Ottundimento emotivo

Gent.mi psicologi,

già chiesi nella sezione Psichiatria un consulto relativo alla mia situazione,
ora vorrei raccontare anche a voi la mia storia e la mia situazione.
Premesso che ho da poco compiuto 21 anni, sin da piccolo non sono mai stato una persona estremamente socievole, ma non per questo incapace di entrare in comunicazione e relazione con i miei coetanei. Ricordo bene che le mie amicizie, sin dalle scuole elementari (addirittura dall'asilo), sono sempre consistite in rapporti singoli ed esclusivi. Non ho mai amato nè gruppi nè comitive adolescenziali. Quindi, se trovavo la persona con cui instaurare un buon rapporto, bene, altrimenti la solitudine non mi è mai stata di peso, anzi per me ha sempre rappresentato un piacere. All'origine della mia idiosincrasia verso le comitive adolescenziali c'era anche un rifiuto di quella che consideravo una "massificazione", spesso accompagnata da comportamenti secondo me dannosi (ubriacarsi, fumare, assumere droghe leggere). Capisco che da adolescenti questi comportamenti sono un modo per competere, ma a me non sono mai piaciuti. Ho sempre tratto, al contrario, grandissima soddisfazione dalla scuola, che ho sempre frequentato con totale dedizione (talvolta anche stress) e conseguenti risultati. Insomma, quella era la mia unica (e mi bastava!!!!) fonte di gratificazione. Finita la scuola, ho sempre trascorso belle estati nel totale relax, facendo sport (con i miei tempi, perchè non sono mai stato un grande sportivo) e andando in vacanza con i miei genitori (spesso in Puglia, perchè lì abitano i miei parenti, mentre la nostra famiglia ha sempre vissuto lontano dai parenti per motivi di lavoro). Ricordo che quando ci si allontanava dalla famiglia allargata, soffrivo, poi però la routine quotidiana smorzava il sentimento e dopo qualche giorno non ci pensavo più.
A questo punto, è giusto fare qualche riferimento alla mia vita sessuale. I primi stimoli risalgono all'epoca delle elementari : ricordo che mi attraevano figure maschili possenti (e talvolta anche "prepotenti"), perchè mi suggerivano un'idea di protezione. Verso la terza media iniziò anche l'attrazione verso il sesso femminile e così la mia sessualità è rimasta sempre confinata nei momenti della masturbazione. Insomma, non era un pensiero fisso, anzi l'idea di un contatto fisico un pochino mi ripugnava.
Poi, all'inizio della quinta superiore, il cambiamento : provo un sentimento straordinario verso una persona del mio stesso sesso, e un trasporto interiore (autentiche vibrazioni, bellissime) verso la musica di Franco Battiato. Al momento della scelta universitaria, però, nonostante i dubbi, preferisco seguire l'antico proposito di cambiare città (quindi non sarei stato più vicino a questa persona), ma dopo la maturità tutte le emozioni e le sensazioni svaniscono d'un tratto. Inizio l'università come un automa, senza emozioni. A tratti, però, sopravvengono forti momenti di dolore, difficili da sostenere. Per fortuna si trattava di momenti di breve durata. Per circa un anno tengo tutto dentro, fino a che a maggio ne parlo (senza però raccontare i dettagli della questione) a mia zia che è psichiatra, la quale mi consiglia di iniziare una terapia con Fluoxetina. Effetti = 0
Ad oggi, mi ritrovo sempre con questa sensazione di meccanicità e di assenza di emozioni (alle volte mi sembra che ci sia del "dolore" imprigionato, anche se non si fa più sentire).
C'è da dire che in corrispondenza con l'inizio di questo stato ho avuto anche pensieri di carattere spirituale, non so se condizionati dal forte ascolto di Battiato, che è un compositore mistico. Ma questo probabilmente non si addice al vostro lavoro....
Ah si dimenticavo : avevo iniziato un percorso di psicoterapia presso i servizi pubblici di Milano. Mi trovavo molto bene con la psicologa, poi ho dovuto interrompere perchè davano precedenza ai casi inviati dal Tribunale. Ho iniziato poi presso il S. Paolo, però ho interrotto sia perchè avevo esami da dare, sia perchè la persona non mi piaceva tanto. E adesso sono pronto di nuovo a partire alla carica per risolvere il mio stato...
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Dr.ssa Elisa Flavia Di Muro Psicologo 221 6
Gentile ragazzo,

