Odio la mia vita

Ho 32 anni sono un bel ragazzo, non mi manca nulla, ho una bella relazione ho un lavoro che faccio da 15 anni ormai, ho dei cani, una bella auto uno stipendio normale ma decente ma la mia vita mi fa schifo.

Odio il mio lavoro ma non saprei cosa fare.
Non ho paura di licenziarmi ma poi non saprei davvero cosa fare.

Ho diverse passioni che ho sempre amato ma se pensassi di licenziarmi per far diventare la mia passione un lavoro, non saprei cosa fare.
Non mi vedo in nessun lavoro.

Spesso quando sono solo soprattutto nel mio furgone piango.
Senza un apparente motivo e mi sento triste, soffro.
Poi durante il resto del tempo sono apatico.
Non provo gioie o paure.

Amo la vita non ho mai pensato di fare stupidaggini, però la mia vita mi fa schifo.
Sono sempre stanco e demotivato.
se avessi una passione non avrei alcuna paura a buttarmi e fare.

Ma non ho ambizioni, obbiettivi interessi cosi profondi da dedicargli la mia vita.

Sono sempre stata una persona insicura, sono estremamente motivo e soffro facilmente ma allo stesso tempo so essere duro e determinato e difficilmente provo paura
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 113
Gentile utente,
in pratica lei disegna, senza accorgersene, i motivi del suo scontento e le sue difficoltà ad uscirne.
Premetto che in un caso come il suo pochi colloqui con uno psicologo (meglio se strategico o cognitivo-comportamentale) aiuterebbero a vedere chiaro che cosa non va. Il come uscirne potrebbe essere più lungo, per le resistenze al cambiamento comuni a tutti gli esseri umani (forse a tutti i viventi: lei che ha dei cani avrà visto quanto sono abitudinari).
La sua lettera mi ha ricordato alcuni casi analoghi, tutti simili al personaggio di un romanzo che diceva di sé: "La vita mi ha sconfitto. Non so come né quando; nessun evento particolarmente sfortunato, nessuna palese infermità o disgrazia, ma un lento, costante cedere a situazioni scomode, indesiderabili... fino alla resa finale".
Vediamo quello che dice lei, nella sua email. Tutto va bene (non parla però di casa, famiglia, progetti, vita adulta) "ma la mia vita mi fa schifo", ripete, sia all'inizio che alla fine della lettera.
E poi di getto cita la cosa peggiore: "Odio il mio lavoro ma non saprei cosa fare. Non ho paura di licenziarmi ma poi non saprei davvero cosa fare".
Il lavoro, caro utente, è importante come il matrimonio. Alcuni dicono anche di più. Lei a quanto pare ha iniziato il suo a diciassette anni, precludendosi così ogni altra scelta, ogni sogno, ogni rischio stimolante, vitale.
Aggiunge che mentre svolge questo lavoro a volte piange, e che "durante il resto del tempo sono apatico. Non provo gioie o paure".
Giustifica il suo immobilismo così: "non ho ambizioni, obbiettivi interessi cosi profondi da dedicargli la mia vita".
Forse non si concede di averne, ma dedica invece la sua vita al lavoro che la sta soffocando.
Infine l'autoanalisi psicologica: dice di sé che è sempre stato insicuro, emotivo, esposto alla sofferenza (e aggiungerei all'ansia, leggendo le sue comunicazioni precedenti) ma poi soffoca questa sua parte fragile e delicata: "ma allo stesso tempo so essere duro e determinato e difficilmente provo paura".
E questo, ovviamente, le ha impedito di ascoltare davvero sé stesso, i suoi bisogni e i suoi desideri, facendole fare troppe scelte rinunciatarie e mettendosi in gabbia da solo.
Ora si tratta di trovare la forza di uscirne. Forse l'email che ci ha inviato apre già uno spiraglio. Coraggio!

