Utente
Salve, sono la mamma di un ragazzo di 15 anni e sono molto preoccupata per lui. Il problema è il seguente: almeno una volta alla settimana il ragazzo lamenta a turno mal di testa, mal di gambe, mal di schiena, giramenti di testa ecc.. e sta a casa almeno 1 o 2 giorni ogni settimana. Preciso che questo problema è peggiorato ultimamente, ma ha sempre avuto comportamenti così fin dalle elementari. Già fin da allora il pediatra consigliò una terapia psicologica, ma il ragazzo non ha mai voluto collaborare. L'anno scorso ho iniziato io dei consulti con lo psicologo dello sportello di ascolto della scuola, poi facemmo una seduta inseme a mio figlio e poi ero riuscita a far "decollare" la cosa e mio figlio ha incominciato le sedute. Dopo poche sedute ha voluto smettere, dicendo che tanto non serve a nulla e sono tutte "cavolate". Preciso che il ragazzo l'anno scorso è stato bocciato in prima superiore (sembra proprio si sia voluto far bocciare, aveva tutte le capacità per farcela a detta di tutti i professori!) e quindi sta ripetendo la classe prima, apparentemente senza traumi, ci sono altri suoi amici ripetenti in classe con lui, lui dice che ci va volentieri ecc.. Ha tanti amici, è socialmente inserito, piace alle ragazzine... Ma il suo corpo "parla" da solo (non capiamo bene se è consapevole e ci "gioca" o se sono veramente disturbi psicosomatici inconsci. Comunque il problema esisterebbe in entrambi i casi...) Preciso anche che io e suo babbo siamo separati serenamente da 2 anni (questi disturbi però sono iniziati già da prima, dalle elementari). La domanda è questa: come uscire da questa situazione senza la sua collaborazione ad andare da uno psicologo? Grazie mille in anticipo. Cordiali saluti.

[#1]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Gentile signora, dovreste rivolgervi, lei e il babbo, a un terapeuta in grado di effettuare interventi indiretti, ad esempio un terapeuta a indirizzo strategico o familiare/relazionale, chiedendo un consulto. Anche se il figlio non vuole partecipare, potrete comunque ricevere indicazioni sui comportamenti più efficaci da tenere con lui.

Tenga presente che 15 anni sono un'età "difficile" e che potrebbe non essere immediato né scontato sbloccare una situazione che si trascina da molti anni.

Può consultare questa lista di specialisti nella vostra regione:
http://www.centroditerapiastrategica.org/ita/affiliati%20prof%20ita.htm#em

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#2] dopo  
Utente
Grazie mille Dottore, per la sua risposta super tempestiva! Valuteremo senz'altro la possibilità di contattare uno specialista tra quelli da lei indicati. Preciso comunque, che io sono stata per 6 anni in terapia e gli ultimi anni ho parlato sempre di mio figlio, chiedendo consigli in una sorta di terapia comportamentale (anche se la mia non era una terapia di questo tipo), ma i consigli sono serviti a tamponare l'attimo ma non a risolvere il problema. Per risolvere il problema alla radice dovrebbe andarci lui, ma come si fa? In queste cose non si può obbligare nessuno (nè adulti nè bambini).
Grazie comunque per il suo interessamento.
Un saluto.

[#3]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Per risolvere il problema alla radice dovrebbe andarci lui, ma come si fa?
>>>

No, non è detto.

Fino grosso modo all'età dell'adolescenza i problemi dei ragazzi sono spesso, in realtà, problemi familiari che si esprimono attraverso i figli. Sembrano problemi dei figli, ma riguardano invece altre questioni.

Agendo sul sistema (la famiglia) si può agire indirettamente sul ragazzo, facendo a meno di coinvolgerlo nel processo.

Ovviamente ci vuole il terapeuta adatto.

Non le sto dicendo che nel vostro caso sia certamente possibile fare qualcosa, ma solo che probabilmente il caso non è stato finora gestito nella maniera adeguata.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#4] dopo  
Utente
Grazie ancora per la sua risposta e i suoi consigli, riconsidereremo tutta la questione nei termini da lei indicati. Certamente non sarà una cosa facile ma vale la pena di tentare.
Un caloroso saluto.

[#5]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Prego, saluti anche a lei.
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[#6]  
Dr.ssa Roberta Cacioppo

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Gentile signora,
sono d'accordo sul fatto che voi genitori vi rechiate da uno specialista insieme per cominciare a inquadrare in maniera precisa le problematiche riguradanti la vostra preoccupazione per vostro figlio.

Aggiungerei anche che è vero che il ragazzo non può essere obbligato a rivolgersi a uno psicoterapeuta, ma è importante che i genitori si pongano in maniera risoluta di fronte a lui, e gli comunichino la loro forte preoccupazione e ferma intenzione di fare qualcosa. Il che è diverso dal consigliarlo di fare qualche colloquio o dal proporglielo: è importante che lui senta che entrambi siete veramente preoccupati.

Poi può anche essere che non si smuova, ma intanto avrete fatto un passo importante - soprattutto nel rapporto comunicativo e affettivo con lui -, e da lì si potranno esplorare altre strade.

