anticipo se qualcuno, con i limiti della distanza, possa formulare qualche ipotesi.
Gentile Utente,
la particolarità del quadro che descrive è proprio quella che lei stesso ha evidenziato: gli episodi sembrano comparire prevalentemente durante i pasti consumati fuori casa, mentre sono assenti o molto più rari quando mangia nel proprio ambiente domestico.
Questo elemento, a mio avviso, merita attenzione perché rende meno probabile una causa legata esclusivamente agli alimenti assunti.
Le sensazioni che riferisce vertigine, senso di svenimento imminente, tachicardia, annebbiamento visivo possono essere osservate in diverse condizioni, tra cui episodi vasovagali, variazioni della pressione arteriosa, fenomeni ansiosi o reazioni legate a particolari contesti ambientali.
Il fatto che gli episodi compaiano già all'inizio del pasto e si risolvano rapidamente al termine rende meno convincente l'ipotesi di una vera ipotensione post-prandiale, che tende generalmente a manifestarsi dopo il pasto e non nei primi minuti dell'assunzione del cibo.
La circostanza che lei stesso sottolinea ambienti esterni, pausa pranzo lavorativa, presenza di persone, rumore, stimoli molteplici potrebbe effettivamente avere un ruolo. Non necessariamente nel senso di un disturbo psicologico vero e proprio, ma come attivazione involontaria di meccanismi neurovegetativi che possono tradursi in tachicardia, sensazione di instabilità, difficoltà di concentrazione e percezione di imminente mancamento.
Un elemento che sarebbe utile conoscere è se durante questi episodi lei abbia mai misurato la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca. Potrebbe inoltre essere utile valutare se i sintomi compaiano anche in altre situazioni sociali o ambientali simili (riunioni, sale d'attesa, mezzi pubblici, luoghi affollati), oppure se siano esclusivamente legati al momento del pasto.
Dal punto di vista neurologico, la descrizione non appare particolarmente suggestiva di una patologia cerebrale o vestibolare, soprattutto per la stretta correlazione con il contesto e per la rapida regressione dei sintomi.
Cordiali saluti.
Dott. Mauro Colangelo
Neurologo e Neurochirurgo-Napoli
la particolarità del quadro che descrive è proprio quella che lei stesso ha evidenziato: gli episodi sembrano comparire prevalentemente durante i pasti consumati fuori casa, mentre sono assenti o molto più rari quando mangia nel proprio ambiente domestico.
Questo elemento, a mio avviso, merita attenzione perché rende meno probabile una causa legata esclusivamente agli alimenti assunti.
Le sensazioni che riferisce vertigine, senso di svenimento imminente, tachicardia, annebbiamento visivo possono essere osservate in diverse condizioni, tra cui episodi vasovagali, variazioni della pressione arteriosa, fenomeni ansiosi o reazioni legate a particolari contesti ambientali.
Il fatto che gli episodi compaiano già all'inizio del pasto e si risolvano rapidamente al termine rende meno convincente l'ipotesi di una vera ipotensione post-prandiale, che tende generalmente a manifestarsi dopo il pasto e non nei primi minuti dell'assunzione del cibo.
La circostanza che lei stesso sottolinea ambienti esterni, pausa pranzo lavorativa, presenza di persone, rumore, stimoli molteplici potrebbe effettivamente avere un ruolo. Non necessariamente nel senso di un disturbo psicologico vero e proprio, ma come attivazione involontaria di meccanismi neurovegetativi che possono tradursi in tachicardia, sensazione di instabilità, difficoltà di concentrazione e percezione di imminente mancamento.
Un elemento che sarebbe utile conoscere è se durante questi episodi lei abbia mai misurato la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca. Potrebbe inoltre essere utile valutare se i sintomi compaiano anche in altre situazioni sociali o ambientali simili (riunioni, sale d'attesa, mezzi pubblici, luoghi affollati), oppure se siano esclusivamente legati al momento del pasto.
Dal punto di vista neurologico, la descrizione non appare particolarmente suggestiva di una patologia cerebrale o vestibolare, soprattutto per la stretta correlazione con il contesto e per la rapida regressione dei sintomi.
Cordiali saluti.
Dott. Mauro Colangelo
Neurologo e Neurochirurgo-Napoli
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
maurocolang@gmail.com
https://neurochirurgomaurocolangelo.it/
Utente
Buongiorno dottore, la ringrazio per la risposta anche in un giorno festivo. Ora che mi ci fa pensare questi fenomeni accadano, con meno frequenza, in posti affollati, centri commerciali, supermarcati, riunioni (solo se subentra una discussione o se sono io che devo esporre un argomento e quindi sono un po' nervoso). Aggiungo anche che spesso si accompagna della derealizzazione, come se fossi osservatore del mio stesso pranzo o volere fissare bene i piedi a terra in cerca di equilibrio. Ho avuto occasione di misurare i battiti durante il pranzo e normalmente sono intorno ai 90 battiti al minuto. La pressione (non misurata durante questi episodi ma a casa) e' solitamente e' tra i 130 e 70. Ho eseguito anche visita cardiologica con ECG+holter+ecogardiogramma ed e' risultato tutto negativo. Mi manca di fare ecografia dei vasi sovraortici. Proprio oggi a pranzo fuori ho avuto un altro episodio che e' durato quasi tutto il pasto. Finito il pranzo e' rientrato tutto.
