Utente
Salve, premetto che non sapevo dove inserire questo consulto, sono una ragazza di 18 anni e da piccola, intorno ai 2 anni e mezzo ho iniziato a balbettare in pubblico. Ai miei genitori era stato detto che era un disturbo passeggero dovuto all'eccesiva presenza di contenuti nella mia testa. Dopo 16 anni però ancora non mi è passata. Volevo precisare che è una forma strana in quanto nel momento in cui sono sola, per esempio a ripetere la lezione scolastica, non balbetto neanche una volta mentre quando devo sostenere una conversazione con persone sconosciute o un'interrogazione o anche semplicemtente comunicare con mia madre ed i miei parenti, balbetto. Mi sale l'ansia anche se devo chiamare al telefono una mia amica. Non riesco a pronunciare determinate parole, tanto da vedermi costretta a cercarne delle altre. Credevo fosse solo un fatto di ansia, però pensandoci che motivo avrei di essere ansiosa con i miei genitori? con loro ho un ottimo rapporto... Non riesco a telefonare, a chiedere informazioni, a parlare serenamente con i miei amici... sono 16 anni che mi porto dietro questo problema e non ce la faccio più, non riesco a continuare così, ci sto malissimo... spero tanto che voi mi possiate aiutare, grazie mille

[#1]  
Dr. Silvio Presta

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Gentile ragazza,
la tua balbuzie potrebbe essere inquadrata in un conesto più ampio che viene chiamato 'fobia sociale'.
Si tratta di una condizione ansiosa che si manifesta, in modo incontrollabile e con sintomi diversi (aumento della sudorazione, vampate di calore, rossore al volro, bocca asciuttissima, tremore, senso di nausea o vertigine, senso di non riuscire a parlare e di non trovare le parole, ed anche balbuzie...) quando ci troviamo in situazioni sociali (parlare, ballare, mangiare, bere, telefonare in pubblico; fare un esame o un'interrogazione scolastica; avere approcci con l'altro sesso etc. etc.). Nel tempo, può capitare che ci si senta sempre 'osservati' dagli altri e 'sotto esame', anche da parte delle persone delle quali ci fidiamo ed alle quali vogliamo bene.
Il disturbo inizia tipicamente da piccoli, anche da bambini, e, come nel tuo caso, può divenire un compagno sgradito dal quale non riusciamo a liberarci. La cura però esiste, e comprende sia alcuni farmaci che un tipo specifico di colloqui psicologici.
Cari saluti
Silvio Presta

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Silvio Presta

[#2]  
Dr.ssa Roberta Cacioppo

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Gentile utente,

il fenomeno della balbuzie è in effetti quasi sempre legato a difficoltà emotive, il cui elemento scatenante possono essere delle ansie sociali. Il settore in cui si dovrebbe maggiormente intervenire è l’area che riguarda le relazioniumane, e non tanto quella della fonazione e della articolazione delle parole, anche se quest’ultima rappresenta la parte manifesta del problema balbuzie.

Oltretutto la sua situazione è complicata dal fatto che, convivendo ormai da 16 anni con questo problema, la sintomatologia è piuttosto consolidata.

Quello che le consiglio è di rivolgersi a uno psicologo specializzato in questo tipo di problematiche (se naviga in internet può informarsi: esistono ormai in Italia diverse realtà e anche istituzioni che si occupano di balbuzie), che saprà poi affiancarle un'eventuale altra figura professionale che possa aiutarla dal punto di vista più strettamente "tecnico" (ad esempio un logopedista, un ortofonista, un terapista della neuro-psicomotricità, o ancora un musicoterapeuta). La terapia farmacologica mi sembra un po' eccessiva in base alla situazione che lei descrive, comunque un parere più completo deve sicuramente essere fornito da uno specialista che abbia la possibilità di incontrarla personalmente.