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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dopo
Utente
Utente
Mi sento costantemente fuori tempo, fuori luogo, come se fossi dentro una palla di plastica che mi isola, sento rumori, brusii, vedo sfocato come da un vetro appannato... questa è la sensazione che ho... come se non facessi parte di ciò che mi accade attorno. Mi sento spesso estraneo nella mia stessa vita e per quanto io sia razionale e ragionevole la consapevolezza non mi aiuta. Non rinnego nulla e non placo le
Mie emozioni anzi, le vivo, piango a dirotto se ne sento il bisogno, mi emoziono quando ascolto molte canzoni e mi capita a volte mentre sto ascoltando qualcosa di divertente, di iniziare a ridere fino a scoppiare in lacrime... ma non lacrime di felicità... ho provato un percorso con una psicologa ma non ha portato a nulla. Tante volte vorrei fuggire via, immagino una casa in un bosco in mezzo a una radura. Camino accesso i miei cani su un divano... io sull'altro... pioggia fine, l’odore dell’erba e il silenzio più assoluto.
Grazie per il suo tempo
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 113
Gentile utente,
lei non entra in contatto coi suoi reali bisogni, non si permette le richieste vere. Le emozioni che riferisce sembrano di natura evasiva, come quando ci si immerge in un filmetto al solo scopo di non pensare.
Scrive: "ho provato un percorso con una psicologa ma non ha portato a nulla".
Mi perdoni, questo è inverosimile. Perfino in quelle sedute con psicologi che si limitano ad ascoltare il paziente, il solo fatto di dar voce ai propri problemi e vedere esposti i propri vissuti interiori fa scattare una nuova consapevolezza.
Certo gli incontri devono esserci stati, e l'utente deve averci messo la sua parte di volontà e di sincerità.
A volte l'esito nullo consegue al fatto che si sono effettuati tre soli colloqui insinceri (nascondendo ciò che andava rivelandosi, ossia l'essenziale) per poi concludere: "Che ci vado a fare? Perdo solo tempo e soldi".
Per me è molto indicativo il suo "sogno da sveglio":
"Tante volte vorrei fuggire via, immagino una casa in un bosco in mezzo a una radura. Camino accesso i miei cani su un divano... io sull'altro... pioggia fine, l’odore dell’erba e il silenzio più assoluto".
Ma perfino dai suoi cani si vedrebbe meglio un po' lontano?
Uhm.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#4]
dopo
Utente
Utente
A dire il vero i miei cani sono gli unici che vedrei bene con me infatti sono gli unici che ho nominato. Non ho capito la domanda forse. Il perché li abbia collocati su un altro divano era solamente un esempio quindi non ha un perché. Tornando al discorso psicologa, io non ho fatto alcun riferimento alle cose dette da lei. Non ho messo in discussione la funzionalità, la capacità, o l'utilità di una psicologa o di quella psicologa nello specifico o delle sedute in generale, ma ho detto che io non ho tratto beneficio dalla cosa che sia colpa del poco tempo o della difficoltà a tirare fuori ciò che è ancorato nel profondo o entrambi io questo non lo so, però so che se dubitassi non avrei cercato di alleviare qui i miei pensieri e le mie difficoltà. Di sedute ne abbiamo fatte diverse ma io sto come sto quindi non saprei che altro aggiungere
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 113
Gentile utente,
già in questo breve scambio sono emersi almeno due motivi di disagio.
Il primo è il suo lavoro, il secondo le sue relazioni umane: "i miei cani sono gli unici che vedrei bene con me infatti sono gli unici che ho nominato".
E dentro di lei, qualcosa che mette un divieto alla possibilità del cambiamento, una voce che impone: "Questo non si dice, questo non si discute, questo è così e DEVE restare così".
Sottolineo il verbo "dovere" perché è considerato il principio stesso del disturbo dalla Terapia Razional-Emotiva: la persona che mette questo tipo di paletti alla sua vita, ne viene totalmente inceppato.
E' interessante anche che lei scriva: "Tornando al discorso psicologa, io non ho fatto alcun riferimento alle cose dette da lei". Perché avrebbe dovuto? Desiderava farlo?
Io le avevo indicato, non nella psicologa ma nelle cose che scrive in seguito lei stesso, la causa del mancato successo del trattamento: "che sia colpa del poco tempo o della difficoltà a tirare fuori ciò che è ancorato nel profondo o entrambi io questo non lo so".
A me sembra che in parte lo sappia. Si permetta di cambiare, finché è giovane e padrone di sé stesso, quello che non va.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#6]
dopo
Utente
Utente
Il senso del mio messaggio era che non davo la colpa ne alla psicologa ne al lavoro fatto ne al tempo speso per la mancanza di risultati perché mi era sembrato che questa cosa fosse stata fraintesa . Siccome è comune spesso colpevolizzare la psicologa o il percorso fatto o il tempo speso per giustificare un fallimento o un risultato poco soddisfacente ci tenevo a sottolineare che non era il mio pensiero. Comunque grazie per la sua gentile attenzione

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