leggendo la sua storia clinica (incluso il vecchio consulto in Psichiatria), si ha l'impressione che la sua sofferenza abbia una base ansiosa, legata probabilmente anche alla svolta che la sua vita ha subito dopo la conclusione delle superiori, ed allo stress degli esami di maturità che non di rado, dopo, tende a lasciare, specie in persone molto dedite allo studio, una sensazione di vuoto e di "apatia".
In alcuni casi queste sensazioni vanno via in tempi brevi, specie per le persone che si adattano più facilmente al cambiamento; in altri casi, le stesse sensazioni diventano motivo di preoccupazione per chi le vive, e in tal modo si ingigantiscono ed assumono sfumature ben più dolorose.

Si cominicia a chiedersi ossessivamente "che cosa si ha", temendo di essere affetti da una grave patologia psichiatrica, e l'ansia aumenta; ci si focalizza sulle proprie sensazioni fisiche, che sembrano sempre più "strane" o fastidiose, o sui propri sentimenti che non sembrano più quelli di un tempo; si avverte quella sensazione di "meccanicità", come se ci si sentisse distaccati da quello che si sta facendo..... tutto ciò ha spesso come comune denominatore uno stato di inquietudine, di cui però sfugge (o si fugge) la ragione, e la mente "in allerta" si focalizza su qualsiasi altra cosa anziché "centrare il bersaglio"....

Ad esempio, l'assenza di emozioni cui fa riferimento, da quel che ci racconta sembra non tanto "ottundimendo" quando polarizzazione su emozioni negative (preoccupazione, sofferenza, demotivazione...)

E' possibile che la strada da lei imboccata dopo le superiori l'abbia allontanato da quelli che in precedenza erano per lei stimoli molto forti e positivi sul piano emotivo (il suo amico, ad esempio)?
E' possibile che lei, questa strada, se la sia autoimposta per qualche motivo, più che desiderarla realmente?
Potrebbe darsi che gran parte del problema sia proprio la sua difficoltà, in questo momento, a mettere ordine in se stesso e nella sua vita.

Ha accennato ad un percorso con una psicologa con cui si trovava bene, poi interrotto per cause di forza maggiore. Potrebbe essere interessante sapere cosa era iniziato ad emergere durante quei colloqui.

Anche quei pensieri di carattere spirituale possono essere interessanti. Ce ne parli, se vuole.

In ogni caso, immagino lei sappia già che il modo migliore di tornare alla carica per affrontare il suo stato resta quello di consultare un nuovo specialista dal vivo, di modo che possa andare adeguatamente a fondo nella situazione.


Cordiali saluti,

Dr.ssa Elisa Flavia Di Muro
www.psicologicamente.altervista.org

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dopo
Utente
Utente
Gent.ma dr.ssa,

grazie mille per la sua risposta, anzitutto!

In effetti, certamente il vecchio consulto poteva suggerire l'impressione di trovarsi davanti ad una persona particolarmente ansiosa (allora temevo di poter sviluppare un disturbo dello spettro schizofrenico...e c'era stata una "raffica" di messaggi in questo senso). Successivamente, avevo valutato anche una correlazione alquanto bizzarra tra i miei disturbi e le vaccinazioni fatte in passato (eccessivamente condizionato dai proclami allarmistici che circolano sul web in merito). In realtà, io non è che mi consideri particolarmente ansioso o ossessivo, quelli erano solo momenti in cui cercavo (volontariamente) con grande forza ed energia di trovare una soluzione al mio stato, più che ansia. Infatti, sono capace di stare con la mente libera, senza pensieri, in contemplazione del mondo esterno, anche per ore e ore, e questo non è il tipico stato della persona ansiosa. Quegli "scatti" erano volontari....poi razionalmente ci si rende conto che non portano a nulla (anche se in realtà lo sapevo fin da subito...), e si evitano, come in effetti sto facendo da mesi a questa parte.