Gentile Utente,
la ringrazio per l'aggiornamento perché, a mio avviso, aggiunge alcuni elementi molto utili alla comprensione del problema. In particolare, il fatto che episodi simili si presentino, seppur con minore frequenza, anche in contesti quali centri commerciali, luoghi affollati, riunioni o situazioni nelle quali lei si sente osservato o chiamato ad esporsi personalmente, rappresenta un dato clinicamente significativo.
Anche la sensazione di derealizzazione che descrive ("come se fossi osservatore del mio stesso pranzo") è un fenomeno che talvolta può accompagnare condizioni di intensa attivazione neurovegetativa e stati ansiosi, pur mantenendo il soggetto perfettamente lucido e consapevole di ciò che accade. Un altro elemento che considero importante è la negatività degli accertamenti cardiologici già eseguiti (visita, ECG, Holter ed ecocardiogramma), che rappresentano un dato rassicurante. Naturalmente non sarebbe corretto formulare una diagnosi a distanza, ma devo dirle che, leggendo la sua integrazione, il quadro appare ancora meno suggestivo per una patologia neurologica o cardiologica strutturale e sempre più compatibile con episodi caratterizzati da una marcata attivazione del sistema neurovegetativo in particolari contesti ambientali e relazionali.
Mi colpisce inoltre il fatto che il sintomo si presenti prevalentemente durante il pasto ma tenda a regredire una volta terminato, quasi come se il momento stesso del pranzo in determinate circostanze rappresentasse il "contesto facilitante" dell'episodio.
L'ecocolordoppler dei tronchi sovra-aortici potrà certamente completare il quadro degli accertamenti, ma alla sua età, in assenza di altri segni neurologici focali e con una sintomatologia così strettamente dipendente dal contesto, non mi aspetterei che possa fornire una spiegazione diretta degli episodi descritti. Continui pertanto il percorso diagnostico già intrapreso, ma senza trascurare l'ipotesi che una parte importante del fenomeno possa essere legata alle modalità con cui il sistema nervoso autonomo reagisce a specifiche situazioni ambientali e sociali.
Cordiali saluti.
Dott. Mauro Colangelo
Neurologo e Neurochirurgo
la ringrazio per l'aggiornamento perché, a mio avviso, aggiunge alcuni elementi molto utili alla comprensione del problema. In particolare, il fatto che episodi simili si presentino, seppur con minore frequenza, anche in contesti quali centri commerciali, luoghi affollati, riunioni o situazioni nelle quali lei si sente osservato o chiamato ad esporsi personalmente, rappresenta un dato clinicamente significativo.
Anche la sensazione di derealizzazione che descrive ("come se fossi osservatore del mio stesso pranzo") è un fenomeno che talvolta può accompagnare condizioni di intensa attivazione neurovegetativa e stati ansiosi, pur mantenendo il soggetto perfettamente lucido e consapevole di ciò che accade. Un altro elemento che considero importante è la negatività degli accertamenti cardiologici già eseguiti (visita, ECG, Holter ed ecocardiogramma), che rappresentano un dato rassicurante. Naturalmente non sarebbe corretto formulare una diagnosi a distanza, ma devo dirle che, leggendo la sua integrazione, il quadro appare ancora meno suggestivo per una patologia neurologica o cardiologica strutturale e sempre più compatibile con episodi caratterizzati da una marcata attivazione del sistema neurovegetativo in particolari contesti ambientali e relazionali.
Mi colpisce inoltre il fatto che il sintomo si presenti prevalentemente durante il pasto ma tenda a regredire una volta terminato, quasi come se il momento stesso del pranzo in determinate circostanze rappresentasse il "contesto facilitante" dell'episodio.
L'ecocolordoppler dei tronchi sovra-aortici potrà certamente completare il quadro degli accertamenti, ma alla sua età, in assenza di altri segni neurologici focali e con una sintomatologia così strettamente dipendente dal contesto, non mi aspetterei che possa fornire una spiegazione diretta degli episodi descritti. Continui pertanto il percorso diagnostico già intrapreso, ma senza trascurare l'ipotesi che una parte importante del fenomeno possa essere legata alle modalità con cui il sistema nervoso autonomo reagisce a specifiche situazioni ambientali e sociali.
Cordiali saluti.
Dott. Mauro Colangelo
Neurologo e Neurochirurgo
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
maurocolang@gmail.com
https://neurochirurgomaurocolangelo.it/
Utente
Grazie mille dottore. Anche io ho cominciato a pensare chei il pranzo fuori piuttosto che altre situazioni mi creino come una sorta di attacchi di panico assolutamente senza motivo. Secondo lei a chi mi dovrei rivolgere? Capisco che la cosa suoni un pò bizzara agli occhi di un medico e non sia facile fare una diagnosi.
Questo consulto ha ricevuto 4 risposte e 103 visite dal 07/06/2026.
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