Cordialmente,

Roberta Cacioppo
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Roberta Cacioppo - Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa clinica -
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[#3]  
Dr. Silvio Presta

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Invito con fermezza psicologi e psicoterapeuti, come già più volte suggerito anche da altri Colleghi, ad astenersi da considerazioni in merito al procedimento diagnostico ed alla conseguente impostazione terapeutica. Anche nell'ambito di un team multidisciplinare, nel quale è sempre gradito il parere di tutti i partecipanti, questo compito rimane prerogativa esclusiva del medico, che deciderà per l'associazione o meno di una psicoterapia o di qualsiasi altro intervento integrato.
In particolare, lo psicologo eviti considerazioni relative all'utilità o meno di eventuali terapie farmacologiche, ricordando che questa prerogativa appartiene solo al laureato in medicina e, nello specifico, allo specialista in psichiatria.
Cari saluti
Silvio Presta

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[#4]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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[#5]  
Dr.ssa Roberta Cacioppo

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Per i colleghi medici: non volevo assolutamente invadere il vostro spazio, tant'è che ho circoscritto il mio commento a ciò che è stato scritto e ho consigliato all'utente di rivolgersi in ogni caso a uno specialista che potese valutare la situazione!

Io stessa lavoro in studio con la stretta collaborazione di uno psichiatra e di un neuropsichiatra, senza i quali non potrei certamente affrontare determinate situazioni, che vengono valutate minuziosamente.

Il mio commento è nato nell'intento di non far passare l'utilizzo di farmaci (pur se affiancato a percorsi di psicoterapia o altro) come ciò che può aiutare ad affrontare qualunque tipo di sintomatologia a componente psicogena.

Cordialmente

Roberta Cacioppo

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[#6]  
Dr. Silvio Presta

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Mi sembra che si continui a perseverare nell'errore, cioè nel porre psicologo e psicoterapia al centro dell'iter terapeutico.
Continuare a propagandare una sequenzialità di intervento nella quale la psicoterapia preceda la farmacoterapia, relegando quest'ultima in una erronea posizione di semplice controllo sintomatico, rappresenta oggi un errore gravissimo e non più tollerabile. Troppi pazienti arrivano ancora all'osservazione del medico dopo anni di interminabili sedute 'alla ricerca della radice del problema', con gravissimi ritardi nella corretta diagnosi e nel corretto intervento terapeutico e dunque con elevato rischio di fenomeni di cronicizzazione del disturbo. In moltissimi casi raccontano di essere stati letteralmente terrorizzati riguardo all'utilizzo dei farmaci, se non minacciati di essere 'abbandonati' dallo psicoterapeuta se avessero deciso di intraprendere anche una terapia medica, propagandata come tossica ('lo psicofarmaco è una droga'). Questo atteggiamento è assolutamente inaccettabile e una filosofia del genere ricorre anche in numerosi interventi fatti in questo stesso sito.
Ricordo che la psicoterapia è menzionata nelle linee-guida internazionali solo come un eventuale supporto alla moderna terapia medica e come tale deve essere inquadrata e suggerita all'utenza. La decisione di utilizzare o meno tale tipo di intervento spetta sempre e solo, anche in un team, al medico psichiatra.
Continuo perciò a sperare, nell'interessa dell'utenza, che psicologi e psicoterapeuti recuparino la consapevolezza dei guisti confini dei propri suggerimenti ed interventi.
Saluti
Silvio Presta