Per quanto riguarda la mia dedizione totale allo studio, diciamo che ciò è vero fino alla quarta superiore. In quinta, francamente, per me era molto più gratificante aiutare questa persona a raggiungere buoni risultati scolastici, che raggiungerli io. Io, tutto sommato, l'ultimo anno ricordo di aver fatto poca fatica a raggiungere buoni voti (forse avvantaggiato dalla "rendita" del forte studio degli anni precedenti), e quindi per me era più importante l'aiuto agli altri, ed in particolar modo a questa persona. Inoltre, ero più interessato alla conoscenza in se che al riconoscimento dell'insegnante (come è naturale che sia, da un certo punto in poi nella vita).
Quindi non direi che la maturità è una causa di questo stato, proprio no. E' stata una meteora nella mia vita, non un momento particolarmente significativo. Se mai l'allontanamento da questa persona può essere una causa, ma la maturità no.

Sulla scelta universitaria tocca un punto cruciale, su cui più volte ho riflettuto, anche retrospettivamente.
Due erano le principali fonti di dubbio : se iscrivermi a filosofia o economia, e se frequentare nella stessa città del mio amico (Venezia) o cambiare luogo.
Per quanto riguarda il primo dubbio, devo dire che nell'ultimo anno di scuola superiore, tra i cambiamenti turbinosi che mi avevano attraversato, c'era stata anche una svolta "umanistica", nel senso che mi interessavano di più le discipline umanistiche rispetto agli anni precedenti, in particolar modo la filosofia. Tenga però presente che l'idea di frequentare economia si era sedimentata in me a partire dalle scuole medie, e quindi non me la sono sentita di cambiare radicalmente proposito al momento della scelta. Inoltre, filosofia non è propriamente una facoltà che permette un facile accesso al mondo del lavoro : mi sono detto, meglio scegliere qualcosa, che comunque mi piace, e che mi dà una buona prospettiva di impiego, e coltivare privatamente l'interesse verso il pensiero filosofico (ed in effetti è ciò che faccio). Poi, non è detto che in futuro, visto che lo studio mi piace, non possa pensare anche ad un'altra laurea (ci sono persone che hanno doppia laurea, perchè non ce la posso fare anch'io?).
Il secondo dubbio era secondo me più importante del primo : infatti personalmente avevo un grande trasporto verso questa persona, però dall'altra parte non era la stessa cosa. Poi, non sapevo bene cosa fosse quel sentimento nei suoi confronti. Insomma, mi chiedevo : ma dove può portare questo sentimento? Ho quindi tagliato la testa al toro, e come ha detto la psicologa di cui le parlavo (questa è la cosa più rilevante che è emersa, secondo me!), in un certo senso questa scelta mi ha anche sottratto dall'onere di guardare più da vicino questo sentimento.

Per rispondere alla sua domanda, mi sono autoimposto questa strada? Boh, forse si. Di certo non è stata una scelta facile e lineare, spero di aver fatto emergere i contrasti della scelta.
Le racconto però un episodio : quando a maggio 2008 seppi di aver passato il test d'ammissione all'università che tutt'ora frequento, ebbi un senso di "chiusura del cuore", un'emozione particolare, a cui allora però non volli dare molto peso.
Alcuni giorni dopo, a ridosso della maturità, ricordo di aver provato una grande malinconia (in un certo senso anche piacevole), e dopo basta. Dopo mi sono "annerito" dentro, quella è stata l'ultima vera emozione.

