Possibile declino cognitivo progressivo

Gentilissimi dottori,
Vorrei gentilmente chiedere un parere orientativo riguardo a mio zio, uomo di 66 anni.
Da circa 8 mesi ho notato per primo (laureando psicologo) una serie di cambiamenti cognitivi e comportamentali che successivamente sono stati confermati anche dalla moglie, la quale riferisce un peggioramento progressivo negli ultimi 6/7 mesi.
Lui attribuisce linizio della sintomatologia alla perdita di diversi denti, evento che ha vissuto con forte disagio psicologico.
Lamenta infatti sintomi compatibili con un quadro depressivo, quali apatia, riduzione delliniziativa, ritiro sociale, perdita di interesse per attività precedentemente gradite, irritabilità e tendenza allisolamento.
Tuttavia, ci sono alcuni aspetti cognitivi che mi destano tanta preoccupazione:
Fa difficoltà nel reperimento lessicale, infatti mi riferisce che non riesce a trovare le parole durante una conversazione e deve sforzarsi eccessivamente;
Ha un rallentamento delleloquio e del pensiero rispetto al passato;
Ha difficoltà attentive e di concentrazione;
Alterna momenti in cui appare confuso o come se non stesse seguendo la conversazione, e non si intende distrazione o sovrappensiero;
episodi di ripetizione di domande o informazioni appena discusse;
Ha la tendenza a tornare improvvisamente su argomenti precedenti fuori dal contesto della conversazione in corso;
scarsa consapevolezza delle proprie dimenticanze o ripetizioni.
Ad esempio, ieri ho cercato di fare un piccolo test durante una conversazione; è capitato che parlasse di una partita di calcio del giorno successivo e, pochi minuti dopo, chiedesse nuovamente chi dovesse giocare.
In altre occasioni, dopo aver cambiato argomento da diversi minuti, è tornato a commentare il tema precedente come se la conversazione non si fosse mai spostata, tutto questo come se fosse a lui estraneo

È rincuorante il fatto che sia ancora autonomo nelle attività quotidiane: lavora, fa la spesa e gestisce il denaro senza apparenti difficoltà.
Non ha mai avuto episodi di disorientamento spaziale o simili.
Ha inoltre perso peso negli ultimi mesi e il medico curante ha segnalato una riduzione della massa muscolare.
Ci tengo a precisare che mio zio non era assolutamente così, anzi, è sempre stato un uomo allegro, solare, socievole ma sopratutto amante del dialogo e del ritrovo sociale.
Alla luce di tale decorso progressivo vorrei chiedere se un quadro del genere possa essere compatibile con una depressione delletà avanzata con compromissione cognitiva oppure se più orientabile verso una patologia neurodegenerativa in fase iniziale.
P. s abbiamo già programmato una visita specialistica neurologica per domani.
Ringrazio anticipatamente per il parere
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo 7k 374
Gentile Utente,
la descrizione che fornisce è certamente meritevole di un approfondimento neurologico, che opportunamente avete già programmato.
Da quanto riferisce, il quadro non può essere liquidato come una semplice tristezza reattiva alla perdita dei denti. È vero che una sindrome depressiva può determinare rallentamento ideativo, difficoltà attentive, riduzione della concentrazione, apatia e persino una compromissione cognitiva apparentemente importante (la cosiddetta "pseudodemenza depressiva"), ma alcuni aspetti da lei descritti meritano particolare attenzione. Mi riferisco soprattutto a ripetizione di domande formulate pochi minuti prima; difficoltà nel mantenere il filo della conversazione; ritorno ad argomenti precedenti fuori contesto; ridotta consapevolezza delle proprie dimenticanze;
progressività del quadro nel corso di diversi mesi.
Si tratta di elementi che possono effettivamente far considerare anche l'ipotesi di un disturbo neurocognitivo in fase iniziale.
D'altro canto, alcuni aspetti rimangono relativamente rassicuranti: suo zio conserva l'autonomia lavorativa, la gestione del denaro, la capacità di fare acquisti e non presenta episodi di disorientamento spaziale o temporale significativi. Pertanto, allo stato attuale, ritengo che entrambe le ipotesi depressione con importante coinvolgimento cognitivo e malattia neurodegenerativa in fase iniziale debbano rimanere aperte. La visita neurologica sarà fondamentale e verosimilmente verrà integrata da valutazione neuropsicologica, RM encefalo, esami ematochimici completi (vitamina B12, folati, funzionalità tiroidea, ecc.) ed eventuali approfondimenti successivi qualora il Neurologo li ritenga opportuni.
Un ultimo elemento che non sottovaluterei è il calo ponderale associato alla riduzione della massa muscolare, che merita anch'esso un adeguato inquadramento clinico generale.
In sintesi, la sua osservazione appare molto accurata e la decisione di sottoporre suo zio a una valutazione specialistica è assolutamente condivisibile. Sarà soprattutto l'esame clinico diretto, integrato da test cognitivi formali, a consentire di orientare correttamente la diagnosi.

Cordiali saluti.

Dott. Mauro Colangelo
Neurologo e Neurochirurgo - Napoli

Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
maurocolang@gmail.com
https://neurochirurgomaurocolangelo.it/

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