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[#7]  
Dr. Daniele Bonanno

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Gentile utente,
concordio con i colleghi sul fatto che la rappresenta prima di tutto una problematica sociale-relazionale oltre che di verbalizzazione.
Nella maggior parte dei casi la balbuzie si manifesta soltanto in presenza di un interlocutore e si associa a situazioni di ansia sociale. Altrettanto spesso i genitori rappresentano le prime persone dalle quali ci sentiamo valutati e giudicati, dunque non è raro che la relazione con loro possa essere ottima ma comportare un certo livello di "ansia da prestazione" per quanto riguarda alcuni nostri nodi problematici, in particolare la balbuzie.
Si tratta ovviamente di considerazioni generiche e soltanto un approfondito processo diagnostico potrà offrirle una adeguata comprensione della sua situazione e del trattamento più indicato. Un obiettivo importante e in parte indipendente dalla difficoltà nella verbalizzazione può essere quello di limitare l'influenza che il disturbo ha attualmente sulla sua sfera sociale e relazionale.
Il mio parere è che lei sia libera di scegliere di rivolgersi ad uno psichiatra, così come ad uno psicologo ma le opinioni sopra espresse dai colleghi se considerate con senso critico potranno forse offrirle un quadro più completo delle interpretazioni possibili.
Un saluto.

Dott. Daniele Bonanno
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[#8]  
Dr. Daniele Bonanno

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Per entrare nel dibattito: è mio parere che in una simile situazione sia la persona nella facoltà di scegliere l'utilità di affrontare una difficoltà di natura relazionale attraverso l'assunzione di un farmaco oppure attraverso una relazione psicoterapeutica. La psicoterapia è efficace e gli interventi mal condotti da alcuni colleghi non vanno in alcun caso generalizzati. Non sarebbe difficile enumerare i casi di disagio e sofferenza raccontati da pazienti dilaniati da un iter medico caratterizzato da anni di costosi esami diagnostici e interventi invasivi ed inefficaci che mai hanno ascoltato le loro reali esigenze e frequentemente sono terminati con la frase "lei non ha nulla". Nel 2007 non rappresenta certo un approccio moderno e competente quello di lasciare l'ipotesi psicogena come ultima alternativa dopo aver tentato tutte le soluzioni possibili secondo un cieco organicismo; che dire poi del versante somatopsichico, della sofferenza psicologica derivante dalla patologia organica, di questa dimensione dell’essere umano così spesso negata e fatta fuori nei casi in cui è possibile appellarsi ad un'oggettiva causalità organica? I colleghi medici dovrebbero essere ben consapevoli e critici rispetto a simili realtà prima di esprimere giudizi stigmatizzanti e distorcenti sulla psicoterapia. E' certamente vero che ancor più pericolosi sono i colleghi psicologi che demonizzano la farmacoterapia e la collaborazione con figure mediche. In entrambi i casi si tratta di un gioco di potere e nulla più, riconosciamolo!
D'altronde credo che il primo riferimento per il paziente resti il medico di base che può orientare il suo assistito per il processo diagnostico e verso gli specialisti più indicati, compreso lo psicoterapeuta, le cui competenze comprendono senza alcun dubbio la valutazione psico-diagnostica.

Anche di fronte ai più noti e accertati disturbi psicosomatici ritengo preziosa l’interazione e l’integrazione tra competenze mediche e psicologiche attraverso il lavoro d’equipe, non generalizzerei mai l’evidenza di alcuni interventi inadeguati a tutto il sapere medico verso il quale nutro un enorme e profondo rispetto.
Non perdiamo di vista il benessere della persona per aderire ad ideologie e prese di posizione più politiche che scientifiche.
Mi scuso con l’utente per questa occasione di confronto, certamente costruttiva ma che ben poco ha a che fare con la sua domanda. Una simile divergenza di opinioni potrà tuttavia rappresentare un’occasione di consapevolezza dell’utilità di un proprio ruolo attivo e critico di fronte alla propria difficoltà.
Cordialmente.

