Utente 662XXX
Buongiorno,
nella prima settimana di aprile 2008 all'eta' di 69 anni mio padre e' stato sottoposto ad intervento chirurgico di "laparotomia esplorativa,biopsie e gastroenterostomia".
Il decorso post-operatorio e' stato regolare.
Attualmente sta sufficientemente bene,e' canalizzato e si alimenta per os.
La ferita chirurgica e' in ordine e in progressiva guarigione.
Esame istologico: adenoca con aspetti mucosecernenti
Il chirurgo che ha effettuato l'intervento,dichiarando di "non avere visto mai una cosa simile" in negativo riguardo alla tipologia e all'avanzamento della malattia,comunica a noi familiari che il paziente e' inoperabile e che presumibilmente avra'un aspettativa di vita dai 3 ai 6 mesi.
Con la dimissione viene consigliato:
Ranidil 1cp - Flaxiparina 0,6 1fl/die per 15gg - ripresa della terapia domiciliare.
Verso la meta' di aprile 2008 dopo visita ITT (ISTITUTO TOSCANO TUMORI) in considerazione dello stadio avanzato di malattia viene consigliato un trattamento chemioterapico con Gemzar g1,8,15 q 28 gg - in caso di dolore consigliato tachidol bust 1 bustx2 die.
Il suddetto trattamento verra' attuato all'inizio di maggio 2008 dopo effettazione esami ematochimici.
Questo e' ad oggi il quadro clinico di mio padre.
Nella mia famiglia stiamo vivendo un momento di forte sconcerto e disorientamento - non vorremmo accettare quanto i medici ci hanno comunicato e prevale in noi un forte stato di impotenza verso questa malattia.
Vorrei essere informato/confortato che quanto stiamo facendo per mio padre e' il meglio che la medicina attualmente offre - vorrei sapere se realmente la casistica di questo tipo di problema taglia inesorabilmente la speranza di fare qualcosa e se realmente il meglio per mio padre allo stato attuale della malattia e' cercare di dare a lui un buon "fine-esistenza" garantendogli una qualita' di vita la migliore possibile.
Per scelta mia e dei familiari attualmente abbiamo convenuto di non informare lui sull'effettivo grave stato clinico - ed anche questa situazione non ci rende le cose facili.
Signori medici,se doveste affrontare questo caso clinico in prima persona al mio posto,con la vostra cultura e conoscenza medica,quale sarebbe per voi la strada/il modo professionalmente piu' corretto di agire per risolvere o contenere questa malattia?
Un infinito ringraziamento per tutti coloro che vorranno commentare dandomi un proprio parere qualunque esso sia.

[#1] dopo  
Prof. Filippo Alongi

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In primis, seppur giustificabile emotivamente il vostro tentativo ti occultare la vera diagnosi, è inaccettabile che il paziente debba non essere conscio della reale situazione. Posso essere daccordo sull'edulcorare la comunicazione di una diagnosi difficile, ma è il paziente che deve decidere su eventuali terapie alle quali sottoporsi.
Per il resto l'approccio farmacologico mi sembra corretto e plausibile.
Cordiali saluti
Prof. Filippo Alongi
Professore associato di Radioterapia
Direttore Radioterapia Oncologica, Ospedale S.Cuore Don Calabria di Negrar(Verona),

[#2] dopo  
Utente 662XXX

Egregio Dr.Alongi,
desideriamo ringraziarLa per la Sua opinione e per l'attenzione prestataci.
Cordiali saluti