Utente 587XXX
Vi chiedo un parere sul caso di mio padre, a cui è stato diagnosticato adenocarcinoma del pancreas (coda) con estese metastasi epatiche e linfonodali sincrone. Era stato suggerito un trattamento con gemcitabina eventualmente associato ad oxaliplatino. Dopo nostre ricerche e richiesta di pareri riguardanti il possibile utilizzo dell' ipertermia, alcuni oncologi (anche illustri) ci hanno dato il parere favorevole, dicendo che è effettivamente un trattamento in grado di aumentare l'efficacia della chemioterapia. I valori alti di bilirubina (12,63 tot; 8,99 diretta) impediscono però di iniziare il trattamento chemioterapico (anche se secondo un oncologo la chemioterapia con gemcitabina, in associazione all'ipertermia, dovrebbe essere comunque provata). E' stata valutata la possibilità di effettuare un drenaggio, ma dalla risposta dell'ecografia, ritengeono che non sia al momento una soluzione possibile. Riporto la risposta dell' ecografia:
"Non significativa dilatazione delle vie biliari intraepatiche. Colecisti distesa. Presenza di massa istma pancreatica di circa 8,5 cm comprese le linfoadnopatie patologiche. Non significativa uropatia ostruttiva. Presenza di multiple lesioni epatiche di dimensioni massime di 25 mm".
Devo dire che dalla tac di 1 mese fa le lesioni epatiche apparivano più estese.
Vi aggiungo anche gli ultimi valori, credo significativi, delle analisi del sangue: amilasi pancreatica: 43 U/L; AST/GOT: 148 U/L; ALT/GPT: 229 U/L; LDH: 195 U/L; GGT: 1547 U/L.
Attualmente mio padre è semplicemente sotto trattamento con cortisonici, esofosfina ed elettroliti. L'oncologo prevede eventualmente l'applicazione di un drenaggio nel caso in cui la bilirubina, salendo sopra 20, permetta una dilatazione in grado di far inserire il catetere. Sinceramente però ritiene che il fegato sia ormai compromesso e sostanzialmente non pevede di fare nulla. Tra le altre cose mio padre ha un diabete di tipo 2, motivo per cui si aspettava che il trattamento cortisonico avrebbe aumentato notevolmente la glicemia. Al contrario alla mattina i valori sono molto bassi (da 23 a 40) rendendolo debole, mentre poi si rialzano a valori nella norma e fisicamente lui sta molto meglio. Oggi speriamo di riuscire a rintracciare la diabetologa che lo ha in cura, per ricalibrare i farmaci. Per il resto mio padre sta piuttosto bene, mangia (anche se ovviamente meno di prima) ed è di morale buono, speranzoso di poter iniziare una terapia.
Sostanzialmente vi scrivo soprattutto per sapere se concordate col non applicare nessun drenaggio e per avere opinioni sull' iter 'terapeutico' intrapreso (o meglio non intrapreso). Probabilemte sarà giusto, ma ad esempio ho notato una carenza di comunicazioni tra i medici coivolti (siamo stati noi familiari ad insistere perchè si mettessero in comunicazione tra loro) che mi ha fatto perdere un po' di fiducia (credo che una situazione così complessa andrebbe affrontata insieme da vari specialisti). Vi chiedo scusa se la mia vi risulta solo una richiesta di una figlia che non vuole accettare di non poter provare a far niente per aiutare suo padre. Noi familiari siamo coscienti del fatto che mio padre non potrà guarire, vorremmo solo provare a stabilizzare un po' la malattia, visto che atualmente la sua qualità della vita è buona.
Vi ringrazio.

