Utente
Salve, spiego in breve la situazione, sono un ragazzo di 23 anni, frequento l'università e vivo solo con mia madre (63 anni).
il problema è la sua iperprotettività, cosa che non mi turbava avendo fino a pochi mesi fa scarsa vita sociale, ma da poco mi sono fidanzato (lei abita a 40 min di macchina da me) e la situaizone si fa troppo pensante, studio, non bevo né niente, mai fatto le 5 del mattino in discoteca, e unica cosa che chiedo è poterla andare a trovare un paio di volte a settimana, mentre quando può una terza volta viene lei, ma mia madre pretende "parità", che non devo andare sempre io, litighimo pochissime volte perche lei fa letteralmente la matta (dicendo che le faccio veni un infarto, o che è meglio che lei muore) rinfacciandomi che mi ha cresciuta da sola e devo sta alle sue regole, paradossalmente ha piena fiducia in me, e questo mi ha spinto, per non litigare, a mentire più volte dicendo che io e la mia ragazza ci incontravamo a metà strada quando non era vero, oltre a pretendere che le scriva in pratica ogni ora, portandomi a scaricare app di invio automatico di messaggi.
ora ci esco oggi e già un paura a dirle di martedì, che vorrei riandare... ma non voglio più mentire anche perche la mia ragazza anche mi ha detto che devo fare qualcosa non tanto per noi ma per la libertà... Non so che fare.
tutto ciò è ovvio mi generi una forte ansia.

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Dr.ssa Anna Potenza

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CIAMPINO (RM)

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Gentile utente,
al suo messaggio precedente sullo stesso argomento una mia collega aveva già risposto chiarendo benissimo quali sono le strategie per superare questa sua sottomissione psicologica, che è un sintomo di grave disagio, sia suo che di sua madre.
La mia collega aveva anche chiarito che recuperando una vita quanto più possibile "normale" lei gioverebbe anche a sua madre, e le aveva offerto un colloquio gratuito via skype. Ne ha usufruito?
Sembra di no, visto che continua a scriverci.
Ora è davvero tempo di pensare al bene suo e anche a quello di sua madre, telefonando alla mia collega o a qualunque psicologo: ce n'è di gratuiti alle ASL e all'università.
Lei scrive che non ha vizi, non va in discoteca, chiede solo "il permesso" di incontrare la sua ragazza, magari senza inviare ogni ora un messaggio a sua madre...
Ma sta scherzando? Sa come si chiama, il modo di allevare un figlio che ha prodotto questa sua sottomissione? "Manipolazione psicologica", in pratica una subdola riduzione in stato di schiavitù.
Una donna di 63 anni dovrebbe impegnarsi con entusiasmo nel suo lavoro, avere amicizie e relazioni, anche d'amore, e non perseguitare con ricatti morali un figlio.
La frase "ti ho allevato da sola e ho fatto sacrifici per te" non si può proprio sentire: nessun buon genitore pensa che sia stato un sacrificio allevare suo figlio.
Possibile che lei non abbia attorno nessun parente, nessun amico, che le abbia aperto gli occhi sulla condizione anomala che sta vivendo?
Per fortuna adesso c'è la sua ragazza.
Cerchi uno psicologo con urgenza e si faccia supportare nel processo di riconquista della libertà.
Auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it