La spiritualità è l'altro grande tema, di cui non parlo però molto volentieri, almeno a voce.
Diciamo comunque che, durante l'ultimo anno delle superiori, se si parlava di Dio, era come se sentissi una sorta di "risonanza" dentro di me. Non passava invano la cosa, come poteva essere prima invece. Ripeto, tutto ciò può essere legato alla forte passione verso Battiato, che è un compositore mistico, per chi lo conosce un po'. Al termine delle superiori, ricordo che fui preso da una serie di domande e di ipotesi. Si tratta di questioni di cui mi occupo tutt'ora, ma ora sinceramente non mi sento di aggiungere altro.

La ringrazio molto ancora!
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
Gentile ragazzo, se dovesse descrivere brevemente il suo principale obiettivo di cambiamento, oggi, quale sarebbe?

Cordiali saluti

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
www.giuseppesantonocito.it

[#4]
dopo
Utente
Utente
Molto semplicemente : risvegliare l'emotività e l'interiorità.
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
Ma lei finora ha agito in senso esattamente opposto: ha evitato i contatti umani, evitando in tal modo d'essere stimolato emotivamente.

Forse il suo problema non è quello di essere poco sensibile o poco emotivo, ma di esserlo troppo.

Siccome la sua pelle è troppo sottile, ha preferito costruirsi d'attorno un'armatura che, pur proteggendola, adesso la sta stritolando, perché diventa sempre più stretta.

Cordiali saluti
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dopo
Utente
Utente
Posso dire che nel momento che io considero più bello della mia vita (quinta superiore), la mia sensibilità era acutissima.
A dire la verità, nel primo anno di università ho cercato di ampliare le mie relazioni umane, ho partecipato anche ad un'esperienza di volontariato. Però emotivamente continuavo ad essere totalmente fermo, nonostante i miei tentativi.
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
La sensibilità, o la si ha, o non la si ha.

Se c'è stato un periodo in cui ha avuto una sensibilità acutissima, e poi il buio, ciò fa pensare che lei abbia eretto qualche tipo di barriera, per qualche motivo, per impedirsi di sperimentarla di nuovo.

La sensibilità probabilmente ce l'ha sempre avuta, ma deve trovare il modo di lasciarla venir fuori.

Se si trattasse di questo, ci sarebbe chiaramente un lavoro terapeutico da fare. Anche se finora le sue psicoterapie non sono riuscite a raggiungere l'obiettivo, non significa che questo sia impossibile, ma deve: 1) trovare uno psicologo/psicoterapeuta con cui si trova bene, e 2) iniziare insieme a lui un percorso, darvi degli obiettivi e poi lavorare per ottenerli, secondo tempi e modi indicati dal terapeuta.

Cordiali saluti
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dopo
Utente
Utente
La ringrazio, dottore!
In effetti è quello a cui in qualche maniera stavo pensando.
Dovrò organizzarmi bene, perchè l'universita è veramente molto impegnativa. Inoltre, provenendo da una famiglia di ceto sociale medio (certo, al giorno d'oggi ci sono gli operai che perdono il lavoro e quindi stanno peggio, almeno in casa mia uno stipendio sicuro entra), che peraltro sta sostenendo diverse spese per mantenermi a studiare fuori, in questo momento preferirei ricorrere ai servizi pubblici. Presso i servizi pubblici di Milano mi hanno detto che un ciclo di 7-8 sedute costa sui 40-50 €.
Nel privato, pur ammettendo di trovare una persona particolarmente "compassionevole", credo che quello sia il costo minimo di una seduta.
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Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
Dipende. Nel privato può trovare colleghi disposti ad andare incontro alle esigenze della persona, nei limiti del possibile. Inoltre tenga presente che in alcune forme di terapia si vede il paziente con sedute abbastanza distanziate, e un numero massimo di sedute che non supera quasi mai le 15-20 sedute. E si tratta di forme di terapia completa e risolutiva.