[#1]  
Prof. Filippo Alongi

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L'ultima sua frase mi fa capire come già siate sulla buona strada, in termini di atteggiamento nei confronti della malattia neoplastica(purtroppo in stadio avanzato con localizzazioni metastatiche sincrone). La consapevolezza dei limiti attuali della medicina, in molti casi come questo, aiuta nel potenziare il possibile supporto al paziente, evitando gravose disillusioni da terapie miracolose.
L'ipetermia comunque è una valida metodica che, grazie all'inalzamento della temperatura degli organi interni oltre i 40-42 gradi centigradi, ha la potenzialità di incrementare l'effetto citocida del farmaco o delle radiazioni. E' anche vero che in realtà non sono molti gli studi che evidenziano un reale vantaggio di sopravvvenza.
Prof. Filippo Alongi
Professore associato di Radioterapia
Direttore Radioterapia Oncologica, Ospedale S.Cuore Don Calabria di Negrar(Verona),

[#2]  
Dr. Carlo Pastore

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Cara Amica,

direi che la disamina dei colleghi che hanno in cura papà è corretta. A mio avviso una monochemioterapia potrebbe essere provata (magari con la sola gemcitabina) in associazione con l'ipertermia. Come correttamente diceva il Collega Dr. Alongi non è possibile aspettarsi soluzioni miracolose ma credo che si potrebbe avere del giovamento. Inoltre eseguirei anche il dosaggio plasmatico della CgA per eventualmente abbinare alla monochemioterapia un trattamento con octreotide. Infatti spesso nelle neoplasie pancreatiche si osserva una componente cellulare neuroendocrina che può essere contrastata da tale farmaco. In ulteriore aggiunta farei assumere delle gocce sublinguali di Synchrolevels. Tale preparato è venduto come un polivitaminico ma contiene anche l'estratto embrionario di Zebra fish che sembra avere la proprietà di rendere meno aggressive le cellule tumorali (sono in corso studi ulteriori presso l'Università di Roma "La Sapienza"). Ne farei assumere 3ml x 3 volte al dì sublinguali, prima dei pasti.

Un caro saluto, sempre a disposizione

Carlo Pastore
Dr. Carlo Pastore
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[#3] dopo  
Utente 587XXX

Vi ringrazio per le risposte e per le indicazioni. Avevo dimenticato di dire che mio padre ha 67 anni, motivo ulteriore per provare secondo me una terapia, oltre a quello principale che avevo accennato, ovvero le attuali buone condizioni di vita (il dolore è generalmente sotto controllo con 20 gocce di tramadolo ogni 8 ore). Se e quando le condizioni generali dovessero sensibilmente peggiorare, siamo tutti dell' opinione di pensare esclusivamente ad una terapia per non farlo soffrire.
Spero adesso di trovare un oncologo vicino casa che concordi con le vostre opinioni, al fine di evitare ore di viaggio per la chemioterapia ed altre per l'ipertermia.
Se posso vi pongo un'ulteriore domanda: i dottori che non vogliono fare una chemioterapia con questi valori di biliurbina, lo fanno perchè si attengono a dei protocolli ben precisi? Ci possono essere delle controindicazioni particolari?

Grazie ancora

[#4]  
Dr. Alessandro D'Angelo

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La gemcitabina viene rapidamente metabolizzata in dFdU dalla citidina deaminasi presente nel fegato, nel rene, nel sangue ed in altri tessuti. Meno del 10% del farmaco viene eliminato per via urinaria in maniera immodificata. Il metabolita dFdU si distribuisce ampiamente nei tessuti e viene eliminato immodificato nelle urine. La scheda tecnica del farmaco cita "La gemcitabina dovrebbe essere usata con cautela e a dosaggi ridotti nei pazienti con insufficienza epatica e/o renale", anche se ad oggi non esistono studi condotti in pazienti con insufficienza renale od epatica.

Pertanto i rischi di danno iatrogeno in un paziente con la funzionalità alterata, possono verificarsi e rendere vano l'eventuale scopo terapeutico (da sempre sostengo che una cura deve servire a migliorare la qualità di vita di un paziente e non a peggiorarla).

