Utente 549XXX
Gentili psicologi innanzitutto grazie per il tempo che mi dedicate.
Sto vivendo un momento della vita molto delicato, ho perso mio padre 3 mesi fa in seguito a un anno di malattia (leucemia).
Vorrei raccontare una storia. Come ogni famiglia del mondo anche la mia ha i suoi, chiamiamoli, segreti. Niente di eclatante. Insomma... cose che avevo scoperto da adolescente e mi avevano portato a perdere la stima che avevo per mio padre. Prima di allora io lo veneravo, ero letteralmente innamorata di lui. Lo mettevo al primo posto di ogni cosa. Mi sentivo protetta perché lui era forte bello intraprendente conosciuto da tutti... faceva tante cose. Insomma... sono passati gli anni così nella disistima... gli volevo bene da morire ma continuavo a ricevere lavaggi di cervello da parte di mia madre che era stata lei la fautrice di tanta disistima, finché 2 anni fa ho scoperto delle ulteriori cose che mi hanno fatta aprire gli occhi e rendermi conto che mio padre era stato in verità un santo per tanti anni considerando come erano andate realmente le cose. Mi si taglió il cuore e rimasi delusa da me stessa e dalla mia incapacità di valutare gli eventi e da allora mi proposi di ricostruire il rapporto che avevo con lui. E invece lo scorso anno si è ammalato e quest anno è morto. meritava tutta la stima e l’amore del mondo, elementi che ingiustamente gli erano stati, non dico tolti, ma limitati.
Adesso mi sento mortificata. Penso che forse se io gli fossi stata più vicina e gli avessi dato l’amore di cui lui aveva bisogno non si sarebbe mai ammalato e non sarebbe mai morto.
Mi sento in colpa, sembra di impazzire.
Un sentito ringraziamento a tutti.

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Dr.ssa Angela Pileci

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Gentile Utente,

capisco bene come si sente; quando si perde una persona carissima e per sempre, il nostro cervello inizia a cercare di fornire tutte le possibili spiegazioni e di controllare anche ciò che è incontrollabile: la morte.

Non a caso, Lei scrive: "Adesso mi sento mortificata. Penso che forse se io gli fossi stata più vicina e gli avessi dato l’amore di cui lui aveva bisogno non si sarebbe mai ammalato e non sarebbe mai morto."

Nessuno potrà mai sapere come sarebbero andate le cose e che cosa avrebbe fatto Lei o il papà se si fosse comportata in modo diverso. E' proprio questo ciò di cui parlavo prima: un tentativo di controllare, perchè quando non abbiamo il controllo su un evento stiamo male.

Se Lei si fosse comportata in modo diverso, l'epilogo purtroppo sarebbe stato il medesimo. Perchè NON dipende da Lei la salute del papà.

Nessuno può chiederLe ora di vedere aspetti positivi, perchè capisco che il dolore sia troppo e troppo intenso ora, ma un aspetto molto positivo c'é. Lei ha fatto di tutto per ricostruire il legame col papà e cambiare il Suo atteggiamento ("Mi si taglió il cuore e rimasi delusa da me stessa e dalla mia incapacità di valutare gli eventi e da allora mi proposi di ricostruire il rapporto che avevo con lui. ").

E' questa la cosa importante che ha fatto la differenza col papà. Se non lo avesse fatto ora come starebbe?

Cordiali saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica