Utente 726XXX
Gent.li medici, Vi scrivo per sottoporvi un quesito che mi sta particolarmente a cuore. A mio padre, 66 anni appena compiutie e stato diagnosticato un adenocarcinoma intramucoso (nella diagnosi viene riportato: "esofago di barrett con displasia di alto grado dell'epitelio e microfocolai di adenocarcinoma intramucoso.". Il chirurgo ha prospettato come prima soluzione un'esofagogastrectomia parziale con linfoadenectomia regionale. Vorrei sapere i rischi di questo tipo di intervento (il chirurgo ha parlato di un intervento molto lungo con una degenza in rianimazione di circa 5 giorni) e la qualità di vita dopo questo intervento. Mio padre, da 5 anni sotto controllo per il barrett, attualmente non avverte nessun sintomo della malattia e la sua condizione fisica è buona; ovviamente è molto spaventato dai rischi di questo intervento ed ancora di più dalla qualità di vita successiva ad esso. Potreste essere così gentili da darmi alcune informazioni in modo che io possa aiurarlo a prepararsi al meglio a questa prova?
vi ringrazio anticipatamente, il vostro servizio è molto piu grande di quanto possiate pensare per un paziente.
Cordiali saluti.

[#1] dopo  
Dr. Giovanni Salamina

32% attività
0% attualità
12% socialità
MAGENTA (MI)

Rank MI+ 44
Iscritto dal 2008
Prenota una visita specialistica
Ovviamente i rischi,in generale, trattandosi di intervento di chirurgia maggiore, sono correlati anche alle condizioni generali del paziente, ovviamente anche alla esperienza del chirurgo. E' chiaro che si tratta di un intervento di cui non si fanno molti nella vita professionale almeno che non si lavori in un centro di riferimento, dedicato. Quando si parla di esperienza del chirurgo penso che ci si debba riferire quindi a esperienza di chirurgia gastroenterologica maggiore e buona cultura generale specifica. I rischi di questo intervento in maniera specifica sono correlati inoltre alla estensione della malattia che in questo caso sembra iniziale e poi sostanzialmente alla deiscenza dell'anastomosi intratoracica che effettivamente potrebbe mettere a repentaglio la vita stessa, d'altro canto il tumore , non operato, non può essere trattato con altri approcci in modo altrettanto radicale. Altre complicanze specifiche possono comportare sostanzilamente un lungo periodo di degenza in terapia intensiva. La qualità della vita non ne risente in modo significativo.
Ossequi
Dr. Giovanni Salamina

[#2] dopo  
Utente 726XXX

Dr. Salamina, innanzitutto la ringrazio per l'esaustiva e rapida risposta che ha Voluto darmi, risposta che considerando le poche informazioni che ho potuto darLe trovo in ogni caso di grande aiuto per meglio comprendere il percorso terapeutico che mio padre andrà ad affrontare.
Posso dirle che il professore presso cui mio padre è in cura all'ospedale Molinette di Torino non è nuovo a questo tipo di interventi, il che in un certo senso mi tranquillizza.
Ritengo che principalmente mio padre adesso necessiti anche di un buon supporto di natura psicologica per meglio affrontare un intervento ed una malattia che lui ritiene senza possibilità di successo.
La ringrazio ancora per il suo tempo e mi permetterò di disturbarla ancora nel caso avessi altre domande.
Cordiali saluti.