Dott. Daniele Bonanno
bonanno@aisps.net
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[#9]  
Dr. Silvio Presta

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Caro Bonanno,
anche per lei il compito è indirizzare il paziente, disorientato, sofferente e spaventato, nel modo più corretto secondo le conoscenze attuali, e non lasciare la scelta al caso o alla sensazione del singolo. Lo specialista di riferimento è lo psichiatra, ma grazie alla demonizzazione corrente nei confronti delle moderne terapie biologiche (che anche la sua categoria contribuisce ad alimentare, nonchè certe aree politiche) molti hanno paura di recarvisi (problema culturale) per timore di essere etichettato come 'pazzo'.
Ancora: il farmaco NON E' un sintomatico (questo vale solo per le benzodiazepine).
Infine: lasci le disquisizioni sul senso della vita al puro ambito speculativo e non le confonda con la clinica.
Saluti
Silvio Presta

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P.S.: questo è quello che Lei afferma in un recente post ("Eiaculazione Precoce"), passando il messaggio (deleterio e totalmente erroneo) che la cura medica sia un supporto della psicoterapia e che solo grazie a quest'ultima il paziente troverà la sua guarigione:
"Il farmaco o la desensibilizzazione possono incrementare il tempo di latenza eiaculatoria ma SOLTANTO un suo impegno attivo in un percorso terapeutico le permetterà una maggiore consapevolezza corporea delle sensazioni preorgasmiche e una competenza nel gestire i tempi del rapporto sessuale. Il SUPPORTO farmacologico potrà favorire tale processo."


Silvio Presta

[#10]  
Dr. Daniele Bonanno

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Gentile Dr. Presta,
sembra in effetti che io abbia colluso con una sua personale dinamica affettiva confondendola con un'occasione di condivisione e confronto scientifico. Mi limito a specificare che ho invitato l'utente a fare riferimento al suo medico di base e valutare attivamente con lui in che modo iniziare ad affrontare la propria difficoltà: esistendo diverse ipotesi diagnostiche e alternative terapeutiche credo che le sue esigenze e preferenze in tal senso non siano da ignorare, pur appartenendo alla spesso temuta sfera della "soggettività" umana.
Un saluto.

Dott. Daniele Bonanno
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Dott. Daniele Bonanno
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[#11]  
Dr. Silvio Presta

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Gentile Bonanno,
nessuno ha mai parlato di 'occasioni di condivisione e confronto', bensì di un deciso chiarimento, nell'interesse non di futili scontri ideologici bensì dell'utenza (così spesso disorientata e mal consigliata), su quali siano le reali competenze e spazi di azione delle diverse professioni, così da poter porre termine, almeno in qualche caso, alla gestione artigianale e trasfigurata di seri problemi medici.
Saluti
Silvio Presta

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Silvio Presta

[#12]  
Dr.ssa Ilenia Sussarellu

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Gentile Utente,
la balbuzie è un disturbo che nella maggior parte dei casi troviamo associato ad elevati livelli di ansia. Il mio consiglio è di rivolgersi sia ad uno Psichiatra, che provveda alla prescrizione di un farmaco che stabilizzi l'ansia, sia ad uno psicoterapeuta che la aiuti, invece, nella gestione del sintomo specifico.

Cordiali saluti
Ilenia Sussarellu

i.sussarellu@libero.it
Dr.ssa Ilenia Sussarellu, i.sussarellu@libero.it
Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Psicologo Cilinico-Forense

[#13]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

credo che questa lunga disquisizione nel suo post possa farle comprendere quanto e' importante scegliere come figura di riferimento sempre lo psichiatra che potrà aiutarla ad intraprendere le strade adatte alla risoluzione del suo problema.


Cordiali Saluti
Dr. F.S. Ruggiero

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[#14]  
Dr. Daniel Bulla

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Gentile Utente,
purtroppo ci risiamo, per l'ennesima volta alcuni professionisti invadono uno spazio strettamente personale ed intimo, quale quello per la richiesta di un consulto da parte di una persona con problemi, per cimentarsi in dibattiti dal dubbio spessore scientifico, che, oltre a confondere l'Utenza che generalmente si connette per vedere i consulti, non portano a nessuna chiarezza per l'Utente che ne ha fatto richiesta iniziale, come il Suo caso.

