Ateromasia femorale: cosa significa e perché non è stata segnalata?

Buongiorno gentilissimi dottori, grazie per il servizio che svolgete.


Ho quasi 59 anni.
Di recente sono stato sottoposto ad intervento laser per ipertrofia prostatica con successiva embolizzazione delle arterie.
Tutto a posto, problema risolto.


Nella descrizione dell'intervento di embolizzazione, visualizzato nella cartella clinica, il radiologo ha scritto:

"Dopo la puntura della femorale comune destra, un po' difficoltosa per uno spesso pannicolo e per una discreta ateromasia, si procede direttamente al cateterismo selettivo dell'arteria ipogastrica di sinistra e ad alcune angiografie per valutare l'anatomia e l'emergenza dell'arteria prostatica di tale lato.
"
Segue poi descrizione dell'intervento...

Conclusioni: procedura tecnicamente riuscita.
Complicanze: nessuna.


Quello che mi preoccupa è la "discreta ateromasia" della femorale.

Cosa avrà realmente visto il radiologo?

Necessariamente placche o forse semplicemente un inizio di "irregolarità" delle pareti del vaso?

Se avesse visto delle placche, come mai non sono state segnalate nel referto?


Ringrazio per l'attenzione e porgo distinti saluti.
Dr. Pierluigi Giordano Radiologo, Radiologo interventista 196 5
Buongiorno, egregio paziente, dal referto si legge che la puntura femorale è risultata difficoltosa per lo spessore del tessuto adiposo che rende il bersaglio da pungere, cioè l'arteria femorale comune, più distante. Probabilmente il Radiologo Interventista, avrà incontrato una placca calcifica sulla parete dell'arteria con conseguente ulteriore complicazione della manovra. A tal proposito, non necessariamente l'eventuale placca deve essere molto estesa per rendere la manovra più complessa in quanto se, per pura casualità, tale placca è piccola ma posizionata proprio nel punto della parete dell'arteria in cui l'ago deve entrare, questa si comporterà come una barriera che ostacola l'ingresso dell'ago nel lume dell'arteria; tale condizione obbligherà il radiologo interventista a pungere l'arteria un po' più a monte o più a valle rispetto alla placca calcifica; per pungere l'arteria in altra sede è necessario arretrare di un po' l'ago, cambiare direzione e avanzare con la nuova inclinazione, manovra non sempre facile. L'ateromasia non è stata menzionata nel referto in quanto l'angiografia è stata eseguita con altre finalità e non è stata mirata alla valutazione vascolare; per tale motivo non può essere adeguatamente accurata per lo scopo. Qualora lo volesse, per fugare ogni dubbio, potrebbe sottoporsi ad ecocolordoppler dei vasi arteriosi degli arti inferiori, che le consentirà uno studio più adeguato di eventuale ateromasia. Se posso permettermi di suggerirle un approccio più utile per la sua salute globale, approfitti di questo episodio per concentrarsi maggiormente sulle abitudini che preservano le arterie, abbandonando gli elementi che le danneggiano. Ad esempio, qualora lei sia un fumatore, sarà un'ottima idea quella di concentrare le proprie energie sullo smettere di fumare; le arterie inoltre sono danneggiate dalle bevande alcoliche, dai grassi saturi (quelli della carne e formaggi). In fine, ma non per importanza, l'attività fisica aerobica praticata regolarmente aiuta a ritardare i processi aterosclerotici, perchè consente di ridurre il tessuto adiposo, ridurre la pressione arteriosa, ridurre la glicemia a digiuno; in sostanza ridurre i fattori di rischio cardiovascolari (ed oncologici). La saluto cordialmente e le auguro un buon 2026.

Dottor Pierluigi Giordano

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Buongiorno dr. Giordano, grazie per la precisa ed articolata risposta.

Credo che il Radiologo Interventista oltre ad aver "sentito" abbia anche "visto" qualcosa, magari una volta che il liquido di contrasto era presente.

Oppure sbaglio?

Ovvio, la procedura in questione non aveva uno scopo di "studio vascolare", ma se ci fosse stato qualcosa di importante non avrebbe comunque dovuto segnalarlo meglio piuttosto che scrivere in modo un po' vago solo "discreta ateromasia"?

Magari ha visto/sentito il vaso un po' più rigido e frastagliato, non più del tutto "nuovo", senza necessariamente già la presenza di placche conclamate.
È un'ipotesi corretta anche questa?

Certo, per fugare ogni dubbio dovrei fare l'esame da lei consigliato, anche se, appunto, penso che in caso di situazione clinicamente significativa la cosa sarebbe comunque stata segnalata diversamente ma forse mi sbaglio io.

La ringrazio nuovamente per avere ancora la pazienza di rispondermi. Buon anno anche a lei.
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