Utente
Buongiorno,
Scrivo a proposito del rapporto con i miei genitori e mi piacerebbe avere l'opinione di uno specialista.

Sono una ragazza adulta, indipendente e vivo fuori casa da molti anni ormai.
A causa della lontananza e del lavoro che faccio, riesco a vedere i miei genitori un paio di volte l'anno circa, anche se ci sentiamo molto spesso per telefono.

Il mio rapporto con loro durante l'adolescenza è stato particolarmente burrascoso: mi hanno sempre definita una ragazza "ribelle" anche se con la testa sulle spalle.
Mi facevano uscire molto poco e a orari molto stretti.
Dicevano che non si fidavano di me e che ero "strana", solo perché mi tingevo i capelli e mi strappavo i jeans.
In realtà sono sempre stata molto giudiziosa: mi sono diplomata con il massimo dei voti e ho sempre studiato violino a ottimi livelli, tant'è che ho deciso di fare poi il conservatorio.
Date queste premesse, in breve, mi sono sempre sentita parecchio repressa.

I miei genitori non hanno accettato bene la mia scelta di proseguire gli studi in conservatorio e mi hanno sempre riempita di frasi come "con la musica non ci fai niente", "fai altro", ecc.
Quando ho superato l'esame di ammissione ero al settimo cielo, e loro non mi hanno parlato per giorni.
Non vengo da una famiglia ricca, volevo un violino nuovo ma loro mi hanno detto di aspettare.
Dopo 3/4 anni di attesa, sono riuscita a comprarmelo io (valore 2000 euro).
Adesso ho due lauree, un master e un dottorato.
Non mi hanno mai fatto un regalo.
Non ho mai chiesto nulla (a parte il violino anni prima) perché ho sempre pensato che avessero fatto abbastanza per pagare gli studi, anche se sono indipendente da quando avevo 23 anni (lavoravo mentre studiavo per non pesare su di loro).
Mi sarebbe piaciuto solo essere trattata normalmente.

Il rapporto che hanno con mia sorella minore è invece completamente diverso.
Lei è molto attenta alla moda, le piacciono le cose firmate e loro dicono sempre che per lei sono cose importanti, e che bisogna capirla.
Detto questo, per il suo diploma ha chiesto un viaggio a New York, e loro l'hanno accontentata.
Ben 1500 euro! Con lei sono sempre molto attenti: voleva suonare il violino e le hanno comprato subito uno dello stesso valore del mio, nonostante lei fosse una principiante (poi ha smesso dopo due anni), ha sempre avuto un telefono migliore del mio, molta più libertà nelle uscite, e altro.

Nonostante tutto non è il valore economico che reclamo, anche perché ormai sono indipendente come dicevo.
Il problema è proprio la mancanza di attenzioni, e di sensibilità nei mie confronti.
Delle volte non mi sento nemmeno figlia loro, sembra non capiscano mai niente di me e sembra che non mi conoscano proprio.
Dopo questo fatto poi, sono veramente arrabbiata.

Qualche volta penso pure che dovrei proprio tagliare il rapporto con loro e sinceramente non ho nemmeno più voglia di andarli a trovare.
Ne ho veramente abbastanza di sentirmi criticata e incompresa.

[#1]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

può sembrare strano che figli sia pure anagraficamente adulti stiano tuttora soffrendo per l'incomprensione da parte dei propri genitori.
E non mi riferisco solo ai 30 anni, ma anche ai 40, 60...
come se per sempre un figlio desiderasse, avesse un bisogno assoluto dell'amore e dell'accettazione incondizionata e incoraggiante dei propri genitori.
E' proprio così.

Solo a fatica figli e genitori possono riuscire ad accettare l'eventuale "estraneità":
di interessi,
di scelte,
di modi di concepire e condurre la vita,
di apparenze e di sostanza.

Ciò è acuito dal confronto con altri figli,
tra i figli.

"... sembra non capiscano mai niente di me e sembra che non mi conoscano proprio."
E' duro da accettare,
ma è però possibile.
Non sempre l'essere genitori comporta la capacità di comprendere il mondo interiore dei propri figli,
nè riuscire a distinguere l'apparenza dalla sostanza;
mi riferisco al Suo abbigliamento anticonformista nell'adolescenza, che rivestiva un nucleo molto giudizioso.

Comprendo a fondo la Sua rabbia, a cui aggiungerei la delusione forse.

Forse un Suo parziale distanziamento affettivo potrebbe riequilibrare la situazione, o - se non altro - aiutarLa a soffrire meno.

Saluti cari.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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[#2] dopo  
Utente
Gentile Dottoressa Brunialti,
Innanzitutto la ringrazio per la sua gentile risposta.
Sono d'accordo con lei, e condivido il suo punto di vista. Si tratta di mantenere un atteggiamento maturo e responsabile, e anche se non è facile, voglio provarci, almeno per il mio bene.
Ora quello che mi chiedo è: cosa vuol dire concretamente attuare un "parziale distanziamento affettivo"? Vuol dire ridurre i contatti? Oppure richiedere meno la loro partecipazione a eventi importanti della mia vita?

Sfogliando un mio vecchio diario di quando ero adolescente mi ha colpito una mia frase "quando avrò un figlio non lo voglio condividere con i miei genitori". Una frase forte, dovevo essere davvero arrabbiata! Sinceramente, anche se ora non sono più così estremista, qualcosa di quella frase la condivido ancora.
Non impazzisco nel condividere eventi importanti con loro, e come se in qualche modo volessi proteggerli.
Le faccio un altro esempio: il giorno della mia laurea mio padre non mi ha detto neanche brava. Ho presi 110, e mi chiede "e la lode?". Mostrava felicità, ma anche una marea di atteggiamenti contrastanti. Dopodiché ha fatto un "interrogatorio" a una mia amica (mio stesso percorso di studi, ma laureata già da qualche anno), sul suo lavoro, perché faceva ancora la cameriera, perché non lavorava con la musica, ecc, mettendola anche in imbarazzo.
Ero veramente arrabbiata, e delusa si. E io che dovevo essere felice..

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

ci chiede:
".. cosa vuol dire concretamente attuare un "parziale distanziamento affettivo"? Vuol dire ridurre i contatti? Oppure richiedere meno la loro partecipazione a eventi importanti della mia vita?..."

Sì, può essere.
Tuttavia la mia non è una indicazione puramente comportamentale, quanto piuttosto inerente alla sua affettività,
e cioè fare in modo che, da una Sua maggior distaza affettiva,
Lei posse essere meno feribile.

*Come* arrivarci?
Solo dentro un percorso psy è possibile capirlo;
ma una delle tappe è il comprendere che
continuare a attendere,
continuare a sperare,
continuare a provarci
alimenta unicamente la Sua rabbia e la Sua delusione.
Anche se ciò, come dicevo sopra, va contro le aspettative più profonde di ogni figlio.

Saluti cari.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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