Nel pubblico il costo è quello. In Toscana si spendono 36,15 euro di ticket per un blocco di 8 sedute. Lo svantaggio è che non può scegliersi né la forma di terapia, né, a maggior ragione, il terapeuta, e le liste d'attesa potrebbero essere di diversi mesi.

Cordiali saluti
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dopo
Utente
Utente
Gent.mo dr. Santonocito,

la ringrazio molto per il suo interessamento alla mia situazione.
Ora, appena tornerò a Milano (cioè domani, in quanto a settembre sono in programma 3 esami), vedrò il da farsi.
Per sentire un'ulteriore opinione, mi piacerebbe molto avere magari anche una risposta dalla dr.ssa Di Muro, se ha tempo!

Vi terrò aggiornati, e grazie ancora!



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Dr.ssa Elisa Flavia Di Muro Psicologo 221 6
Gentile ragazzo,

ho letto la sua risposta di chiarimento, e gli interessanti scambi col dr. Santonocito, col quale concordo.

Penso anche che, con la precedente psicologa, vi siate avvicinati molto ad uno dei nodi principali della situazione. La scelta di separare la sua strada da quella del suo amico, optando per un'Università differente, non solo le ha tolto l'onere (e forse, il timore) di comprendere meglio i suoi sentimenti per lui, ma l'ha anche privata di quell'arricchimento emotivo che il rapporto col suo amico le donava. In questo modo, è come se avesse allontanato una parte di sé stesso, forse la più sensibile.

Aggiungo qualche commento ad un paio di sue frasi:

(..) Quando a maggio 2008 seppi di aver passato il test d'ammissione all'università che tutt'ora frequento, ebbi un senso di "chiusura del cuore", un'emozione particolare, a cui allora però non volli dare molto peso. (..)
Può essere che lei abbia avvertito che, superato il test, la porta della strada che aveva imboccato - in modo già contrastato - si era appena chiusa dietro di lei, indicandole che la direzione da seguire era ormai segnata.

(..) alle volte mi sembra che ci sia del "dolore" imprigionato, anche se non si fa più sentire (..)
Forse si tratta proprio di quella parte di se stesso che ha cercato di allontanare e di anestetizzare, che preme per uscire. Provi ad accoglierla...

Le auguro di trovare presto lo specialista adatto ad accompagnarla in questo percorso e ad aiutarla a comprendere e ad affrontare i suoi timori.
Una sensibilità spiccata come la sua può far soffrire, ma è anche strumento preziosissimo per cogliere le infinite risonanze della vita.

Cari saluti,


[#12]
dopo
Utente
Utente
Gent.ma dr.ssa Di Muro,

ringrazio anche lei per la sua risposta!
Ho visitato il suo sito (devo dire, fatto molto bene!), e ho visto che riceve a Milano con un onorario di 50 € a seduta.
Vorrei sapere, secondo lei in un caso come il mio quale frequenza di colloqui sarebbe necessaria?
[#13]
Dr.ssa Elisa Flavia Di Muro Psicologo 221 6
Gentile ragazzo,

solitamente, la frequenza precisa dei colloqui viene concordata dopo il primo incontro. Anche nel suo caso, per valutare la cadenza più appropriata sono necessari livelli di approfondimento che, in questa sede, non è possibile realizzare.

La frequenza dei colloqui dipende, in parte, anche dall'orientamento teorico del professionista. Nel mio approccio operativo la cadenza, in fase iniziale, è quasi sempre settimanale o quindicinale.

Anche per quanto riguarda gli onorari, esiste una certa flessibilità; ogni professionista stabilisce la sua tariffa standard, entro i limiti del tariffario, ma al contempo la deontologia professionale ci consente di andare incontro ad eventuali esigenze particolari delle persone, entro certi limiti.

Spero di averle chiarito qualche dubbio, e la ringrazio per l'attenzione che ha riservato al mio sito.

Cordialmente,

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