Odore urina ureterocutaneostomia

Buonasera Dottori,
Scrivo per mio padre, portatore di derivazione urinaria con stomia a seguito di pregressa patologia urologica complessa.
Da tempo notiamo che, dopo la sostituzione del presidio, l'urina tende progressivamente a sviluppare un odore molto intenso e sgradevole.
Attualmente siamo a circa 10 giorni dall'ultima sostituzione e il problema si sta ripresentando.
Preciso che al momento non sono presenti febbre, brividi, dolore lombare, malessere generale o altri segni evidenti di infezione urinaria.
La diuresi è conservata e il presidio appare funzionante.
Il dubbio riguarda l'origine di questo odore: può essere una condizione relativamente frequente nei pazienti portatori di derivazione urinaria, legata alla colonizzazione batterica cronica o alla formazione di biofilm sul presidio, oppure è un segnale che merita sempre approfondimenti specifici?
Inoltre, considerato che recentemente l'intervallo tra le sostituzioni del presidio è stato esteso fino a circa 2 mesi e mezzo, potrebbe esserci una correlazione tra il prolungamento dei tempi di sostituzione e la comparsa precoce dell'odore?
In una situazione del genere, è più corretto rivolgersi prioritariamente all'urologo oppure allo stomaterapista?
Sarebbe opportuno eseguire periodicamente esame urine e urinocoltura anche in assenza di sintomi sistemici?
Infine, esistono accorgimenti pratici o strategie generalmente utilizzate per ridurre l'odore dell'urina e migliorare la qualità di vita di questi pazienti?
Ringrazio anticipatamente chi vorrà fornire un parere.
Dr. Paolo Piana Urologo 51.6k 2.1k
Nella urostomia cutanea diretta (uretero-cutaneo-stomia) l'infezione urinaria è costante ed inevitabile, essendo la via urinaria a diretto contatto con l'ambiente esterno che non può essere sterile. Per questo motivo, questo tipo di derivazione urinaria viene eseguita solo quando la situazione generale non permette di realizzare derivazioni più complesse (trans-intestinali) che, pur non risolvendo completamente il problema, lo rendono meno impattante. La presenza di batteri, talora in carica elevatissima, anche non causando sempre segni e sintomi generalizzati (es. febbre) è in grado di causare modificazioni dell'urina, in particolare nell'odore, che varia a seconda del tipo di micro-organismo, dal fecale, al marcescente, all'ammoniacale. L'utilizzo di antibiotici è inutile, poiché l'eventuale sterilizzazione dell'urina sarebbe solo assolutamente temporanea, permanendo il contatto diretto con l'ambiente esterno ed i batteri che lo popolano. Anzi, l'antibiotico a lungo andare tenderebbe a selezionare batteri sempre più resistenti. L'antibiotico si usa pertanto solo quando vi sono febbre od altre evidenti complicazioni. Per il resto, bisogna accettare il compromesso e ricorrere a provvedimenti palliativi di carattere generale, tra cui:
- mantenere le urine sempre molto diluite, assumendo molti liquidi, acqua, bevande, cibi acquaosi, soprattutto nella stagione calda;
- sostituire più frequentemente le protesi della stomia (wiruthan o mono-j che sia).
In effetti forse due mesi e mezzo sono troppi.

Paolo Piana
Medico Chirurgo - Specialista in Urologia
Trattamento integrato della Calcolosi Urinaria
https://paolopianaurologo.it/

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Dottore,

innanzitutto La ringrazio per la risposta e Le chiedo scusa se la mia domanda può apparire banale.
È vero: si potrebbe pensare che una persona portatrice di derivazione urinaria abbia problematiche ben più importanti da affrontare e che l'odore delle urine passi inevitabilmente in secondo piano. In parte ha ragione, probabilmente lo penserei anch'io.
Tuttavia, da caregiver che cerca di garantire al proprio assistito una qualità di vita il più possibile normale, questo rappresenta per noi una problematica concreta. Può sembrare una sciocchezza, ma nella sua condizione di paraplegico anche riuscire ad uscire per mangiare una pizza o trascorrere qualche ora fuori casa ha un grande valore. Spesso, però, rinuncia perché si sente a disagio e umiliato dalla presenza di questo odore persistente di urina.

Ci tengo inoltre a precisare che ci è perfettamente chiaro come la terapia antibiotica debba essere utilizzata esclusivamente quando vi sia una reale indicazione clinica. Anzi, dopo il lungo percorso affrontato con il reparto di Malattie Infettive che lo segue ambulatorialmente e con il quale abbiamo un contatto diretto, abbiamo imparato a considerare l'antibiotico come una risorsa preziosa da preservare per i momenti di effettiva necessità.

Leggendo la Sua risposta, ho compreso che le principali armi a nostra disposizione sono sostanzialmente di tipo "meccanico": mantenere le urine ben diluite (fortunosamente non scende quasi mai sotto i 2 litri di assunzione giornaliera di liquidi) e valutare eventualmente una maggiore frequenza nella sostituzione dei tutori mono-J.

A questo proposito, vorrei chiederLe un parere sui lavaggi dei tutori. Ho raccolto opinioni piuttosto discordanti. Alcuni sostengono che possano essere utili per mantenere la pervietà del dispositivo; altri, tra cui l'infermiere che lo segue a domicilio, sono piuttosto contrari, sostenendo che in presenza di urine torbide o purulente si rischi di spingere materiale potenzialmente infetto verso l'alto. Secondo loro il lavaggio dovrebbe essere riservato esclusivamente ai casi in cui vi sia il sospetto di un'ostruzione del cateterino.

Le confesso inoltre che attualmente non abbiamo un vero e proprio urologo di riferimento. Il centro presso cui vengono eseguite periodicamente le sostituzioni dei mono-J non coincide con quello che ha eseguito l'intervento. Con il chirurgo che ha confezionato la derivazione urinaria abbiamo perso i contatti per una scelta del paziente e, in ogni caso, non avevamo ricevuto indicazioni particolarmente dettagliate sulla gestione a lungo termine.

Il centro che esegue i cambi dei mono-J è sempre molto disponibile, ma trattandosi di una prestazione ambulatoriale tecnica spesso non c'è il tempo o il contesto per affrontare in modo approfondito questi aspetti. Probabilmente sono io stesso a farmi qualche scrupolo nel porre troppe domande, non volendo sottrarre tempo all'attività ambulatoriale.

Per questo Le chiedo: ritiene opportuno programmare una visita urologica dedicata per discutere in maniera strutturata la gestione della derivazione urinaria? E, nella Sua esperienza, avere un urologo di riferimento che segua stabilmente questi pazienti è un elemento importante?

La ringrazio nuovamente per il tempo che mi ha dedicato
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