Metatarsalgia e lieve edema avampiede

Gentili medici vi sottopongo la mia condizione che ormai da tempo mi sta condizionando la vita e mi sta portando anche ad una leggera depressione.
Sono una giovane donna di 42 anni, peso 52 kg e sono alta 1,71 m.
Tutto comincia a fine maggio dellanno scorso, quando rientrata da una serata dove avevo indossato delle Vans, notai un piccolo gonfiore dorsale vicino alle tre teste metatarsali, alla base delle dita per intenderci.
Il giorno dopo il gonfiore era completamente sparito e ho ripreso a mettere le scarpe che solitamente porto, sneakers o mocassini.
Ai primi di giugno, dopo una lunga camminata con delle scarpe ahimè non adatte, mi sono procurata una tendinite del primo raggio, ho gestito la fase acuta con fisioterapia e antinfiammatori, erano comparse anche tre piccole cisti gangliari peritendine lungo il primo raggio sul dorso del piede, che ancora ci sono.
Superata la fase acuta mi rimane questa sintomatologia: la zona metatarsale è leggermente più imbottita rispetto all'altro piede, con la scarpa e con il carico si forma un edema nella zona metatarsale che nelle giornate peggiori coinvolge anche le dita, non sale mai sul collo del piede o sulla caviglia.
Ho eseguito tutti gli esami possibili e immaginabili, due risonanze magnetiche, lastre in carico e scarico, due eco-color-doppler, una linfoangiorisonanza, esami del sangue completi anche per fattore reumatoide, tutti gli esami sono risultati negativi, hanno rilevato solo una modesta imbibizione dei tessuti molli dellavampiede intermetatarsali.
Non ho dolore nel passo, avverto solo un dolore sordo alla digitopressione del secondo e terzo metatarso.
Alla luce di tutti questi esami negativi mi sono rivolta a un bravo podologo che mi ha diagnosticato alluce valgo-rigido con metatarsalgia da trasferimento sul secondo e terzo raggio, mi sta confezionando dei plantari personalizzati che spero davvero mi possano aiutare.
La sua diagnosi è stata confermata anche da due ortopedici.
Ogni tanto soprattutto la sera sento una sensazione di calore/bruciore nella zona metatarsale e nelle dita, e toccando la zona la sento un po calda, la pelle risulta un po più rossa rispetto all'altro piede.
Preciso che quando la zona si gonfia, con l'elevazione della gamba, il ghiaccio e un leggero massaggio il gonfiore regredisce abbastanza rapidamente.
Ho provato a fare anche un paio di infiltrazioni di cortisone che però non mi hanno dato sollievo.
Al mattino la zona è abbastanza sgonfia ma la sento un po rigida.
Nei due mesi passati ho fatto anche dei cicli di fisioterapia con laser e onde d'urto che però purtroppo non sono state di grande aiuto.
Quello che posso notare visivamente chiudendo le dita del piede è che le teste metatarsali del secondo e terzo dito sono molto più sporgenti di come non fossero prima.
Vi prego se potete di aiutarmi, sono veramente disperata e ho paura di avere qualcosa di più grave e di sistemico.
Ho tanta paura di non riuscire a risolvere e di essere condannata a vivere così.
Grazie
Dr. Renato Rambaldi Ortopedico 69 6
Cara signora/na darLe la soluzione del problema sarebbe presuntuoso: ha consultato medici, ortopedici, e altri professionisti della sanità, ha eseguito ogni possibile accertamento (RX, ECO, RM); ha fatto Fisioterapia, infiltrazioni con cortisone, Onde d'urto e altro; ha utilizzato le calzature più adatte e sofisticate ... con quale presunzione sulla scorta di un racconto, per quanto dettagliato, dovrei suggerire una diagnosi, ma soprattutto il rimedio ... soprannaturale? Dico soprattutto perchè la diagnosi è stata posta e credo corretta; è alla soluzione terapeutica che non siamo ancora arrivati.
Mi sento di escludere assolutamente le ipotesi "cattive": quando succede qualcosa di quel genere la sintomatologia non è certo quella e soprattutto "progredisce".
In sintesi: ritengo che la deambulazione, le lunghe passeggiate, , forse con calzature non adatte, abbiano innescato la sintomatologia su di un piede con qualche patologia (alluce valgo rigido): una volta innescato il processo deambulazione>calzatura non ideale>risposta flogistica a volte succede che solo il tempo, a volte molto lungo, porti a soluzione. Le riferisco di una esperienza personale: sono stato alle Maldive, come medico del villaggio vacanze, per 4 periodi di 15 giorni.
Saprà che lì ci si tolgono le scarpe all'arrivo e si rimettono a fine vacanza. Bene; molti vacanzieri di quelle occasioni e molti pazienti che quell'esperienza hanno fatto, ... sono guariti! Salvo ricadere dopo qualche mese di vita cittadina. Andare alle Maldive per due settimane? Forse.

Dr. renato rambaldi
Specialista in Ortopedia-Traumatologia
Consulente Tecnico del Tribunale di Milano

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Gentilissimo dottore, la sua risposta mi ha rincuorato sulle ipotesi cattive e mi ha davvero strappato una risata! Proprio oggi avevo a pranzo la mia mamma per festeggiarla e mi ha dato lo stesso suggerimento, mi sa che mi tocca proprio partire per il mare! Intanto posso dirle che questa settimana finalmente ho cominciato a vedere una piccola luce in fondo al tunnel, il piede non si è più gonfiato, le sensazioni di calore e bruciore sono passate, l’uso costante dei nuovi plantari sta facendo davvero la differenza unito ai continue esercizi di ginnastica e fisioterapia forse qualche miglioramento inizia davvero ad arrivare! Grazie di cuore per la sua risposta e per l’ottimo consiglio!
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