Pertanto questa "lunga disquisizione" non mi sembra riuscirà a farle comprendere proprio nulla.

Per quanto riguarda il problema da Lei presentato, esistono centri specializzati nel trattamento della balbuzie, che al loro interno annoverano diverse figure specialistiche che sanno collaborare meglio di quanto abbiamo dimostrato noi su questo sito.

L'alternativa è quella di affrontare a monte il probabile disturbo d'ansia sociale che determina la balbuzie stessa: in questo caso l'associazione tra farmacoterapia e psicoterapia cognitivo-comportamentale dà i migliori risultati, e per questo Lei avrebbe bisogno di contattare DUE professionisti, uno psichiatra ed uno psicoterapeuta, meglio se già collaboratori di fatto.

Vergognandomi un po' per quello che è successo qui le porgo

Cordiali Saluti

Daniel Bulla

dbulla@libero.it
Cordialmente

Daniel Bulla

[#15]  
Dr. Silvio Presta

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Caro Bulla,
per prima cosa si astenga da commenti ad personam su dibattiti che non l'hanno direttamente chiamata in causa, perciò la 'vergogna' la tenga in serbo per altre persone che possa ritenere di sua stretta conoscenza.
A tal proposito, nessuna vergogna o timore vi deve essere nell'indicare con rigore le gerarchie della professione medico-psichiatrica, nella speranza di mettere fine alla continua invasione e commistione di competenze in questo settore, ancora in parte nelle mani di molti ciarlatani 'chiacchieroni'.
Saluti
Silvio Presta

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Silvio Presta

[#16]  
Dr. Alessandro Roscetti

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Piccola dissertazione da MEDICO.
Esistono evidenze cliniche che l'intervento Psicoterapeutico possieda carattere neuropsicofarmacologico: vedi lo studio dell'acido 5-idrossi-indolacetico, catabolita della 5-idrossitriptamina; le correlazioni tra TRH e Prolattina e quindi neuromodulazione associata; le correlazioni tra FSH ed LH e GnRH e quindi neuromodulazione associata; ecc.:. Questi studi risalgono già al 1989, seguono conferme del 1993, e basterebbe leggersi il Meltzer "Neuro-psicho-pharmachology", last edition: purtroppo è un testo che va ordinato e costa un pochino, ma vale la pena possederlo per evitare tediose diatribe tra Professionisti che hanno a "cuore" e centro dell'interesse il cercare di risolvere in equipe, senza sentirsi sminuiti e/o scavalcati.

In Fede


Alessandro Roscetti

[#17] dopo  
 Staff Medicitalia.it

Senza voler entrare nel merito della discussione, si richiamano tutti i gentili iscritti a moderare i modi ed i termini del contraddittorio: MEDICITALIA non può essere il luogo dove si stabiliscono o si sottolineano le gerarchie dei ruoli e delle opinioni.

MEDICITALIA vuole lasciare libera la possibilità di espressione dei professionisti, quindi sono utili agli utenti tutte le ipotesi e le teorie, mentre le affermazioni vanno supportate da dati scientifici verificabili così da evitare interpretazioni errate ed interventi di moderazione da parte nostra.

Crediamo quindi che una tale caratterizzazione dei consulti permetterebbe la massima libertà di espressione sui possibili approcci mantenendoli comunque aderenti alla verità scientifica e permettendo agli utenti di saper distinguere le ipotesi e le possibilità di approccio dalle pratiche cliniche dettate dalle linee guida scientifiche.


Certi che ognuno saprà interpretare correttamente la nostra posizione sottolineiamo che non saranno permessi ulteriori "scambi di battute" se non saranno di "tenore scientifico", nell'interesse di tutti i professionisti coinvolti e di MEDICITALIA stesso.

Rimaniamo a disposizione per qualsiasi ulteriore confronto sulla mail staff@medicitalia.it.

Un cordiale saluto
Lorenzo Cecchini
responsabile staff@medicitalia.it