Utente 312XXX
Mia figlia quasi diciassettene soffre da più di un anno di svenimenti improvvisi con perdita di conoscenza che dura una decina di secondi, poi riprende conoscenza, ma non riesce ad alzarsi prima di 15 minuti circa e poi resta intontita e con un po’ di mal di testa.
Le prime volte è svenuta a scuola, e gli svenimenti si ripetevano ogni circa 15-20 giorni, sempre di mattina. Dopo alcune volte che l’episodio si è ripetuto, ha fatto diverse analisi in day-hospital in cui ha effettuata una tac, un elettroencefalogramma, ecografia pelvica e tiroidea, analisi del sangue generiche più quelle riguardanti la tiroide, tilt test, elettrocardiogramma, holter pressorio. Da tutti gli accertamenti non è risultato nulla di anomalo se non una certa tendenza a vivere in modo ansioso la adolescenza, per cui non le è stato prescritto alcun farmaco.
Da circa 3 mesi, però, gli svenimenti sono aumentati di numero e almeno due volte alla settimana la ragazza ha questi mancamenti.
Così il mese scorso è stata ricoverata in ospedale ed ha ripetuto tutte le analisi dell’anno scorso, più holter cardiaco e risonanza magnetica all’encefalo. Anche questa volta non sono emersi problemi, né di natura cardiaca, né di natura neurologica.
La ragazza vive una situazione di disagio perché ha paura di svenire, visto che succede così spesso e sta incominciando ad autolimitarsi in molte attività, non è voluta andare in gita scolastica, non prende più il motorino, ecc.
La ragazza ha molti buoni amici con cui conduce una vita sana e serena, si vedono spesso e fanno molte attività insieme. Ha anche un ragazzo con cui sta da circa un anno e che è un ragazzo tranquillo e che le vuole bene. In famiglia ha problemi di rapporti con il padre, che però vive fuori casa, e con la sorella, anch’essa fuori casa per studiare, per cui non ci sono particolari motivi di stress.
Personalmente ritengo che sia probabile una causa organica, più che una causa psicologica.
In ogni caso il primario dell’ospedale, quando è stata dimessa qualche giorno fa, mi ha prescritto, in mancanza di una diagnosi precisa, di prendere una pillola di depakin alla sera per 15 giorni per vedere come va. Il farmaco è un antiepilettico e dovrebbe dimostrare se sono presenti problemi neurologici che non sono emersi dall’elettroencefalogramma.
Vorrei sapere se è il caso di fare questa cura che fa solo un tentativo in una direzione non sicura e se ci sono centri in cui posso portare la ragazza per ulteriori accertamenti.
Grazie

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

la negativita' di esami clinici per due volte fa orientare verso un problema psicologico.
Ora puo' seguire la strada dell'utilizzo del Depakin e provare a capire se ci sono situazioni sotto soglia non rilevate oppure portare sua figlia da uno specialista in Psichiatria dal quale necessariamente dovra' ricevere un trattamento farmacologico adeguato.
Inoltre, la condizione relazionale di sua figlia sta progressivamente peggiorando in quanto il sintomo comporta la riduzione di attivita' che prima sua figlia svolgeva normalmente.
Tale condizione sta strutturando un disturbo d'ansia che a lungo andare, soprattutto se non si interviene ora, potra' cronicizzare.
Al trattamento farmacologico potrebbe essere associato un trattamento psicoterapeutico secondo le possibili valutazioni dello psichiatra che la visitera'.


Cordiali Saluti
Dr. F.S. Ruggiero

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[#2] dopo  
Utente 312XXX

La ringrazio moltissimo.
Da circa tre mesi la ragazza è seguita da uno psichiatra e ne è molto contenta. Questo non ha prescritto farmaci e segue un approccio terapeutico di sole sedute psichiatriche.
il Depakin è stato consigliato, invece, dal primario di pediatria dove la ragazza è stata ricoverata.
Il mio dubbio resta se somministrare un farmaco antiepilettico, anche in assenza di una diagnosi precisa, solo per vedere se serve a qualcosa.
Ma certamente mia figlia non può continuare a svenire in continuazione, ma nessun altro trattamento farmacologico è stato consigliato.