Penso che l'attegiamento in atto in essere dei colleghi sia il più corretto; nulla vieta (ed è esperienza anche mia degli ultimi giorni) che dopo il posizionamento di un drenaggio esterno-interno biliare, vi possano ri-essere i presupposti per un tentativo terapeutico.
Concordo col collega Pastore sul dosaggio della CGA e con il collega Alongi sulla mancanza di dati "corposi" riguardo l'ipertemia.

Cordiali Saluti
Dr. Alessandro D'Angelo
(email: dangelo@oncologiataormina.it)

[#5] dopo  
Utente 587XXX

Gentili dottori,
vi ringrazio per le spiegazioni. Scusate se vi chiedo un' ulteriore precisazione (in particolare al dr. D'Angelo): ritenete che in questo momento non ci siano i pressupposti per l'applicazione di un drenaggio, ma potrebbero presentarsi in futuro, come suggerito dall' oncologo che ha in cura mio padre?
Per quanto riguarda l'ipertermia, non ci aspettiamo miracoli, a questo punto penseremmo ad un possibile tentativo di usare questa terapia associata a bassi dosi di gemcitabina (cosa che talvolta viene fatto, perchè in teoria questa tecnica potenzia l' effetto dei chemioterapici). D'altra parte, facendo anch'io ricerca, so che se non si provano strade nuove od ancora poco esplorate, non si possono fare passi avanti. L'importante in questo caso, come sottolineate, è non peggiorare il quadro clinico (cosa che peraltro, forse potrebbe essere valutata dopo qualche trattamento?).

Grazie.

Distinti saluti

[#6]  
Dr. Alessandro D'Angelo

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Sull'applicazione di un drenaggio deve essere il radiologo interventista o il chirurgo a valutare se la distensione della colecisti è sufficiente per pungerla.

Il provare sttrade nuove deve essere sempre all'interno di studi clinici che possano alla fine dare dei risultati statisticamente validi(tenga presente che la GEM ha sostituito il fluorouracile solo per aver dato alla fine dello studio un vantaggio in termini di beneficio clinico!!).
Non è il singolo caso o l'esperienza su pochi pazienti a far nascere uno standard terapeutico
Cordiali Saluti
Dr. Alessandro D'Angelo
(email: dangelo@oncologiataormina.it)

[#7] dopo  
Utente 587XXX

Gentili dottori, vi chiedo un ulteriore spiegazione, in particolare al dott. Pastore, che mi nominava questo medicinale: lo Synchrolevels deve essere comunque preso nel caso in cui si possa iniziare la chemioterapia, oppure può essere assunto anche indipendentemente?

Grazie

[#8]  
Dr. Carlo Pastore

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Gentile Utente,

può essere assunto indipendentemente dall'inizio o meno di un qualunque altro trattamento.

un caro saluto

Carlo Pastore
Dr. Carlo Pastore
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[#9] dopo  
Utente 587XXX

Gentile dott. Pastore,
mi scusi per l’ulteriore precisazione. Sulla confezione dello Synchrolevels il dosaggio riportato è il seguente: “Per ogni somministrazione porre 0,5 ml di liquido sotto la lingua(…). Ripetere l’ operazione dopo 10 minuti. Questa doppia somministrazione deve essere effettuata tre volte al giorno.” Nelle avvertenze si legge: “non superare la dose consigliata”. Devo seguire le indicazioni della confezione, oppure ripetere per 6 volte la somministrazione da 0,5 ml ogni 10 minuti, prima di ogni pasto?
Grazie ancora.
Distinti saluti

[#10]  
Dr. Carlo Pastore

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Cara Amica,

deve essere eseguito nel modo seguente: 0.5 ml x 6 volte x 3 volte al giorno. Non è necessario attendere 10 minuti tra uno 0.5 e l'altro ma occorre tenere il liquido 30 secondi sotto la lingua prima di deglutirlo.

un caro saluto

Carlo Pastore
Dr. Carlo Pastore
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