Cordialità,
Roberta Cacioppo - Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa clinica -
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[#7] dopo  
Utente
Grazie veramente anche per la sua risposta, ha rafforzato ancora di più in me la decisione di fare qualcosa, ma purtroppo suo padre non è d'accordo (dice che non crede in queste cose...)fra l'altro siamo separati, anche se collaboriamo per il bene di nostro figlio. Quindi a questo punto sono assalita da mille dubbi: ha senso andare a questi consulti da sola? Mio figlio sa che già andavo in terapia e parlavo di lui ma non è servito a nulla. Secondo me sarebbe molto importante che vedesse anche suo padre risoluto in questo. Notizia dell'ultima ora: il ragazzo ha deciso di cambiare scuola (dopo che ci hanno chiamato dalla scuola dicendo che anche quest'anno non si sta impeganndo, nonostante le promesse, visto che ha già ripetuto un anno), si mostra determinato in questo, ma la mia paura è che non sia questione di scuola sbagliata, ma si ripetano gli stessi comportamenti...fra l'altro cambiare in corso d'anno non è certo agevole, si deve impegnare ancora di più, cosa che dice con le parole ma che con i fatti non ha mai dimostrato, anzi. Come dargli fiducia? Non so se credere ancora in lui...

[#8]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Gentile signora, quando si è adolescenti è facile che i problemi di comunicazione dei genitori diventino i problemi dei figli.

Non so quanto la separazione possa aver influito sul vissuto e sul comportamento di vostro figlio, perché ogni caso è diverso.

Ma una cosa è certa: quando ci si separa si smette di essere marito e moglie, non si smette di essere genitori.

Quindi lei dovrebbe far presente al padre che anche se non crede "a queste cose", se non preferisce piuttosto che suo figlio continui ad andare alla deriva, dovrebbe fare un piccolo sforzo e impegnarsi almeno lui, visto che il figlio non riesce a farlo, e andare insieme a lei da uno specialista. In questo modo le dimostrerà di essere davvero collaborativo.

Diversamente, diventerà tutto più difficile.

Cambiare o meno scuola in questo momento è l'ultimo dei vostri problemi.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#9] dopo  
Utente
Il problema è proprio questo: il padre non ha mai voluto affrontare i suoi problemi. Pensi che dopo oltre 2 anni dalla separazione ancora è convinto che la colpa sia della mia psicologa! Invece di farsi un esame di coscienza sulla resposabilità che ha avuto il suo comportamento nel portare il matrimonio alla deriva, pensa che la colpa sia della psicologa che mi ha convinto a lasciarlo! Ma se una persona è felice e contenta di se stessa e del suo matrimonio non va certo dalla pscicologa. E' certamente un modo per sfuggire alle sue responsabilità: piuttosto comodo e facile dire che non crede nella psicologia e anzi ha rovinato tante persone! Così non deve affrontare se stesso, i suoi problemi e le sue responsabilità! Quindi a questo punto mi viene da pensare "tale padre tale figlio", nel senso: come possiamo aspettarci che un ragazzo di 15 anni si assumi le sue responsabilità (a detta di tutti gli insegnanti dà la colpa sempre a fattori esterni, proprio come suo padre dà la colpa alla psicologa) se ha sempre avuto l'esempio di un padre che non se assume manco una? L'unica cosa a favore di mio marito è che è un gran lavoratore, va al lavoro anche se ammalato, questo esempio positivo ce l'ha (anche da me) mentre lui non si non si impegna minimamente nel suo lavoro (la scuola), anzi fa proprio muro a detta di tutti gli insegnanti, non ci prova nemmeno ad impegnarsi, va male anche nelle materie più facili dove l'abbiamo mandato anche a ripetizione spendendo fior di quattrini (infatti il mio timore è che non cambi il suo attengiamento nemmeno cambiando scuola!)Ha senso a questo punto secondo lei, che io intraprenda una serie di consulti da sola, quando il problema è quasi certamente di suo padre? Da sola ccosa posso fare? Mi sento davvero impotente. Grazie di tutto, stanno venendo fuori delle riflessioni molto proficue da queste chiaccherate.
Buona giornata

[#10]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Come vede, il vostro caso non può essere affrontato in questa sede.

D'altra parte la sua sensazione d'impotenza c'è, ed è presente, e indica che c'è bisogno di un intervento esterno perché da soli non state riuscendo a far fronte al problema.

Il suggerimento migliore che posso darle, quindi, resta quello di rivolgervi a uno psicologo familiare/relazionale oppure strategico, tramite il link che le ho segnalato prima.

Non è adatto un terapeuta che faccia solo terapia individuale, perché il vostro problema non è di una persona sola ma è sistemico, ovvero riguarda la comunicazione e i vissuti che ci sono FRA lei, il padre e il ragazzo.

Se il padre non vuole andarci, ci vada comunque lei, anche da sola. Non è escluso che più tardi non riusciate a coinvolgere almeno il figlio e/o il padre. In ogni caso il terapeuta, specie se strategico, potrà indicarle i comportamenti più adatti da tenere.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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